
Come affrontare un mondo che cambia?
Analisi di scenario: istruzioni per l’uso
Giada Scalpelli, Customer Advisory Risk Management - SAS
Tempo di lettura: 4 min
Tempo di lettura: 4 min
Viviamo in un mondo in continuo cambiamento, dove eventi eccezionali sono diventati la nuova normalità. Tra questi il cambiamento climatico, un tema centrale nel panorama bancario per gli impatti che potrebbe causare sulla stabilità finanziaria nei prossimi anni.
"L’unico modo per affrontare i cambiamenti
che ci circondano è proprio cambiando con essi,
così anche il risk management dovrà innovare i
propri processi e approcci, trasformandosi per
cogliere le opportunità legate alla transizione
ecologica"
GIADA SCALPELLI
Customer Advisory Risk Management - SAS
“L’unico modo per affrontare i cambiamenti che ci circondano è proprio cambiando con essi, così anche il risk management dovrà innovare i propri processi e approcci, trasformandosi per cogliere le opportunità legate alla transizione ecologica."
GIADA SCALPELLI
Customer Advisory Risk Management - SAS
Analizzare questi impatti e misurarne i possibili rischi è un’attività molto complessa, a cui il risk management dovrà dedicare parte delle proprie energie negli anni a venire. Com'è possibile quindi trasformare le sfide poste da un mondo in continuo cambiamento in opportunità strategiche? In altre parole, riusciranno le banche a cogliere le opportunità legate alla transizione ecologica?
Dal punto di vista tecnologico, gli strumenti a supporto delle banche devono permettere agli utenti risk e finance di studiare e individuare i modelli e le strategie più adatti al loro business, senza che problemi di performance o di governance intralcino il loro lavoro di analisi.
Le principali aree in cui la tecnologia può aiutare sono:
ESG Foundations & Reporting, che riguarda Dati, Governance & Monitoraggio Sostenibili. È infatti fondamentale la creazione di un framework che possa gestire dalla raccolta dati ESG fino alla governance e al monitoraggio dei processi, sia internamente che esternamente alla banca.
ESG Risk Modeling, che riguarda l’Integrazione dei fattori ESG nelle strategie creditizie. Può essere infatti utile arricchire i modelli di rischio della banca introducendo informazioni aggiuntive riguardanti la sfera ESG, in attesa che vengano incluse anche nei modelli regolamentari.
Climate Scenario Analysis and Stress Testing, che riguarda la misurazione del Climate Risk attraverso l’analisi di scenario. È infatti necessario dotarsi di una piattaforma che permetta di eseguire simulazioni scenario-based e stress test includendo gli oggetti specifici del Climate Risk e valutando gli impatti di rischi fisici e di transizione.
Ma cosa significa esattamente fare analisi di scenario? Qual è l’utilità di questo strumento nelle mani del risk management per la gestione del Climate Change Risk?
Secondo quanto comunicato e pubblicato delle autorità di vigilanza bancaria negli ultimi anni, l’analisi di scenario è stata definita come uno strumento centrale, che deve essere usato dalle banche per valutare la resilienza dei propri modelli di business al Climate Change, testandoli con diverse strategie e scenari climatici plausibili, seppur severi.
Proprio in questa direzione, sia le aspettative di Banca d’Italia, che si rivolgono quindi anche alle istituzioni finanziarie più piccole, che l’esercizio di supervisory stress test su rischi relativi al clima di BCE, individuano l’analisi di scenario e gli stress test tra gli strumenti più adatti a supportare la misurazione di questi rischi.
In particolare, l’esercizio di Climate Stress Test di BCE è stato il primo esercizio con delle linee guida metodologiche pratiche che le banche italiane abbiano affrontato. Ha gettato quindi le basi di quello che sarà, seppure modificato ed evoluto rispetto ad oggi, l’approccio standard alla gestione Climate Change Risk.
Quali sono le difficoltà principali che questo esercizio, e in generale il Climate Risk, porta con sé?
Innanzitutto, è necessario recepire e integrare ai classici scenari macroeconomici, gli scenari climatici per rischi fisici e di transizione, come quelli di NGFS (Network for Greening the Financial System).
Tali scenari sono poi scenari a lungo termine così come, per sua stessa natura, lo è il rischio climatico. Gli impatti che avrà il cambiamento climatico saranno su decenni, non anni, necessitando proiezioni a lungo termine.
Inoltre, parlando di analisi che studiano un futuro più remoto, diventa difficile applicare l’ipotesi di un bilancio statico. Anzi la dinamicità del portafoglio diventa fondamentale per analizzare gli impatti di possibili strategie verdi o di net-zero o di cambiamenti nelle politiche climatiche.
Infine, il cuore di una metodologia di Climate Risk: i canali di trasmissione che devono rappresentare la connessione tra i parametri di rischio classici e le variabili climatiche, permettendo l’esecuzione delle proiezioni.
Quali sono le caratteristiche fondamentali di un framework tecnologico a supporto del Climate Change Risk, che permettono di superare queste difficoltà?
Il primo fattore è la dinamicità. La tecnologia deve essere disegnata per fronteggiare le sfide principali poste dal Climate Risk: scenari a lungo termine, bilancio dinamico e soprattutto integrazione di quelli che sono gli oggetti legati al clima, canali di trasmissione in primis.
Questa integrazione è strettamente collegata alla seconda caratteristica: la scalabilità. La tecnologia deve essere abbastanza flessibile da permettere la gestione di diverse tipologie di scenario e strategie, sfruttando quanto già fatto per gli stress test classici e fornendo una piattaforma integrata per simulazioni con finalità diverse: climatiche, di stress test, gestionali su IFRS9 e RWA, ma anche di pianificazione.
Infine, la sensitività: la tecnologia deve supportare gli utenti nell’identificazione della metodologia e delle strategie sul climate risk, che non sono ancora né ben definite, né standard. Il framework scelto deve quindi essere in grado di agire come motore di sensitivity, permettendo alla banca di testare diverse strategie green o di net-zero con simulazioni intra-giornaliere e tempi di risposta brevi.
Come disse Albert Einstein la misura dell’intelligenza è l’abilità di cambiare. E l’unico modo per affrontare i cambiamenti che ci circondano è proprio cambiando con essi, così anche il risk management dovrà innovare i propri processi e approcci, trasformandosi per cogliere le opportunità legate alla transizione ecologica.
7 luglio 2022
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