
Guardare costantemente al futuro attraverso la trasformazione e la modernizzazione degli analytics
Intervista a Renato Ferraresi e Gianantonio Carli, rispettivamente COO e CIO di Comelit Group SpA
Tempo di lettura: 5 min
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Un processo di trasformazione, quello di Comelit Group, che vede l’azienda impegnata in continui processi di aggiornamento delle proprie soluzioni fino all’adozione di SAS Viya 4, la piattaforma cloud-native per sfruttare al massimo i benefici di Advanced Analytics e Intelligenza Artificiale in Cloud.
Radici profonde, territoriali, e visione globale con uno sguardo sempre rivolto al futuro e all’innovazione con investimenti costanti in risorse umane e tecnologie.
Quella di Comelit è una storia d’impresa italiana che cresce e diventa globale, pur mantenendo solide radici nel territorio in cui è nata (la Val Seriana, nella provincia di Bergamo). Una realtà che ha nelle tecnologie parte del proprio DNA, dato che progetta e sviluppa sistemi tecnologici per la sicurezza di ambienti e persone, e che conta sull’IT per rendere concreto il proprio “motto”: guardare costantemente al futuro (oggi, anche e soprattutto grazie alla capacità di utilizzare al meglio i dati). Una visione che trova nelle scelte IT, fatte anche di trasformazione e modernizzazione degli analytics, il miglior alleato di business.
Ne parlano Renato Ferraresi e Gianantonio Carli, rispettivamente COO e CIO di Comelit Group.
RENATO FERRARESI
COO di Comelit Group SpA
GIANANTONIO CARLI
CIO di Comelit Group SpA
Come si collocano le tecnologie all’interno del vostro contesto aziendale? Quali trasformazioni hanno abilitato e supportato?
Renato Ferraresi: Comelit è una realtà che esprime la propria missione nella progettazione di nuove soluzioni tecnologiche per sistemi di videocitofonia, videosorveglianza, antintrusione, automazione domestica, controllo accessi e antincendio. La storia recente è fatta anche di importanti acquisizioni che hanno contribuito a una ulteriore crescita ed espansione dell’azienda, innescando nuove sfide organizzative e per l’IT: più il business diventa complesso più sono necessarie tecnologie IT a supporto e processi abilitanti sempre più digitalizzati.
In tale complessità diventa fondamentale saper leggere bene i dati, che ormai sono diventanti grandi moli di dati. Una consapevolezza che, nel nostro percorso di trasformazione, fa rima con “modernizzazione degli analytics”, dato che in pochi anni siamo passati dalla piattaforma “storica” di SAS che avevamo on-premises alle versioni più moderne, fino all’ultima SAS Viya 4 per poter fruire di tutte le potenzialità del Cloud e delle moderne tecnologie di Machine Learning e Intelligenza Artificiale.
Qual è quindi il valore che attribuite agli analytics?
Gianantonio Carli: abbiamo iniziato a utilizzare le soluzioni SAS verso la fine dei primi anni duemila, 2009-2010, perché avevamo bisogno di “intelligence”, cioè di una soluzione che ci permettesse di analizzare e sfruttare al meglio i dati che avevamo a disposizione per fornire reportistiche utili ai nostri colleghi chiamati a prendere decisioni di business (dall’R&D al top management).
Molti modelli di reportistica vengono utilizzati ancora oggi, ma nel tempo abbiamo notevolmente ampliato non solo le modalità con le quali sfruttiamo gli Analytics di SAS ma anche il bacino di utenza aziendale che ne beneficia. Un'evoluzione che ha significato anche una trasformazione tecnologica, perché abbiamo modernizzato i sistemi, puntando prima su SAS Viya 3.5 e poi su SAS Viya 4 proprio per ampliare in modo efficace l’utilizzo della piattaforma stessa e delle sue potenzialità per il business.
Oggi la piattaforma è il cuore tecnologico dell’area Finance che sfrutta la potenza dell’analisi dei dati sia per la parte amministrativa, sia per il controllo di gestione.
Di fronte alle sfide che emergono con un business in continua espansione come il nostro, anche le esigenze legate all’utilizzo corretto dei dati cambiano, nonché gli obiettivi. Oggi guardiamo agli Analytics con un ulteriore slancio di innovazione, per esempio non più solo per la reportistica basata su dati storici, ma anche per migliorare i processi decisionali (e le decisioni stesse) attraverso simulazioni e analisi predittive, sfruttando tutte le potenzialità del Cloud e del Machine Learning. Ecco perché siamo passati dalla versione on-prem della soluzione a quella in Cloud e all’ultima versione Viya4. Si tratta di una modernizzazione che ha seguito la naturale evoluzione del business. Come accennato da Ferraresi, più il business diventa complesso più l’IT (e gli analytics) devono trasformarsi, modernizzarsi, evolvere per dare valore e risultati efficaci.
Più il business diventa complesso
più l’IT (e gli analytics) devono
trasformarsi, modernizzarsi,
evolvere per dare valore
e risultati efficaci.
Dunque, come vengono utilizzate le analisi sui dati e da chi? Che benefici vi sta portando questo percorso di cambiamento?
Gianantonio Carli: Tutto ciò che concerne la governance dei dati (le fonti, la preparazione, la qualità, la disponibilità dei dati nei diversi sistemi informativi, compresi gli analytics) è di dominio dell’IT. Ed è fondamentale che sia così, in virtù di ciò che abbiamo evidenziato in precedenza: l’azienda è in continua crescita ed espansione, con essa crescono i dati e la complessità ad essi associata; per consentire a tutto il management di avere dati chiari e coerenti è fondamentale che vi sia un rigoroso controllo e governo da parte dell’IT.
In linea con il percorso di trasformazione che stiamo compiendo, stiamo però iniziando ad ampliare il bacino di utenti cui dare l’opportunità di sfruttare, in autonomia, le funzionalità di analisi della piattaforma SAS (fermo restando il rigore del “dietro le quinte” dell’IT che deve mantenere il controllo sulla qualità dei dati). Un’autonomia governata, insomma.
Renato Ferraresi: Oggi il board riesce ad avere sempre una visione chiara di dove sta andando l’azienda, può fruire della reportistica in qualsiasi momento e da qualunque luogo. E questo vale anche per altre aree, dall’R&D alla produzione, passando per Sales e Marketing. Poter vedere i dati e avere la reportistica accessibile in modo semplice e agile è decisamente l’elemento di più grande valore. Perché i dati rappresentano l’alimentazione imprescindibile del motore aziendale e dell’innovazione stessa dell’azienda, ma se non diventano informazioni e quindi insights utili per prendere decisioni più efficaci servono a poco. Ecco... SAS Viya rappresenta il perno stesso della nostra trasformazione perché, di fatto, diventa il collante di valore tra dati e conoscenza utile per le decisioni aziendali prese con maggiore oggettività.
Il vostro percorso di trasformazione è iniziato da una cultura del dato che era già presente in azienda, ma è poi maturata ulteriormente con le tecnologie per l’analisi dei dati e l’ottenimento di insights utili al processo decisionale, innescando un circolo virtuoso di cambiamento. Dove vi porterà in futuro? In che modo utilizzerete ancora gli analytics?
Gianantonio Carli: Il circolo virtuoso di trasformazione ci sta già portando verso l’idea di ampliare ulteriormente l’utilizzo degli analytics, andando verso le cosiddette analisi predittive. Non più solo forecast basati su dati storici, dunque, ma analisi molto più “estese” e di valore per il business, basate su modelli predittivi che possano aiutarci ad avere una conoscenza molto più dettagliata e oggettiva dei possibili scenari futuri.
Il tutto, ancora una volta, per prendere decisioni più consapevoli, più oggettive e guidare con più efficacia il continuo percorso di innovazione che c’è nel DNA della nostra azienda e che l’IT, attraverso le corrette scelte tecnologiche, deve sostenere al meglio.
Avete parlato molto di innovazione... allora vi chiediamo, in conclusione, cosa significa per voi curiosità e in che modo la legate all’innovazione?
Renato Ferraresi: La curiosità è l’ingrediente fondamentale per l’innovazione. Per stare “al passo” in un mondo che corre velocemente, più velocemente delle capacità umane di adattarsi ai cambiamenti, serve una buona capacità di innovare. Ma senza la curiosità che spinge tale capacità, si rischia di rimanere fermi. La curiosità è la spinta che porta a farsi delle domande e cercare poi le risposte, per questo dico che alimenta e spinge l’innovazione.
Gianantonio Carli: Concordo con la visione di Renato, anche per me la curiosità è quella cosa che permette di mettere in dubbio conoscenza già acquisite. Per innovare serve porsi molte domande e provare a vedere le cose da più angoli e prospettive differenti. E la capacità di porsi dubbi e domande viene proprio dalla curiosità.
30 agosto 2022



