Cosa succede quando matematica e Intelligenza Artificiale “sconvolgono” le nostre vite?

Non avremo un mondo completamente guidato dagli algoritmi, il valore dell’essere umano avrà sempre un peso importante ma l’intelligenza artificiale sarà sempre più “parte di noi”

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Intervista a:
Hannah Fry, Matematica e Docente presso il Centro per l’Analisi Spaziale Avanzata, University College di Londra

Hannah Fry at SAS Forum Milan 2018

La matematica può spiegare il successo di una relazione sentimentale e anche predire un divorzio. Può migliorare le previsioni meteo aiutando le persone a non finire vittime di uragani e inondazioni, può migliorare la prevenzione delle malattie e rendere più efficaci le cure contro il cancro.

Non c’è ambito nel quale la matematica non possa dare una risposta.
Oggi ancor di più grazie all’AI. Ma l’uomo avrà sempre il suo posto di valore nel mondo.

In occasione dell’evento Analytics Experience di Amsterdam dello scorso novembre, Hannah Fry, giovane scienziata britannica, ha spiegato come e perché la matematica può essere applicata alle “questioni di cuore” e ha affrontato il delicato tema della relazione degli esseri umani con le nuove tecnologie, in particolare con l’AI.

Classe 1984, professoressa di “Mathematics of Cities” presso il Centre for Advanced Spatial Analysis dell’UCL (University College London), Hannah Fry studia gli schemi dei comportamenti umani come le relazioni, gli incontri, gli appuntamenti per analizzare e capire il nesso con la scienza dei numeri; in altre parole, per analizzare e raccontare come la matematica possa essere applicata, e spiegare le relazioni sentimentali.

L’AI sembra promettere una conoscenza reale dei comportamenti umani.

Oggi come non mai è diventato facile scoprire i modelli, gli schemi (e i perché) dei comportamenti umani. Le nuove tecnologie come il machine learning e l’AI hanno reso le analisi predittive “possibili ed accessibili”. Vedo le persone provare a fare previsioni sui comportamenti umani in qualsiasi contesto, persino per supportare un giudice degli Stati Uniti nella delicata decisione sulla concessione o meno del rilascio su cauzione di un indagato.

Non c’è ambito nel quale la matematica non possa dare una risposta. Oggi ancor di più grazie all’AI. Ma l’uomo avrà sempre il suo posto di valore nel mondo.

Verso una società guidata dagli algoritmi?

Anche se la tecnologia ci offre infinite possibilità, credoche alcune decisioni debbano essere lasciate al libero giudizio delle persone. La discussione che dovremmo oggi portare ai “tavoli” della società internazionale riguarda il “cosa e fin dove” vogliamo estendere il potere degli algoritmi di determinare scelte e azioni e cosa invece dovremmo lasciare al naturale comportamento umano.

Vogliamo davvero affidare il nostro futuro agli algoritmi? È una riflessione importante e doverosa, così come dev’esserlo la consapevolezza del fatto che non potremo mai prevedere tutto ed esattamente al 100%. È anche vero che sono questioni alle quali non è possibile rispondere con semplici “si” o “no”. Andrebbero analizzati i singoli casi e compresi gli impatti che certi modelli algoritmici potrebbero avere sulle persone. In Cina, per esempio, stanno utilizzando le tecnologie di riconoscimento facciale per impedire alle persone di utilizzare troppa carta igienica alle toilette. C’è un dispenser che eroga 150 centimetri di carta igienica a persona e blocca la fornitura se nota che la medesima persona rientra nella toilette nei 9 minuti successivi al primo ingresso. Se un sistema come questo fallisce, tutto sommato, non succede nulla di grave.

Ma pensiamo al settore sanitario: una decisione sbagliata che impatti può avere? Potrebbe addirittura rappresentare un problema di vita o di morte, letteralmente! Un algoritmo è in grado di prevedere con certezza assoluta che una prima forma di tumore esploderà al 100% in un cancro? E cosa succederà quando affidandosi alle decisioni di un algoritmo un medico dovesse scoprire di aver sbagliato le cure mediche date al paziente? Sono tutte questioni molto delicate che devono essere prese con la dovuta cautela, attenzione e considerazione.

L’AI prenderà il nostro posto sul lavoro?

È inevitabile che oltre alle “vibrazioni positive” l’intelligenza artificiale generi un po’ di paure nelle persone, soprattutto legate al mondo del lavoro. Sono certa che molte professioni che conosciamo oggi tra una decina d’anni non esisteranno più, ma molte persone stanno sottovalutando il valore del “tocco umano”.

Gli assistenti sociali non potranno mai essere completamente sostituiti da una macchina, così come non possono esserlo i giornalisti o lavori dove è richiesta creatività, originalità, empatia, ecc.

Cosa e fin dove vogliamo estendere il potere degli algoritmi di determinare scelte e azioni e cosa invece dovremmo lasciare al naturale comportamento umano?

L’AI può farci incontrare l’anima gemella?

Capire come funzionano le relazioni umane, perché ci piacciamo e sulla base di quali fattori è un tema affascinante cui da sempre l’uomo cera di dare spiegazioni oggettive e scientifiche. Oggi, non esistono dati, informazioni, conoscenza, tecniche o tecnologie in grado di dirci se una persona piacerà ad un’altra.

Tuttavia, sta diventando un po’ più semplice analizzare le reazioni umane: oggi possiamo studiare come una persona si comporta e risponde in funzione di un’altra persona, come reagisce. Questo potrebbe aprire interessanti opportunità sullo studio più avanzato delle relazioni umane, attraverso l’intelligenza artificiale.


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Hannah Fry

Hannah Fry

Hello World

Nel suo libro, Hannah Fry ci porta a scoprire il mondo degli algoritmi e di come si stanno “infiltrando” in ogni aspetto della nostra vita. L'autrice affronta anche il tema (e la domanda) della possibile linea di confine tra il “disordine umano” e un “confortevole e prevedibile” mondo guidato dai dati.

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"Being Human"

Articolo tratto da
Trend by itasascom
Speciale Artificial Intelligence

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