Chi ha paura della digital transformation?

I protagonisti di Analytics Experience 2016 ci raccontano che i dati disegnano la nuova geografia del mondo e gli analytics sono la bussola per orientarsi. E, secondo David Shing, le emozioni avranno sempre più un ruolo centrale.

La parola più abusata del 2016 è “disruption”. Basta parlare di innovazione come se fosse una parola magica e basta parlare di Millennials come se fossero una categoria umana omogenea, tutti uguali, tutti con gli stessi bisogni e tutti votati a una sola causa a una sola idea.

Ogni rivoluzione tecnologica ha avuto i suoi “nativi digitali”. A lanciare quella che è tutt’altro che una provocazione, David Shing, Digital Prophet di AOL che ha ispirato, entusiasmato e sparigliato la platea internazionale di SAS Analytics Experience 2016. Il filo conduttore di tutto l’evento è stato la digital transformation declinata nei suoi quattro paradigmi Social, Mobile, Analytics & Big Data e Cloud. In una parola SMAC. Tutte le aziende in qualche modo sono aziende sempre più “SMAC”. Marketing analitico, machine learning, open source, IoT, cognitive computing e intelligenza artificiale sono gli elementi del cambiamento.

Non c’è azienda che non sia impegnata, con i suoi tempi e le sue modalità, nella digitalizzazione dei suoi processi di business per ridefinire l’esperienza dei clienti, gestire i dati come forti elementi di differenziazione e creare nuovi modelli di business.

“Gli analytics non sono solo uno strumento a disposizione del marketing ma uno dei driver della digital transformation. Perché, non si tratta più di collezionare dati, ma di ottenere valore dal loro uso per trasformare il mondo in un posto migliore” – ha detto Randy Guard, Executive Vice President and Chief Marketing Officer SAS.

Gli analytics guidano la digital transformation. Perché, non si tratta più di collezionare dati, ma di ottenere valore per trasformare il mondo in un posto migliore. - Randy Guard -

La nuova normalità

L’innovazione è normalità, fa funzionare meglio le imprese, le più competitive e capaci di reagire ai cambiamenti del mercato. L’innovazione però è anche caotica. È progressiva e discontinua a tempo stesso. Trasforma e ci trasforma. Così alcune aziende spariscono, altre diventano il peggior nemico di se stesse, altre ancora decidono di diventare fornitori di qualcun altro. “L’unica cosa che non si può fare è far finta di niente” – ha messo in guardia David Shing.
Occorre fare un salto che non è solo tecnologico ma culturale. Si tratta di un processo che stravolge abitudini consolidate nel tempo, che cambia radicalmente il concetto di problem solving, di rappresentanza e di responsabilità, che innova il modo di lavorare e di produrre, rivoluzionando la gestione di risorse e regole.

Nessuna separazione tra realtà fisica e virtuale

La digital transformation si estende in modo sempre più capillare con la diffusione degli smartphone, delle applicazioni, dei sensori sempre più intelligenti collegati tra loro, dell’intelligenza artificiale e dell’apprendimento automatico, delle infrastrutture cloud sempre più estese.

Il futuro degli analitycs è Open, Cloud, Unified e Powerful. Ovunque ci siano dati, là dovrebbero esserci strumenti analitici, persino sulla superficie dei sensori IoT.
- Oliver Schabenberge -

“Per la prima volta nella storia – ha detto Oliver Schabenberger, Executive Vice President e nuovo Chief Technology Officer SAS – le macchine non solo dialogano tra loro ma sono in grado di interagire con noi, cambiando la nostra vita attraverso un linguaggio sempre più naturale, ridefinendo i concetti di comunità e società, centro e periferia, locale e globale.
Il futuro degli analitycs è Open, Cloud, Unified e Powerful. Stiamo passando dal modello classico di Machine Learning a uno più moderno che impara acquisendo le competenze necessarie. Ovunque ci siano dati, là dovrebbero esserci anche strumenti analitici, persino sulla superficie dei sensori IoT”.

La collaborazione rompe le regole

La collaborazione è un altro fenomeno di rottura che sta producendo effetti nuovi abbattendo molte separazioni, facilitando le sinergie tra professionalità e saperi diversi, accorciando le distanze sui mercati e creando relazioni inedite tra i grandi vendor e partner. L’open source è sempre più al centro di questa rivoluzione come ha messo in evidenza Jim Zemlin, Executive Director di The Linux Foundation.
Parlare lo stesso linguaggio significa essere liberi di innovare e rivoluzionare la collaborazione tra sviluppatori, fornitori e utenti. L’economia digitale per funzionare, ed essere sostenibile, ci chiede in cambio rispetto delle regole e trasparenza. Sapere e non agire significa accettare la responsabilità delle conseguenze” – ha detto Carl Farrell, Executive Vice President & Chief Revenue Officer SAS.

L’economia digitale per funzionare ci chiede in cambio rispetto delle regole e trasparenza. Sapere e non agire significa accettare la responsabilità delle conseguenze. - Carl Ferrell -

La collaborazione rompe le regole

La collaborazione è un altro fenomeno di rottura che sta producendo effetti nuovi abbattendo molte separazioni, facilitando le sinergie tra professionalità e saperi diversi, accorciando le distanze sui mercati e creando relazioni inedite tra i grandi vendor e partner. L’open source è sempre più al centro di questa rivoluzione come ha messo in evidenza Jim Zemlin, Executive Director di The Linux Foundation.
Parlare lo stesso linguaggio significa essere liberi di innovare e rivoluzionare la collaborazione tra sviluppatori, fornitori e utenti. L’economia digitale per funzionare, ed essere sostenibile, ci chiede in cambio rispetto delle regole e trasparenza. Sapere e non agire significa accettare la responsabilità delle conseguenze” – ha detto Carl Farrell, Executive Vice President & Chief Revenue Officer SAS.

Una nuova combinazione di saperi

Il futuro ha bisogno di una nuova energia: una combinazione di sapere scientifico, tecnologia, ingegneria, arte e manifattura. Come l’auto elettrica connessa che si guida da sola e che “rivoluzionerà la mobilità e anche l’industria delle assicurazioni e dei combustibili” – ha detto Tamara Dull, Director of Emerging Technologies SAS. Finalmente siamo più consapevoli del fatto che i dati che ci lasciamo dietro sono l’impronta digitale della nostra digital life. Le previsioni sull’IoT sono state riviste più volte e continueranno a esserlo nel futuro. Nel 1999, Kevin Ashton ha coniato l’espressine Internet of Things, che cosa abbiamo imparato da allora? “Che l’efficienza dei processi è il primo obiettivo da raggiungere e che lo sviluppo di un progetto IoT non è per i deboli di cuore. Per avere successo, è necessario impostare il processo di business prima e poi pensare alla soluzione da adottare”.

Aumentare la conoscenza umana

I progetti hanno bisogno di talento e competenze. “Le macchine – ha detto Fritz Lehman, Executive Vice President and Chief Customer Officer SAS – non sostituiranno la conoscenza umana, ma la potenzieranno”.

Marketing analitico, machine learning, open source, IoT, cognitive computing e intelligenza artificiale sono gli elementi del cambiamento.
- Fritz Lehman -

Le imprese devono assicurarsi risorse versatili, capaci di comunicare a diversi livelli, che amano rendersi la vita scomoda, che sono sempre alla ricerca e che hanno fame di cose nuove. L’automazione e l’intelligenza artificiale permettono di raggiungere grandi livelli di personalizzazione. Gli analytics migliorano la custormer experience, perché forniscono quantità enormi di informazioni di ogni tipo che prima non era possibile processare e che consentono di entrare in contatto diretto con il cliente, comprendendo le sue esigenze e prevedendo cambiamenti futuri.

L’effetto farfalla e la legge di Murphy

Gli analytics mostreranno quello che vuole veramente il consumatore, il cliente finale. Ma occorre fare attenzione anche ai piccoli segnali perché generano ondate difficili da prevedere.
Come l’effetto del battito delle ali di una farfalla che è in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo, come ha raccontato Jon Briggs, broadcast journalist per BBC e ITN.
E se l’effetto farfalla richiama la teoria del caos, il fattore imprevisto, per la legge dei grandi numeri, richiama l’assioma di Murphy. Perché niente è facile come sembra e tutto richiede più tempo di quanto si pensi. La questione è che tanto più le imprese confidano in ciò che sanno, tanto più rischiano di essere impreparate a fronteggiare eventi negativi che non erano stati presi in considerazione. E questo perché si finisce per cercare solo ciò che si conosce e non si è in grado di esplorare le correlazioni nascoste tra i dati.

Dall’IoT all’Internet of Emotion

L’intelligenza artificiale diventerà una parte essenziale del modo in cui i marchi creano relazioni con i clienti. Sono la via per scoprire la relazione tra i dati e i fatti, perché tutti i dati raccontano una storia. Grazie all’automazione dei processi di monitoraggio e di analisi possiamo raggiungere la persona giusta al momento giusto nel posto giusto, milioni di volte al giorno. Tutto, però, cade a pezzi, senza creatività. E quando non ci accorgeremo più se dall’altra parte c’è una macchina che ci risponde, la transizione tra umano e artificiale sarà completa. Del resto, siamo quello che sentiamo. “Dobbiamo passare dall’Internet of Things all’Internet of Emotion” – ha spiegato Shing. “Perché dietro milioni di dispositivi connessi ci sono le persone con le loro emozioni. I modelli di business vanno cambiati ma ciò che va radicalmente riformato è l’approccio al cliente di molte aziende. E non è sufficiente ri-mescolare le cose. Bisogna capovolgerle e inventarle daccapo”.


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David Shing

David Shing
Digital Prophet di AOL

Randy Guard

Randy Guard
Executive Vice President and Chief Marketing Officer SAS

Oliver Schabenberger

Oliver Schabenberger
Executive Vice President and Chief Technology Officer SAS

Tamara Dull

Tamara Dull
Director of Emerging Technologies SAS

Fritz Lehman

Fritz Lehman
Executive Vice President and Chief Customer Officer SAS

Articolo tratto da

itasascom

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