
Innovation sparks
“Azionabilità” dei dati per prendere decisioni utili e regalare emozioni ai consumatori. Ecco cosa c’è nel futuro del Retail
Intervista a Deris Gil Martinez, Group Business Process & Information Technology Director di Oberalp Spa
e Antonio Zanfino, Account Executive di SAS per i mercati Retail, Luxury, Grocery
Tempo di lettura: 5 min
Nell’enorme quantità di dati disponibili oggi, soprattutto nei diversi ambiti del settore Retail, non solo è di fondamentale importanza trovare il dato “giusto” ma renderlo anche “azionabile”, cioè tradurlo in informazioni efficaci e di valore per le decisioni e le strategie aziendali. Per capire come si vince, oggi, questa sfida, abbiamo incontrato Deris Gil Martinez, Group Business Process & Information Technology Director di Oberalp, con alle spalle una pluriennale esperienza anche nel furbishing (in Leroy Merlin Italia), e nella GDO (in Iper, La Grande i). A condividere alcune riflessioni sul futuro del retail e il valore dei dati e delle tecnologie per la loro analisi e “azionabilità”, anche Antonio Zanfino, Account Executive di SAS per i mercati Retail, Luxury, Grocery.
Il settore Retail è molto vasto e ingloba tante tipologie di aziende differenti. In base alla tua esperienza, c’è una visione comune o un elemento che le accomuna?
Deris Gil Martinez: Credo che l’elemento di comunanza sia la ricerca continua dell’emozione, quella che riescono a suscitare i marchi nei propri clienti. Suscitare emozioni significa instaurare relazioni, innescare un meccanismo di fiducia che alimenta l’ingaggio e la fidelizzazione.
In Oberalp, per esempio, vogliamo entusiasmare le persone, farle “innamorare” della montagna attraverso marchi riconosciuti, eleganti, dinamici e innovativi.
Noi esseri umani siamo emozionali. Ci appassioniamo a un brand quando questo rispecchia i nostri valori e ci aiuta a renderli pubblici. Naturalmente il prodotto deve rispecchiare tali valori, ma di un prodotto ci si infatua, di un marchio, invece, ci si può innamorare.
Nel Retail (ma sono certa che valga per qualsiasi altro settore) non si tratta di raggiungere il consumatore soltanto con un prodotto e le sue funzionalità. Si tratta di raccontare autenticamente ai consumatori il tipo di azienda che si è e in cosa si crede. I brand devono comunicare chiaramente quali sono i propri valori per consentire ai consumatori di capire se si rispecchierà in essi. Ed è proprio per questo che poi compreranno i prodotti: perché contengono emozioni, non solo funzionalità. Nel Retail vincerà chi sarà capace di emozionare.
DERIS GIL MARTINEZ
Group Business Process & Information Technology Director
Oberalp Spa
ANTONIO ZANFINO
Account Executive per i mercati Retail, Luxury, Grocery
SAS
Regalare emozioni traducendo tale “missione” in una strategia aziendale implica una capacità intrinseca di conoscere i propri clienti e di intercettare esigenze, bisogni e aspettative dei consumatori.
Antonio Zanfino: Oggi ad avere successo sono i brand capaci di stabilire una relazione stabile e di fiducia, attraverso le emozioni, con i consumatori. Per capire come emozionare e fidelizzare la propria clientela serve innanzitutto conoscerla, quindi avere un patrimonio di conoscenza utile.
Tale patrimonio va costruito e modellato attraverso i dati. Strategia di omnicanalità e customer experience rappresentano il punto di partenza per raccogliere i dati, ma oggi non basta averli a disposizione. Serve che siano “azionabili”, cioè che diventino insights condivisi in tutti i processi decisionali aziendali, anche quelli che hanno a che fare con le relazioni esterne con i partner e i fornitori: la supply chain, per esempio, non può rappresentare un mondo a sé stante, ha un impatto e una relazione diretta con tutte le altre attività aziendali rivolte alla clientela. I dati a disposizione vanno quindi analizzati e tradotti in informazioni utili per fare in modo che la “missione” del costruire e regalare emozioni abbia la concreta controparte strategica di decision making.
Come far confluire questa sfida, legata all’azionabilità del dato, all’interno di una strategia che deve mirare a emozioni e relazioni?
Deris Gil Martinez: Avere una missione chiara e trasmetterla autenticamente alla propria audience di riferimento è sicuramente il passo da compiere. Tuttavia, questo non è sufficiente per il successo di un brand dal punto di vista delle performance di business. Il passo successivo è capire se il proprio messaggio possa avere la risonanza giusta all’interno del customer journey. Qui le possibilità sono infinite, sia in termini di soluzioni tecnologiche, sia di strategie di business.
Retailer:
individuare le tappe cruciali
nella vita del cliente
e anticiparne i bisogni
In termini di business, io mi concentro sempre su tre assi: informazione, interpretazione e azione. Quindi in una dimensione tecnica e due “umane”, perché la prima è sterile senza le altre due.
Sono convinta che un’organizzazione forte nella componente dati, non solo dal punto vista ingegneristico ma anche dal punto di vista di “interpretazione e azione”, sia in grado di generare valore per i propri utenti (anche quelli interni, non solo i clienti) e il mercato.
Antonio Zanfino: Oggi diventa cruciale proporre alle persone esperienze, servizi - e anche prodotti comunque - che rispondano alle loro aspettative, ma è di fondamentale importanza cogliere il momento in cui sono più disponibili a relazionarsi con i brand. La strategia aziendale dei Retailer dovrebbe dunque tendere a individuare le tappe cruciali nella vita del cliente e al contempo anticiparne i bisogni (mirando al miglioramento continuo, anche interno, scardinando le logiche dei silos organizzativi). In questo senso, gli strumenti analitici devono essere visti come opportunità per migliorare le proprie capacità predittive.
Attraverso quali tecnologie si possono dunque modellare i tre assi – informazione, interpretazione, azione – di una strategia di business che miri al miglioramento delle relazioni con i propri clienti e delle loro esperienze?
Deris Gil Martinez: I dati a sé stanti non producono valore, ci vogliono processi trasversali per trasformarli in informazioni, e advanced analytics per trasformarli in insights. Però la tecnologia non basta... informazioni e insights necessitano di una interpretazione affinché possano poi innescare un’azione. E quell’interpretazione richiede il fattore umano. Questo vale ancor di più oggi che le tecnologie sono sofisticate e integrano potenti funzionalità di Machine Learning e tecniche di Intelligenza Artificiale; senza la “Human Intelligence”, ogni tecnologia è banalizzata.
Antonio Zanfino: Dal mio punto di vista, spesso le aziende si limitano a valutare i dati come se fossero silos separati e indipendenti. Ciò significa che vengono quindi utilizzati anche in modo disaggregato “trattando” i clienti come se fossero persone differenti a seconda del canale di interazione e relazione. A tal proposito, secondo una ricerca di Harvard Business Review realizzata in collaborazione con SAS (Real-Time Analytics: la chiave per comprendere i clienti e garantire la miglior customer experience | SAS Italy), il 73% dei marketer desidererebbe utilizzare tutti i dati disponibili relativi ai propri clienti, ma solo il 18% riesce effettivamente a farlo, proprio per le ragioni che ho detto. Le tecnologie di analisi e le Customer Data Platform, di fatto, aiutano ad avere una vista unica sui clienti e a gestire dati e informazioni in modo tempestivo, nell’attimo “decisivo”, quando i clienti sono davvero pronti per relazionarsi con i brand e non quando sono “altrove”. Anche da qui passano quelle emozioni attraverso le quali sviluppare e mantenere una relazione di fiducia tra brand e clienti.
Non solo tecnologia ma anche fattore umano, quindi. Cosa significa esattamente se si guarda alle competenze necessarie?
Deris Gil Martinez: Per la raccolta e la preparazione dei dati servono innegabilmente competenze tecniche, ingegneristiche e di data science, ma l’analisi e l’interpretazione degli insights devono poter essere diffuse a più livelli aziendali e accessibili anche da utenti che non hanno competenze specifiche sui dati.
Dalle esperienze vissute posso certamente dire che ogni azienda dovrebbe riuscire ad attirare talenti analitici stimolandone le abilità, per esempio creando dei veri e propri hub interni, dei laboratori analitici attraverso i quali massimizzare il valore degli insight e il loro allineamento con gli obiettivi di business. Un ambiente simile si modella superando le barriere dei silos dipartimentali; diffondendo l’appetito e l’usabilità dei dati in tutta l’organizzazione aziendale e dimostrando “sul campo” che chi si occupa di analisi rappresenta un fattore differenziante per il raggiungimento degli obiettivi di business.
Deris, siamo partiti parlando di emozioni, chiudiamo parlando di curiosità e innovazione. Cosa significano per te?
Deris Gil Martinez: Curiosità è domandarsi il “perché” di tutto, come fanno i miei due bimbi. A due e tre anni hanno ancora tutto da imparare e quindi cercano, provano, falliscono, capiscono e provano ancora. L’innovazione per me ne è la conseguenza. Curiosità, coraggio, e tenacia sono “ingredienti” fondamentali dell’innovazione, così come… il fallimento e il successo.
5 settembre 2022
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