Innovation sparks
Cinque passi per rendere l’intelligenza artificiale un motore di valore pubblico
Di Andrea Covino, Sales Manager Public Sector - SAS
Tempo di lettura: 5 min
L’intelligenza artificiale non è più un orizzonte lontano per la pubblica amministrazione. È già qui, e sta ridefinendo il modo in cui le istituzioni pubbliche servono i cittadini. Dall’India agli Emirati Arabi Uniti, dall’Argentina a Singapore, le amministrazioni pubbliche stanno adottando chatbot, assistenti virtuali e sistemi predittivi per rendere i servizi più rapidi, inclusivi e personalizzati.
Negli Stati Uniti, il governo ha rilanciato la sua ambizione di leadership nell’IA (fonte); l’Unione Europea ha annunciato un fondo da 200 miliardi di euro per accelerare gli investimenti (fonte) il Regno Unito punta a raddoppiare la produttività in meno di cinque anni grazie all’intelligenza artificiale. È un segnale chiaro: l’IA è la leva per reinventare il modo in cui governi e cittadini interagiscono.
Ogni progetto di IA deve nascere da una visione chiara del valore. Non basta dire “vogliamo fare IA”, bisogna dimostrare come genererà benefici tangibili per cittadini, funzionari e decisori. Andrea Covino Sales Manager Public Sector SAS
Ma trasformare la visione in realtà non è semplice. Come sottolinea Economist Impact nel report “ Un nuovo futuro per la produttività del settore pubblico”, la distanza tra politiche sull’IA e implementazione concreta resta ampia. Ecco allora cinque passi fondamentali per avviare e far crescere un percorso di intelligenza artificiale sostenibile nel settore pubblico:
1. Costruire un business case credibile
Ogni progetto di IA deve nascere da una visione chiara del valore. Non basta dire “vogliamo fare IA”, bisogna dimostrare come genererà benefici tangibili per cittadini, funzionari e decisori.
Serve raccontare una storia di impatto, non un esperimento tecnico: dove e come l’IA potrà migliorare processi, ridurre tempi, aumentare equità e trasparenza. E serve anche avere il coraggio di evidenziare i rischi di non agire: i costi dell’inefficienza, della frammentazione e della perdita di fiducia.
2. Definire la propria "stella polare"
Ogni amministrazione dovrebbe chiedersi: qual è la domanda più importante a cui vogliamo che l’IA risponda?
Trovata questa “stella polare”, è possibile mappare obiettivi, strumenti, competenze e metriche. Senza questa chiarezza, l’IA rischia di restare un esercizio accademico. Occorre tradurre la strategia in metriche di successo, in processi di monitoraggio e in un piano di comunicazione trasparente che celebri i risultati e renda partecipi cittadini e stakeholder.
3. Trovare e formare le persone giuste
L’introduzione dell’IA cambia il modo di lavorare. Automatizza i compiti ripetitivi, libera tempo per attività di valore, ma richiede una nuova mentalità. Non tutti sono pronti al cambiamento: per questo è cruciale individuare i pionieri interni, persone curiose, pragmatiche, aperte all’innovazione, e sostenerle con percorsi di formazione, coaching e leadership digitale. L’IA non sostituisce il capitale umano: lo esalta, a patto che le persone vengano coinvolte, non travolte.
4. Mettere in ordine i dati
L’86% dei dipendenti pubblici intervistati da Economist Impact considera i silos organizzativi una delle principali barriere all’adozione dell’IA. Ma il problema non sono i silos in sé, sono i silos di dati. Senza condivisione, non esiste intelligenza artificiale efficace. Serve una governance che promuova l’interoperabilità, la qualità e la fiducia nei dati. Le amministrazioni devono costruire piattaforme sicure, aperte, in cui la condivisione sia la norma e non l’eccezione. Solo così si potranno addestrare modelli affidabili e sviluppare un ecosistema basato su evidenze, non su percezioni.
5. Partire in piccolo, crescere con fiducia
Ogni grande trasformazione inizia da un primo passo.
Nel caso dell’IA, significa puntare su successi immediati, progetti mirati, concreti, a basso rischio, che dimostrino rapidamente valore.
Il successo iniziale genera fiducia, sblocca nuove risorse, costruisce consenso politico e amministrativo.
Al contrario, partire con progetti troppo complessi può minare la credibilità dell’intero percorso. Meglio iniziare in modo incrementale, imparare, adattarsi, evolvere. La trasformazione più sostenibile è quella che cresce insieme alle persone che la vivono.
Una governance che trasforma la visione in realtà
In fondo, questi cinque passi hanno un filo conduttore: la governance.
Non solo come struttura di controllo, ma come architettura di fiducia che tiene insieme innovazione, etica e trasparenza.
Governare l’IA significa creare le condizioni perché la tecnologia migliori la vita delle persone, non le decisioni di pochi, ma l’esperienza di tutti.
La pubblica amministrazione del futuro sarà quella che saprà governare l’intelligenza artificiale con intelligenza umana: visione, ascolto e responsabilità.
Perché solo così l’IA potrà davvero rendere le istituzioni pubbliche più efficienti, più vicine, più eque, in una parola, più umane.
In questo nuovo paradigma dell’intelligenza artificiale, la vera sfida per il settore pubblico non è più solo raccogliere o analizzare dati, ma trasformarli in decisioni affidabili, tempestive e trasparenti. Per riuscirci, servono piattaforme che uniscano la potenza dell’IA alla solidità della governance e alla flessibilità del cloud. È qui che piattaforme come SAS Viya fanno la differenza: aperta, scalabile e integrabile che consente alle amministrazioni di gestire l’intero ciclo di vita dei dati e dei modelli, garantendo sicurezza, tracciabilità e interoperabilità.
Grazie alle potenzialità di SAS Viya di unire analytics, machine learning e gestione del rischio in un’unica piattaforma, gli enti pubblici possono passare da una logica reattiva a una visione predittiva, anticipando i bisogni dei cittadini e ottimizzando l’uso delle risorse. Questo approccio non solo accelera l’innovazione, ma crea fiducia: ogni decisione è supportata da dati verificabili, processi chiari e risultati misurabili.
18 novembre 2025
Articoli consigliati
-
Innovation SparksDall’osservazione dei macchinari alla modellazione avanzata dei fenomeni: l’analisi dei processi produttivi di KMEMonitoraggio dei processi, modellazione avanzata e tracciabilità della carbon footprint: come KME garantisce una sostenibilità misurabile lungo la supply chain.
-
Innovation SparksComputer vision per città più inclusiva: il progetto “data for good” del team RationenceIl racconto di come è nata l’idea di costruire uno strumento basato sulla computer vision capace di individuare automaticamente le barriere architettoniche nelle città.
-
Innovation SparksEsplorare il potenziale nascosto nei dati: il viaggio del team Intesa Sanpaolo al SAS HackathonIn questa intervista, il team di Intesa Sanpaolo che ha partecipato all’hackathon racconta come è nato il progetto, quali sfide ha incontrato, e come, dietro l’analisi dei dati, ci sia stata soprattutto un’esperienza umana e professionale di crescita condivisa.
-
Innovation SparksPrevedere il futuro delle promozioni nella GDO: il progetto di Axiante al SAS HackathonIntervista a Mirko Gubian, Global Demand Senior Manager, Stefano Brambilla, Application Architect e Jedina Xure, Data Scientist di Axiante.



