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Frodi su larga scala: le tendenze che il settore pubblico non può ignorare
La frode ai danni dei fondi pubblici ha cambiato natura: da gesto opportunistico a organizzazione strutturata e transfrontaliera. La vulnerabilità che i criminali sfruttano, però, è prima organizzativa che tecnologica.
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La frode ai danni dei fondi pubblici ha cambiato natura: da gesto opportunistico a organizzazione strutturata e transfrontaliera. La vulnerabilità che i criminali sfruttano, però, è prima organizzativa che tecnologica.
La trasformazione è di sistema. Una quota crescente delle frodi che colpiscono benefici sociali, gettito fiscale e appalti non nasce da singoli, ma da gruppi organizzati che pianificano, mettono in comune risorse, dividono i compiti e replicano gli schemi che funzionano. Gli stessi soggetti possono comparire in una richiesta di sussidio, in una dichiarazione fiscale e come fornitori di un servizio, ogni volta dietro un'identità diversa. È un'attività ripetibile, scalabile e progettata per restare invisibile. I controlli antifrode tradizionali, del resto, erano pensati per un'altra epoca: assumevano che gli autori fossero individui isolati e poco sofisticati. Quell'assunzione non regge più.
La vulnerabilità è dove gli enti non si parlano
Il punto più rilevante per comprendere il fenomeno riguarda la natura della leva sfruttata. La leva principale di questa nuova frode non è una tecnologia sofisticata, ma la frammentazione delle organizzazioni pubbliche. Enti diversi operano con sistemi separati, modelli di dati incompatibili, mandati che non si sovrappongono. L'amministrazione fiscale, gli enti che erogano benefici sociali, gli uffici che gestiscono il personale e quelli che gestiscono appalti detengono ciascuno una parte dell'informazione, e raramente vedono il quadro completo.
I gruppi organizzati conoscono questa geografia meglio di chi la abita. Operano deliberatamente attraverso i confini tra programmi e tra giurisdizioni, perché sanno che nessun singolo ufficio ha una visibilità completa. La frode prospera nello spazio vuoto tra un ente e l'altro. Quando un comportamento sospetto attraversa più programmi, individuarlo dipende dalla capacità dello Stato di collegare informazioni che oggi restano sepolte in archivi distinti. Spesso la connessione non viene fatta, e la frode emerge solo dopo, attraverso segnalazioni, audit o verifiche successive al pagamento, quando i fondi sono già usciti e difficilmente recuperabili.
Volume e velocità contro controlli pensati per un'altra epoca
A questa frammentazione si aggiunge un problema di scala. Il settore pubblico gestisce volumi enormi di transazioni: dichiarazioni, pagamenti di sussidi, contributi, fondi di sostegno. I controlli manuali e le regole fisse non reggono questo ritmo. Le organizzazioni che vi si affidano si trovano davanti a un compromesso scomodo: stringere i controlli e accettare tempi di servizio più lunghi, arretrati crescenti e un peso insostenibile sugli investigatori, oppure mantenere la velocità e accettare un'esposizione maggiore alla frode.
Le reti criminali sfruttano proprio questa tensione. Si muovono in fretta e si adattano più rapidamente di quanto un controllo statico riesca a fare. Nel tempo che serve a riconoscere uno schema, lo stesso schema può essere già attivo in un altro programma o in un altro Paese.
Il confine sfumato tra frode, spreco e abuso
Una parte crescente di questi comportamenti non si presenta come furto evidente. Sfrutta margini di interpretazione delle norme, rappresenta in modo distorto i requisiti di accesso, manipola la documentazione. Si colloca in una zona grigia in cui distinguere l'intenzione fraudolenta dall'errore in buona fede diventa difficile. Questo aumenta il carico su chi deve decidere, perché ogni caso richiede un giudizio e non solo l'applicazione di una regola.
Sono tre, in particolare, le domande operative che questa ambiguità impone a un'amministrazione: quali casi richiedono un'indagine, una segnalazione o un'azione legale; come dare priorità a risorse investigative che restano limitate; come mantenere l'equità delle decisioni mentre si proteggono i fondi pubblici. La risposta non sta nell'aggiungere altri controlli. Un ente che moltiplica i controlli invece di migliorare la capacità di segmentare il rischio e di cogliere i segnali in anticipo finisce comunque per restare indietro.
La tecnologia lavora per entrambe le parti
I dati e gli strumenti di AI i sono a disposizione di chi froda quanto di chi protegge. I gruppi organizzati usano le violazioni di dati per rubare identità e accedere a benefici cui non avrebbero diritto, e l'intelligenza artificiale generativa per produrre documenti e immagini false a sostegno delle loro richieste. Allo stesso tempo, le amministrazioni dispongono di strumenti di analisi, di studio delle reti di relazioni e di monitoraggio continuo molto più potenti che in passato. La tecnologia, da sola, non decide l'esito di questo confronto.
Ciò che fa la differenza è la scelta di passare da progetti antifrode isolati a un approccio che attraversa l'intera organizzazione: collegare i dati tra programmi ed enti, spostarsi da indagini reattive a un'individuazione anticipata del rischio, inserire i controlli dentro i processi operativi invece di confinarli alle verifiche successive. Quando questo accade, l'organizzazione condivide una lettura comune del rischio e può intervenire presto, nel momento in cui l'intervento è più efficace. Si tratta di una scelta organizzativa prima che di un acquisto tecnologico.
Chi protegge il denaro pubblico
La domanda del titolo non ha una risposta semplice. La frode oggi non può più essere trattata come una questione di back office o come responsabilità di un singolo ufficio. Attraversa programmi e confini, e per questo richiede una risposta che faccia altrettanto. Le amministrazioni che riusciranno a tenere insieme velocità, accessibilità dei servizi e integrità, senza erodere la fiducia dei cittadini, saranno quelle capaci di far evolvere il proprio modo di organizzarsi alla stessa velocità con cui evolve la minaccia.
Resta una tensione che merita attenzione. Collegare i dati tra enti rende più difficile la frode, ma tocca un terreno delicato: la protezione dei dati personali e dei diritti dei cittadini. Le due esigenze possono convivere, a certe condizioni: raccogliere e usare solo i dati strettamente necessari allo scopo, rendere trasparenti e comprensibili le politiche di trattamento, identificare i rischi etici fin dall'inizio e monitorarli nel tempo per limitare distorsioni e impatti discriminatori. Far convivere la capacità di vedere gli schemi con la tutela della privacy è probabilmente la vera sfida di governance dei prossimi anni. Non è un dettaglio tecnico da risolvere alla fine, ma parte della domanda iniziale.
14 luglio 2027
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