| Molti istituti bancari sono oggi alla ricerca
di un nuovo modo di approcciare la Cost Allocation. Non più in
maniera generica e frammentaria, ma utilizzando strumenti che consentano
di effettuare
analisi per prodotto, canale e centro
di responsabilità.
Magari attingendospunti ed esperienze da chi ha già utilizzato
una nuova modalità di
Cost Management. In questo senso appare esemplare il caso di UniCredit
Group. Con i suoi 6 milioni di clienti,
3mila filiali, 40mila dipendenti, la Banca
nasce
dall’unione
di 7 grandi realtà bancarie
radicate profondamente sul territorio italiano: Credito Italiano, Rolo
Banca, Cariverona, Cassa di Risparmio di Torino, Cassamarca, Cassa
di Risparmio di Trento
e
Rovereto, Cassa di Risparmio di Trieste. Oggi
il Gruppo è fuso
con la Banca Hypo-Vereinsbank (Hvb), e conta, a livello internazionale,
28 milioni di clienti in
19 Paesi con oltre 7mila sportelli e circa
140mila dipendenti.
Sul percorso della riorganizzazione
Il progetto legato al Cost Management –
realizzato da Unicredit Banca in collaborazione con SAS – si
spiega facendo un passo indietro, al 2003, quando la Banca si ristruttura.
Un articolato percorso di
riorganizzazione, iniziato nel 2001, denominato
S3 (3 segmenti), porta all'assetto
organizzativo strutturato in quattro
Divisioni (Retail, Corporate, Private & Asset
Management e New Europe). Alle prime tre fanno capo rispettivamente
le tre nuove
banche specializzate per segmento
di clientela. In particolare, UniCredit
Banca è rivolta alle
famiglie e alle piccole imprese, UniCredit Banca d’Impresa
alle medie e grandi aziende e gli enti e, infine, UniCredit Private
Banking è
dedicata a persone e famiglie con importanti patrimoni. Nel 2004,
poi, viene istituita una quinta Divisione, Global Banking Services,
con la responsabilità di
ottimizzare le strutture di costo e i processi interni al Gruppo,
garantendo ulteriori
sinergie
e risparmi. Una Banca che fa parte
di un Gruppo, come si può facilmente
immaginare, racchiude in sé diverse
funzioni. Molte di queste sono esternalizzate. Ci sono poi le agenzie,
numerosissime, e le strutture centrali della
Banca che sono chiamate a svolgere, oltre
a una funzione
di definizione delle strategie e
delle politiche commerciali, anche
un ruolo di supporto ai processi finalizzati a
garantire l’erogazione di
servizi eccellenti alla clientela.
Il modello di Cost Allocation è nato
anche per gestire questo tipo di complessità e armonizzare
l’analisi
dei costi con il contesto di riferimento. In quel periodo di trasformazione,
l’istituto iniziò ad
attuare una serie di cambiamenti e ottimizzazioni. In particolare,
dal top management di UniCredit Banca viene richiesto
alla Direzione Pianificazione &
Risk Management di valutare se i 2,5 miliardi di costi, utilizzati
allora per servire i clienti, erano veramente spesi al meglio e allocati
bene in base ai prodotti offerti.
In sostanza, si trattava di analizzare la composizione
dei costi di UniCredit Banca e le priorità di
business. I manager, sulla base di queste indicazioni, hanno così cambiato
punto di vista, e iniziato un’analisi
che ha condotto a una nuova definizione della Cost Allocation.
Il
progetto è raccontato
da Massimiliano Marta, della Direzione Pianificazione &
Risk Management: “Il controllo dei costi è
una delle attività di pertinenza della Direzione Pianificazione.
Purtroppo, la metodologia che utilizzavamo prima dell’introduzione
del nuovo sistema, non forniva una chiara ragione del perché la
Banca stesse spendendo. Se la mission della Banca è quella
di fornire servizi di qualità a
quasi 6 milioni di clienti, è indispensabile
capire non solo la redditività lorda,
ma anche il costo necessario per fornire il servizio stesso.
A questo aggiungiamo il fatto che
la Banca raggiunge i suoi clienti attraverso
una rete di punti vendita. Ogni punto vendita
ha una struttura di costi e
ricavi differente. Per effettuare delle comparazioni era
necessario considerare la gestione
di entrambe le leve”.
Un
approccio di tipo gestionale
UniCredit Banca all’approccio di tipo contabile
ha così affiancato un nuovo approccio di tipo gestionale. “L’approccio
gestionale – prosegue
Massimiliano Marta – rileva i costi
secondo la loro destinazione, con riferimento ai diversi oggetti
di costo: prodotti, clienti, canali, ecc. Inoltre fornisce
informazioni circa le modalità di impiego
delle risorse relative ai processi di produzione e distribuzione.
Infine scinde la responsabilità di
chi acquisisce le risorse da quella di chi le consuma. In sostanza,
la nuova metodologia utilizzata integra
la verifica costante del controllo del budget”.
Oggi, grazie all’analisi sui dati effettuata
da SAS, UniCredit è in grado di conoscere il “cost income” della
Banca e dei suoi vari segmenti di clientela. Conoscendo
e padroneggiando le variabili Produzione,
Distribuzione e Gestione ossia le tre principali
dimensioni dell’analisi, è
possibile scegliere su quale famiglia di costi focalizzare lo studio.
Il tutto attingendo al data warehouse SAS. La soluzione SAS
Financial Management è in
grado di fornire un’analisi
potente dei modelli di costo ABC/M, architettura molto scalabile,
set di funzionalità e
piena integrazione con i report di SAS Financial Intelligence.
Un
punto importante,
che ha portato al successo
del progetto di Cost Allocation, è stato
quello del coinvolgimento delle strutture aziendali. Spiega Roberto
Pisaneschi della Direzione Pianificazione &
Risk Management: “Quando si è trattato di definire
l’analisi dei costi,
tutti i fornitori di informazioni, Direzione Personale, Direzione
Commerciale, Direzione Organizzazione
Usi/Upa, Cost Control Holding e lo stesso
Controllo
di Gestione, sono stati
coinvolti. Insieme a
loro abbiamo prodotto
l’archivio
digitale dei costi. Tutte le persone coinvolte hanno così sposato
pienamente la metodologia proposta, e anche nei mesi successivi
hanno indicato
input e correttivi, collaborando all’attività di ‘fine
tuning’ del sistema”.
Sale il ROI e cala il rischio
Da un punto di vista architetturale, alle procedure legacy e
ai sistemi di sintesi esistenti sono stati successivamente
aggiunti un motore di calcolo che genera tabelle
di costi unitari e, come si è visto,
l’archivio gestionale
dei costi. Spiega Massimiliano Marta: “Per ogni
prodotto identificato UniCredit Banca sa quanto, a livello di costi, è di
pertinenza della Produzione, della Distribuzione o del Governo”.
Il progetto di Cost Allocation si è inizialmente basato
su un motore prototipale, sviluppato funzionalmente e operativamente
da parte della Direzione Pianificazione & Risk
Management. Successivamente, però, è nata l’esigenza
di utilizzare una soluzione specifica: “Siamo
infatti passati, con SAS, da un prototipo a un prodotto industriale,
una soluzione end to end, in grado di
reperire il dato e armonizzarlo con il contesto – prosegue
Massimiliano Marta –.
Un
progetto di questa portata, reso industriale da SAS, ci fornisce
la capacità di recepire
il modello di controllo, con le sue tante articolazioni; di gestire
le diverse regole di allocazione; di andare a ottenere
il costo di prodotto attraverso un processo
regolamentato e definito”.
Un ruolo importante, quello delle macchine, che però ben
si combina con quello del personale IT specializzato, che è chiamato
a operare nel sistema senza troppa difficoltà. Il nuovo
modello di Cost Allocation oggi funzionante in UniCredit Banca,
che sfrutta
appieno le potenzialità di
SAS Financial Management, ottimizza il ritorno degli investimenti;
la flessibilità della
piattaforma applicativa utilizzata, inoltre, semplifica le attività di
personalizzazione e risponde bene alle necessità di adattamento
alle mutevoli necessità operative.
Si arriva così a una drastica
riduzione del rischio dell'investimento e si riesce al contempo
a massimizzare il ROI delle spese già effettuate. © Copyright dell'editore. L'articolo
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