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Riflettori
accesi sugli analytics, che escono dai laboratori degli specialisti
per integrarsi con i processi operativi e diventare leva di ottimizzazione
e di vantaggio competitivo.
Milano, 27 maggio 2008.
Come ricavare dalla massa dei dati disponibili modelli previsivi
utili al processo
decisionale? Quale correlazione esiste tra modelli logico-matematici
e successo di mercato? E ancora quali analytics applicare nelle singole
aree funzionali dell’azienda? È questo il nucleo tematico
che, nelle sue innumerevoli declinazioni, ha caratterizzato il convegno “Business
Intelligence mαtemαticα”.
Un evento che
ha riunito analisti, docenti, operatori ed esponenti del mondo economico
e imprenditoriale italiano per approfondire i contorni, le applicazioni
e gli esiti delle più avanzate metodologie
analitiche e predittive.
Una questione di stretta attualità, a giudicare dall’interesse
e dal coinvolgimento del folto pubblico.
L’opinione
degli analisti
Aprono i lavori le dichiarazioni video di numerosi esperti internazionali,
concordi nell’affermare che nel mondo attuale, caratterizzato da un alto
tasso di turbolenza e di precarietà, quello che conta è la capacità prospettica
di anticipare il futuro. E mentre Tom Davenport, co-autore
di Competing on Analytics, sottolinea che l’impiego sistematico
delle tecniche statistiche e analitiche è l’unica leva per raggiungere
l’eccellenza, Henry Morris di IDC afferma che gli analytics
stanno uscendo dai laboratori degli specialisti per diventare strumenti direzionali
volti a ridurre i costi e a incrementare i ricavi.
L’unicità della
proposta SAS
Queste considerazioni fanno da introduzione, e in un certo senso
da sfondo, all’intervento di Carlo Grandi,
Amministratore Delegato di SAS Italia. “La novità – afferma Carlo Grandi – è oggi
costituita non tanto dagli analytics in sé quanto dalla loro applicazione
ai processi aziendali. Occorre cioè che i risultati dei modelli vadano
ad integrarsi con le attività operazionali quotidiane dell’azienda.
E per raggiungere questo obiettivo occorre il concorso concomitante di numerosi
fattori, dalla robustezza degli algoritmi alla capacità di gestire centinaia
di modelli predittivi, fino alla disponibilità di una piattaforma integrata”.
Scaturisce da qui l’unicità della proposta di SAS: “La nostra
unicità consiste non solo nel proporre la gamma più ampia, completa
e sofisticata di analytics oggi disponibile sul mercato, il che del resto ci è riconosciuto
da importanti società di ricerca come Gartner. Ma anche, e soprattutto,
nell’integrare le funzioni analitiche in una piattaforma capace di coprire
l’intero processo di produzione dell’intelligence, dal data management
alla data integration, dal warehousing allo storage, dagli analytics al reporting.
Ed è questa piattaforma enterprise che consente di fare il salto di
qualità e di passare da un utilizzo specialistico degli analytics a
uno integrato con le attività produttive.”
Il valore degli analytics
per la Pianificazione e il Risk Management
Tocca agli specialisti SAS illustrare, con l’esemplificazione di numerosi
casi di studio, il valore aggiunto che gli analytics sono in grado di recare
nelle singole aree funzionali dell’azienda. Secondo Francesco
Consolati, Business Developer Financial Intelligence, le attività si
simulazione, goal-seeking e ottimizzazione tipiche della Pianificazione e Controllo
sono impensabili senza il sostegno delle tecniche predittive e analitiche a
causa della quantità e della complessità delle variabili in gioco: “Solo
gli analytics permettono di identificare in anticipo gli scostamenti rispetto
ai target in modo da decidere le azioni correttive, pianificare la produzione
e le attività in rapporto all’andamento del mercato, ampliare
l’orizzonte temporale delle previsioni e migliorare il processo di definizione
degli obiettivi”. Anselmo Marmonti, Business Developer
Manager Risk Italia, evidenzia il valore delle tecniche di data mining, ottimizzazione
e forecasting per la valutazione del rischio nelle banche e nelle assicurazioni,
dalla stima dei modelli PD e LGD nel calcolo del capitale regolamentare alla
determinazione delle tariffe in base agli effettivi indici di rischiosità,
dall’allocazione delle garanzie per minimizzare il requisito di capitale
alla stima del portafoglio efficiente in base alla combinazione rischio-rendimento,
fino alla previsione dei componenti di rischio in rapporto a fattori macroeconomici
come il prezzo del petrolio e la dinamica del Pil.
Customer Intelligence,
supply chain e Risorse Umane
Alessandro Cobelli, Business Developer Manager
Customer Intelligence, afferma che “la disponibilità sul front
end degli indicatori analitici, in quella che viene chiamata BI in
tempo reale, permette all’azienda di ottimizzare il dialogo
con il cliente”, mentre l’applicazione delle tecniche
analitiche e degli algoritmi previsionali ottimizza la pianificazione
commerciale e l’efficienza complessiva del marketing.
Sergio Motta,
Sales Support Manager, evidenzia come il supporto delle funzioni analitiche
risulti fondamentale
per governare i processi chiave della supply chain: applicazione del
data mining e text mining nelle garanzie per prevenire le frodi e diminuire
la difettosità dei prodotti, algoritmi di ottimizzazione per
definire il livello ottimale del magazzino, forecasting analitico per
la previsione della domanda. Helenio Guiducci, Business
Developer HCM Solutions, illustra l’applicazione degli analytics
nell’area delle Risorse Umane per la gestione del turnover (calcolo
della probabilità di fuoriuscita e stima dell’organico
pensionabile), l’analisi dei costi di trasferta (per monitorare
i trend di spesa e individuare eventuali anomalie) e la pianificazione
degli organici (per ottimizzare l’allocazione delle risorse sulle
attività correnti, massimizzando il livello di competenza).
Il
mondo dell’Università e
della Ricerca
La competenza acquisita da SAS nell’area degli analytics deriva anche
dal rapporto costante con il mondo dell’Università e della Ricerca,
qui rappresentato dagli esponenti di alcuni prestigiosi Atenei. I quali, nel
corso del dibattito moderato da Chiara Lupi, Direttore Editoriale
del Gruppo Este, offrono il loro personale contributo sulle problematiche correlate
con gli analytics. Carlo Vercellis, Professore di Business
Intelligenze e Ottimizzazione presso il Politecnico di Milano, ravvisa proprio
negli analytics l’elemento che contraddistingue una Business Intelligence “passiva”,
che facilita l’accesso ai dati ma si limita a offrire una vista logica
dell’esistente, da una BI “attiva”, che trasforma i dati
in conoscenza e permette all’azienda di acquisire il differenziale per
competere con successo. Furio Camillo, Professore di Statistica
Aziendale presso l’Università di Bologna, sottolinea come la forte
attenzione attuale per il micro-dato, cioè per la misura riferita alla
specificità del singolo individuo, determini un’evoluzione delle
tecniche statistiche: “Emerge con forza il tema della qualità del
dato, o meglio della qualità del processo che trasforma il dato disponibile
(tipicamente di tipo operazionale) in dato statistico, anche con l’integrazione
di dati provenienti dall’esterno”.
Dalla cultura alla conoscenza
Per parte sua, Mauro Bello, Professore di Organizzazione
dei Sistemi Informativi presso l’Università Cattolica di Milano, analizza
gli impatti della BI analitica sull’azienda in termini di cultura (“l’informazione
non viene più considerata proprietà personale dei singoli”),
processi (“le nuove conoscenze alimentano anche i sistemi transazionali
e migliorano i processi”), organizzazione (nascono nuove unità di
business e nuove figure professionali) e competenza (“i ruoli tradizionali,
come quelli degli addetti allo sportello o al call center, evolvono e assumono
anche un aspetto proattivo e decisionale”). Paolo Mariani,
Professore Associato di Statistica Aziendale e Analisi di Mercato presso l’Università di
Milano Bicocca, dopo aver sottolineato il ruolo dell’Università come
ponte tra ricerca/cultura e conoscenza/applicazione, evidenzia l’accresciuta
consapevolezza da parte delle aziende circa l’importanza delle analisi
statistiche: “Lo dimostra, tra l’altro, il fatto che il 98% dei
laureati in statistica trova un’occupazione entro sei mesi dalla laurea,
segno che le aziende hanno deciso di investire fortemente nell’area dell’analisi
dei dati a fini decisionali.”
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