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La ricerca biomedica fa bene alla salute

Tecniche analitiche e ricerca scientifica: gli studi clinici ed epidemiologici che hanno innovato l'approccio terapeutico a livello mondiale nell'intervista a Silvio Garattini, Direttore dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri .

L'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri è un'istituzione storica nel panorama milanese e punto di riferimento per alcune tematiche sanitarie di rilevanza sociale. Quali sono oggi i principali filoni di attività?
L'Istituto conta oggi circa 1.000 ricercatori, dislocati in quattro sedi, ed è impegnato sostanzialmente in tre filoni di attività: la ricerca, la formazione e la disseminazione delle informazioni su temi attinenti la salute e gli stili di vita. La sede milanese si occupa di ricerca applicata nel campo dell'oncologia, delle neuroscienze, delle patologie cardiovascolari e dell'ambiente; i due centri di Bergamo sono specializzati nelle aree relative alla funzionalità renale, ai trapianti di organi e alle malattie rare; la sede abruzzese è impegnata in ricerche correlate con l'epidemiologia, il diabete e l'emocoagulazione.

Un ventaglio molto ampio di specializzazioni...
Al di là delle singole specializzazioni, il principio ispiratore è unico. La finalità statutaria dell'Istituto, in quanto ente morale, è quella di contribuire alla difesa della salute e della vita: per raggiungere questo obiettivo occorre approfondire la comprensione dei meccanismi di funzionamento degli organismi viventi, individuare le cause di insorgenza delle patologie e conoscere i processi indotti nell'organismo umano dall'introduzione di sostanze estranee. La nostra attività di ricerca, che spazia quindi dalla biologia molecolare alla farmacologia e alla pratica clinica, non è finalizzata a introdurre nuove molecole, ma a studiare come agiscono i farmaci e soprattutto ad analizzare i rapporti esistenti tra rischi e benefici.

All'attività di ricerca, si diceva, si accompagna la formazione e la disseminazione delle informazioni. Che cosa intende con questa espressione?
La formazione è un'attività per così dire connaturata con il nostro operato. Oltre ai corsi di qualificazione professionale, che hanno coinvolto più di 3mila tecnici, farmacologi e infermieri, svolgiamo programmi di formazione avanzata per conseguire il Dottorato di Ricerca, in collaborazione con il Ministero, e il titolo di PhD, in collaborazione con la Open University di Londra. Per quanto concerne la disseminazione delle informazioni, i risultati delle nostre ricerche non vengono coperti da brevetto, ma sono resi pubblici con la pubblicazione sulle riviste scientifiche internazionali e sulla nostra rivista che si rivolge ai medici di medicina generale. In più, siamo sempre disponibili a offrire agli organi di informazione il nostro contributo per approfondire temi di rilevanza sociale, come l'abuso dei farmaci o delle droghe, l'impatto delle sostanze inquinanti, l'assunzione dei farmaci inutili, l'importanza per la salute degli stili di vita corretti.

L'intrinseca complessità che contraddistingue oggi il mondo della ricerca presuppone il ricorso a tecnologie IT avanzate. Qual è l'esperienza dell'Istituto in questo campo?
Gli strumenti informatici rappresentano per noi un prerequisito imprescindibile sia per catalogare e analizzare la grande mole delle informazioni disponibili, che crescono esponenzialmente in parallelo con l'evoluzione tecnologica. Sia per supportare il funzionamento di apparecchiature diagnostiche e terapeutiche sempre più avanzate, e si pensi solo alla spettrometria di massa o alla risonanza magnetica. Sia per coordinare e ottimizzare i processi organizzativi dell'Istituto, dall'amministrazione alla valorizzazione del capitale umano, dalla pianificazione degli acquisti e delle spese al coordinamento dei progetti nazionali e internazionali in cui siamo coinvolti, fino alla gestione delle oltre 2.500 riviste scientifiche consultabili online.

Qual è l'apporto delle tecniche analitiche di SAS nelle aree di ricerca in cui è impegnato l'Istituto?
Utilizziamo la strumentazione analitica di SAS da oltre vent’anni, soprattutto nelle aree dei trial clinici e degli studi epidemiologici. Noi effettuiamo trial di grandi dimensioni, che coinvolgono tipicamente centinaia di ospedali o centri di ricerca e decine di migliaia di pazienti, e applichiamo metodi di analisi evoluti, come la randomizzazione o il “doppio cieco”, per studiare comparativamente gli effetti dei farmaci secondo le regole della buona pratica clinica. I centri di ricerca seguono procedure e protocolli rigidamente determinati nella somministrazione dei farmaci e nella registrazione dei risultati, che vengono poi acquisiti ed elaborati dalla sede centrale. In questo campo, le soluzioni SAS hanno mostrato tutta la loro validità l’integrazione delle informazioni che, come si può facilmente intuire, sono estremamente numerose ed eterogenee nel formato. Sia nel sottoporre i dati alle elaborazioni statistiche e alle analisi del caso, in modo da produrre risultati validi e certificati.

E per quanto riguarda gli studi epidemiologici?
Anche qui, il supporto della strumentazione analitica di SAS si è rivelato determinante nella raccolta e nell'analisi delle informazioni, che in questo caso sono altrettanto se non più numerose. Si tratta infatti di prendere in esame un'intera popolazione per rilevare l'incidenza, la prevalenza e le cause di una determinata patologia attraverso metodi osservazionali, come il caso-controllo, e studi retrospettivi o prospettici.

Quali sono le ricadute terapeutiche delle ricerche? Può farci qualche esempio in proposito?
Mi limito a citare solo qualche esempio tra i più noti. In collaborazione con l'Associazione Nazionale dei Medici Cardiologi Ospedalieri, abbiamo condotto un insieme di studi clinici che hanno coinvolto oltre 60mila pazienti colpiti da infarto miocardico: i risultati delle ricerche, in termini di protocolli e di farmaci, hanno avuto un'eco internazionale e hanno dimezzato nell'arco di 20 anni il tasso di mortalità ospedaliera per infarto. Nel campo dell'epilessia, l'analisi epidemiologica delle cause determinanti ci ha permesso di sviluppare una terapia genica per alcuni tipi di patologia che è attualmente in fase di sperimentazione clinica.

Sempre per mezzo di ricerche cliniche ed epidemiologiche, abbiamo dimostrato la validità di alcune molecole per la terapia delle malattie da prioni, come la mucca pazza per intenderci; abbiamo rilevato l'importanza degli acidi grassi Omega 3 nella diminuzione della mortalità cardiovascolare e, nel campo della genomica, abbiamo isolato le mutazioni genetiche responsabili di alcune patologie renali. Anche il nostro impegno di sensibilizzazione sulle problematiche socio-sanitarie non è mai venuto meno: mi basti citare lo studio, che ha destato un forte interesse in tutto il mondo, volto a stimare il reale consumo delle sostanze stupefacenti o farmacologiche misurandone i metaboliti presenti nelle acque reflue.

Testimonianza tratta da itasascom (2/2010) - la rivista di fatti, informazioni e cultura del mondo SAS.
© Copyright dell'editore. L'articolo non è riproducibile senza il suo consenso. 

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Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri

Esigenza di Business:
Applicare metodi di analisi evoluti per studiare comparativamente gli effetti dei farmaci e per effettuare studi epidemiologici.
Soluzione:
SAS Analytics 

Le soluzioni SAS hanno mostrato tutta la loro validità sia nel facilitare la raccolta e l'integrazione delle informazioni, sia nel sottoporre i dati alle elaborazioni e alle analisi statistiche in modo da produrre risultati validi e certificati.

Silvio Garattini

Direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri

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