| Negli ultimi anni, gli
operatori di telecomunicazioni hanno compiuto significativi investimenti
in tecnologia per offrire nuovi prodotti e servizi. E molti sono gli
interrogativi
che i responsabili
marketing si pongono nel momento in
cui si accingono a impostare le strategie più adatte
a valorizzare la clientela, interrogativi che spesso rimangono senza
risposta a causa
di una poco efficiente gestione delle informazioni.
Ma in un contesto in cui ogni giorno viene prodotta una
quantità incredibile
di dati, il corretto utilizzo e la buona lettura delle informazioni
diventa una necessità,
e questo è ancora
più vero nel mondo delle telecomunicazioni,
dove riuscire a padroneggiare dati e statistiche fa la differenza.
È
proprio in questo contesto che si inserisce l’attività del
marketing di Vodafone, che gestisce decine di milioni di clienti con
profili ed esigenze diverse, che interagiscono con l’azienda
più volte
al giorno e che sono sottoposti continuamente a stimoli e proposte
da parte degli operatori concorrenti.
A causa di questa mole di dati, per Vodafone stanno diventando indispensabili
gli strumenti
di Business Intelligence, capaci di utilizzare
i dati dell’azienda e trasformarli
in informazioni utili a supporto delle strategie di vendita e di marketing. Nel
2006, solo in Italia, Vodafone contava 26 milioni di utenti, in crescita del
10,6% rispetto all’anno precedente; numeri da capogiro, soprattutto per
il direttore marketing Silvia Candiani, che ovviamente si affida all’Information
Technology per far fronte alla grande complessità del suo business.
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Dottoressa Candiani,
quanto è importante per voi la gestione quotidiana
del cliente?
La necessità di conoscere i propri clienti è diventata fondamentale
per tutte quelle aziende che devono crescere in termini di competitività,
proprio come è richiesto oggi al mercato delle telecomunicazioni. Nel
nostro settore stiamo assistendo a una grande effervescenza in termini di offerta.
Così il monitoraggio e l’analisi delle informazioni sui segmenti
dei clienti diventa un fattore chiave di successo. In particolare, per noi
i clienti attivi rappresentano la parte più consistente del nostro fatturato
rispetto ai nuovi utenti. Riuscire a farli rimanere con noi, anzi, possibilmente
ad aumentarne il valore, è fondamentale per la sopravvivenza di Vodafone.
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Qual è l’attività più strategica,
nell’ambito del Crm, che Vodafone gestisce con i sistemi
informativi?
Visto che mantenere la customer base e aumentare
la fidelizzazione sono due punti fondamentali, una delle attività più strategiche è
la misurazione delle campagne. Ne facciamo più di 200
all’anno,
quindi per forza di cose tutto viene gestito in modo automatico
dai sistemi informativi che
consentono un supporto analitico sulla clientela e sulle
operazioni legate al target. È
importante infatti ottimizzare ogni contatto-cliente, costruendo
promozioni “su misura” e
scegliendo canali che incontrano le attese dei clienti.
E i risultati sono positivi?
Sicuramente oggi siamo in grado di sapere come reagisce il nostro
target alle varie iniziative commerciali e quindi possiamo dosare
la comunicazione e più in generale
migliorare la relazione. Molto importante, poi, è
la capacità di individuare e rispondere prontamente a eventi
scatenanti che indicano un cambiamento nel comportamento del cliente.
Vista
l’alta automatizzazione e i numeri in gioco, la componente
umana ha ancora un peso o no?
Certo che sì. Il sistema elabora milioni di numeri e ci
aiuta a trovare, in pochi secondi, informazioni che l’uomo
impiegherebbe mesi a recuperare. Ma prima e dopo i sistemi informativi
c’è l’uomo: farsi le domande giuste e trovare
le soluzioni giuste ai fenomeni evidenziati dai sistemi è fondamentale.
Insomma, il data mining e il Crm sono funzioni altamente automatizzate,
ma è il
team di analisti, otto persone in totale per quanto riguarda il
mio gruppo, che guida
la macchina e che decide poi quali azioni intraprendere.
Quindi il know
how l’avete all’interno. E per i sistemi informativi,
a chi vi siete affidati?
Il sistema è talmente esteso e complesso
che non ci siamo rivolti a un unico fornitore. Per tutta la parte
che riguarda la Business Intelligence, comunque, ci affidiamo
principalmente a SAS, che trovo sia un ottimo partner,
un buon “enabler”,
come si dice. La Business Intelligence infatti è strategica
in un’azienda
come Vodafone, in quanto per condurre
efficaci campagne di marketing
e monitorarle successivamente, occorre
possedere strumenti analitici potenti e altrettanto potenti
modelli analitici, alimentarli
con una buona base dati, utilizzarli per
la costruzione dei target e
verificare
e affinare il loro funzionamento.
Come si è evoluto
il vostro ruolo e quello dei sistemi di Business Intelligence
in questi anni?
Prima la lettura delle informazioni provenienti
dai sistemi informativi era per prodotto, non per cliente. Oggi,
invece, partendo dal cliente, è
più facile trovare dati utili, personalizzare i report
e ottenere risposte più rapide in modo più facile.
Inoltre, dieci anni fa in Vodafone gli analisti dedicavano la
maggior parte del loro tempo alla reportistica.
Oggi tutti sono tesi a capire i fenomeni, a prevederli.
Ed è questo
il valore aggiunto che SAS introduce in azienda.
Può fare
degli esempi, per capire meglio?
Analizziamo il tasso di disattivazione per segmento
di cliente e per valore. Più in generale studiamo
la penetrazione dei clienti ad alto valore aggiunto per i vari
servizi della nostra offerta. E questo lo facciamo
per
tutti i prodotti più importanti,
per segmento fin quasi ad arrivare, in linea teorica, al singolo
cliente. Un altro esempio molto efficace di analisi
dei fenomeni, come spiegavo prima, è
lo studio delle campagne: per una qualsiasi campagna di fidelizzazione
o di “anti churn” possiamo
stabilire il tasso di adesione e il ritorno sull’investimento.
Poi si prosegue con le correlazioni tra prodotti, con lo studio
dei motivi per cui i
clienti si disattivano,
con le attività più efficaci
per aumentare l’adozione
di un dato prodotto/servizio; come vede siamo ormai ben oltre
la reportistica.
Tutto può essere
fatto in tempo reale?
Le interrogazioni meno complesse sì. Posso
dire che abbiamo sicuramente creato un’architettura intelligente
e flessibile. Abbiamo un data warehouse che ci permette di interrogare
il sistema, come ho
detto, fino al dettaglio per cliente. L’utilizzo
degli strumenti più avanzati
come il data mining implica invece tempi un po’ più lunghi
perché le
correlazioni sono più nascoste. Tanto per continuare
con gli esempi, possiamo andare a studiare il comportamento tipico
del segmento utenti che decide di disattivarsi per poter
prevedere quali sono quelli più a
rischio. È
un tipo di elaborazione piuttosto complesso, che facciamo solo
con quei fenomeni che economicamente sono più rilevanti
per Vodafone, come l’utilizzo
di Vodafone Live o, come dicevo, l’abbandono dei clienti.
Quanto è stato
importante il lavoro di progettazione del sistema per ottenere
questi risultati?
Molto. Quello che abbiamo fatto è stato
predisporre la base dati in modo che sia facilmente gestibile.
Ovviamente
questo ha significato scegliere prodotti software
e hardware flessibili e potenti, ma anche
lavorare per ridurre la complessità.
Tutti i report, ad esempio, sono costituiti da una sola pagina,
contengono
solo i numeri fondamentali.
Per quanto riguarda
la qualità dei dati, avete implementato sistemi o soluzioni
specifiche?
Facciamo alcune attività, come quella
di verificare la correttezza delle anagrafiche, abbiamo poi
il
Web e il customer care che ci permettono di mantenere aggiornato
il database. Facciamo anche delle attività di
bonifica degli indirizzi fisici dei clienti ma solo in modo
parziale;
dopotutto i dati anagrafici non sono le informazioni
più importanti per
noi.
Vodafone Italia,
che sappiamo pesare molto rispetto al business globale della
multinazionale, è anche
più avanti nell’implementazione
e utilizzo della Business Intelligence?
Sicuramente siamo in prima fila nel campo del
Crm e ci sono degli ambiti particolari in cui abbiamo esportato
analisi e progetti interessanti. Siamo molto forti, ad esempio,
nell’analisi
delle comunità di clienti. In un
certo qual modo, la dinamicità del mercato italiano
ci costringe ad essere più rapidi di altri
e quindi più efficaci.
Chiudiamo con un
desiderio. Se non avesse limiti di budget, che cosa vorrebbe
realizzare con la Business Intelligence?
Mi piacerebbe passare completamente alla modalità real
time. Oggi riusciamo a gestire in modo approfondito “solo” le
informazioni relative al mese precedente. In questo modo riusciamo
a portare
a termine l’80% delle
attività desiderate. Avere a disposizione
il rimanente 20% delle funzionalità richiederebbe
investimenti piuttosto ingenti, quindi per il momento il real
time rimane un desiderio.
Un’altra cosa che mi
piacerebbe poter raggiungere è la
personalizzazione dell’offerta
portata all’estremo: poter dire a un cliente in real
time “visto
che hai comprato i prodotti A e B ti consiglio il servizio
C, che è quello che sicuramente
fa per te”.
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