Se chiedessimo a operatori, studiosi e analisti di definire
il significato di Performance Management, riceveremmo sicuramente
una molteplicità di risposte, a volte anche contrastanti.
Eppure, al di là delle possibili divergenze, è possibile
individuare alcuni tratti comuni su cui l’accordo è pressoché totale.
Ad esempio, la focalizzazione sul controllo delle prestazioni rispetto
agli obiettivi, l’idea che il successo dell’impresa
dipende dalla combinazione di strategia, pianificazione e gestione
finanziaria e l’importanza di un sistema che, integrando
componenti diverse, facilita l’analisi dei risultati e il
loro continuo miglioramento.
Focus sui KPI
Alcuni analisti interpretano il Performance Management come una versione moderna
degli Executive Information Systems (EIS), altri come una naturale estensione
della Business Intelligence. I processi più comunemente associati al
Performance Management sono infatti quelli del budgeting, del planning e del
forecasting, mentre le metodologie correlate più note sono le Balanced
Scorecard e l’Activity Based Management. È comunque facilmente
ipotizzabile che, trattandosi di una tematica così ampia e complessa,
le definizioni – a cui ha dato un buon contributo iniziale Gartner nel
2001 – evolveranno ulteriormente nel tempo, focalizzandosi comunque intorno
ai Key Performance Indicator, ovvero agli indicatori di sintesi, strumenti
per misurare le prestazioni complessive del sistema aziendale. Proprio i concetti
di misurazione e di gestione del sistema – raccordando la strategia e
gli obiettivi di medio e lungo periodo con le scelte tattiche di allineamento
del business – sono gli elementi centrali su cui si incardinano i sistemi
di Corporate Performance Management. Contenere i rischi insiti nei grandi
progetti
Per ciò che concerne un settore come quello creditizio
e finanziario, oltremodo complesso e soggetto a variabili di rischio
numerose e differenziate, l’applicazione dei sistemi di Corporate
Performance Management innesca una molteplicità di tematiche:
ad esempio, la diffusione di una cultura della performance, la
capacità dell’organizzazione aziendale di cogliere
e governare al meglio il meccanismo di causa-effetto di un intervento
strategico/tattico. Oppure ancora la fluidità della comunicazione
interna alla struttura aziendale o il forte carattere time-consuming
tipico dei progetti ampi e totalizzanti di tipo corporate.
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Come afferma Franco Arzuffi,
Responsabile Applicazioni Governo e Controllo di SGS (Società Gestione
Servizi) – Banco Popolare di Verona e Novara, «Le
aree di processo interne alla banca possono essere classificate
secondo uno schema quadripolare, articolato in Area Commerciale/Cliente,
Area Rischio, Area Finanza e Controllo e AreaRisorse/Operational.
In questo quadro, la strutturazione di un sistema di Corporate
Performance Management ha anzitutto la funzione di affrontare,
con sano pragmatismo, le tematiche di Performance Management
per passi successivi, contenendo i rischi insiti nei progetti
dimensionalmente importanti e fortemente innovativi. Non solo,
ma nel porci l’obiettivo di estrarre i processi e gli
indicatori di performance per ciascuna area e ciascuna attività,
siamo anche in grado di definire un comune metodo di controllo,
che ci consentirà in prospettiva di gestire l’intero
sistema in modo integrato e omogeneo».
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Una chiave di volta per il governo del business bancario
La presenza
di una tecnologia abilitante, in grado di rilevare e di misurare
le performance dei servizi interni ed esterni, è uno strumento
indispensabile, chiave di volta per governare le molteplici leve
del business bancario. Per soddisfare queste esigenze di governo,
a livello business e operativo, il Banco Popolare di Verona e Novara
si avvale da tempo di SAS nel realizzare le diverse componenti
di Performance Management. «La presenza di SAS nel sistema
informativo del Gruppo BPVN – aggiunge Franco Arzuffi – risale
a molto lontano. Le sue radici affondano nelle diverse banche che
oggi compongono
il Gruppo e investono numerosi ambiti cruciali per la gestione
delle attività: dall’area clienti al risk management,
dalla gestione finanziaria all’operational, dalle risorse
umane alla gestione delle performance della rete commerciale. Per
questo,
la scelta di avvalerci di SAS nello sviluppo delle componenti del
Performance Management è apparsa la naturale evoluzione
dei sistemi per il controllo delle prestazioni verso una visione
completa e unitaria dei processi di controllo strategico e di business».
Una visione olistica dei processi aziendali
Gli interventi attuati
in tema di Performance Management nascono come risposta alle esigenze
di efficienza operativa, per strutturare un sistema che consenta
di
valutare l’efficienzae l’efficacia del processo dal
punto di vista della specifica attività e della struttura
di riferimento. «Abbiamo scelto un approccio bottom-up – spiega
Franco Arzuffi –, vale a dire un sistema per individuare,
raccogliere e analizzare gli indicatori di performance da applicare
gradualmente a tutte le aree aziendali, in relazione al loro processo
di maturazione (aziendale e di mercato), con un progressivo allineamento
degli indicatori di redditività, di rischio, di rendimento
e di efficienza». Se da un lato è universalmente
riconosciuta l’esistenza
di indicatori di performance su larga scala, è spesso difficile
trovare la capacità e la possibilità di valutare
questi indicatori in modo completo e integrato.
La visione SAS dei sistemi di Performance Management parte dalle
aree più familiari di attività strategica, di pianificazione
e finanziaria, per abbracciare poi tutte le funzioni aziendali,
incluse le aree di gestione dei clienti, dei fornitori e delle
operazioni, consentendo analisi approfondite, focalizzate e predittive
di ogni area aziendale. «L’evoluzione futura – conclude
Franco Arzuffi – riguarda l’implementazione di
Balanced Scorecard in ambito finance e l’estensione del sistema
di Strategic Performance Management, oggi utilizzato a livello
di
uffici centrali, alle Aree della rete commerciale, per valutarne
le specifiche performance. Saranno poi toccate le problematiche
di
efficienza legate al dimensionamento delle strutture centrali,
l’affinamento
dei processi di budgeting delle risorse umane, contestualmente
al piano di formazione del personale operante in queste divisioni.
Ma la sfida più grande che ci riserva il prossimo futuro,
man mano che il puzzle prenderà forma coprendo l’intera
struttura aziendale, sarà l’individuazione e la mappatura
delle relazioni causa-effetto tra i KPI di questi ambiti secondo
una visione
olistica dei processi aziendali, essenza genuina e vero distillato
di un sistema di Corporate Performance Management». © Copyright dell'editore. L'articolo non è riproducibile senza
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