| Il grande cubo di marmo e vetri sovrasta dall’alto
dei suoi quattro piani la vasta area industriale alla periferia di
Verona.
Nell’atrio, che ospita tra l’altro un grande auditorium,
parte una scala elicoidale che si arrampica fino al soffitto e crea
un effetto ottico di contiguità con l’infinito.
Una
metafora architettonica forse non casuale, visto che il palazzo
ospita il Gruppo Banco Popolare di Verona e Novara,
che negli ultimi anni ha scalato le classifiche più accreditate:
per la testata “BancaFinanza” è al
primo posto assoluto per la Produttività, per “The
Forbes” è al
52° posto assoluto a livello mondiale. Il Gruppo, formatosi
negli anni attraverso un’intensa attività di
acquisizioni affiancata da una sostenuta crescita interna, è composto
da una trentina di società controllate dal Banco
Popolare di Verona e Novara, che ha insieme funzioni di
capogruppo e
di banca commerciale.
Le linee di business sono diverse: corporate banking, retail,
private & investment
e altre tipologie di servizi. Le banche commerciali sono il
Banco Popolare di Verona e di Novara, la Banca Popolare di
Novara e il Credito Bergamasco.
C’è poi una banca specializzata nell’investment
e private banking, la Banca Aletti, che conta anche una quindicina
di uffici situati in importanti città capoluogo per
le attività di
private banking. E, ancora, due banche in Lussemburgo e in
Svizzera, nonché società di prodotto, una merchant,
una fiduciaria, e altre realtà. Per un totale di 1.200
sportelli, concentrati per la maggior parte nel nord Italia.
I numeri testimoniano l’ottima
salute del Gruppo: 39,9 miliardi di euro di crediti alla clientela,
41 di raccolta diretta e 70,2 di raccolta indiretta. Ma
i dati più significativi
sono quelli relativi al rapporto total cost/income (56,3%)
e al Roe annuale rettificato (17,5%), che fanno del Gruppo
Banco Popolare di
Verona e Novara il primo gruppo bancario d’Italia per
redditività.
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All’interno del Gruppo opera SGS (Società Gestione
Servizi), creata formalmente nel 1999 e diventata operativa
nel corso del 2000 per fornire servizi IT alle società del
Gruppo. Le 900 persone di SGS si dividono tra le attività di
back-office (430 persone nelle sedi di Modena e Novara),
quelle IT, in cui lavorano circa 400 persone tra Verona
e Novara, e quelle della logistica nei tre poli logistici
di Modena, Verona e Novara. La logistica di cui si occupa
SGS comprende tutta la parte relativa al magazzino (in
pratica la modulistica) e le spedizioni, mentre la parte
immobili è gestita direttamente dalla capogruppo.
Direttore
Generale di SGS è Giovanni Pietrobelli.
Veronese, appassionato sciatore, amante della lirica (siamo
nella città dell’Arena) e della buona cucina,
Pietrobelli ha vissuto tutta la fase di espansione del
Gruppo e la nascita e lo sviluppo di SGS. |
Ingegner
Pietrobelli, qual è la
missione di SGS?
Quella di fornire al
Gruppo servizi IT, back-office e logistica,
con l’obiettivo di ottimizzare i processi e il
contenimento dei costi attraverso sinergie nel Gruppo, economie di
scala, high tech e skill specializzati. I servizi offerti vanno dall’elaborazione
dei dati, alla manutenzione software, dalla progettazione, ai sistemi
periferici, dalle piattaforme dipartimentali, alla gestione amministrativa
e finanziaria, a quella di incassi e pagamenti, all’help desk,
alla logistica, al supporto organizzativo. Insomma, SGS è il
centro nevralgico di competenza del Gruppo per quel che riguarda
l’information technology, il back-office e la logistica.
Per
fare un esempio, se il Gruppo decidesse di avviare un progetto
di revisione globale dei sistemi informativi, SGS sarebbe la
realtà di riferimento?
Sicuramente sì, ma il coinvolgimento
di SGS è ancor più significativo. La nostra società,
infatti, definisce con la capogruppo e le banche i piani triennali.
Nel 2004 il gruppo ha elaborato un piano
strategico cui è stato dato un orizzonte decennale, in cui
sono fissati gli indirizzi e gli obiettivi. I piani industriali attuativi
hanno un respiro triennale e vengono declinati dalle singole società in
coerenza con gli obbiettivi complessivi del Gruppo; per quel che
riguarda i mondi IT e back-office, SGS ha un ruolo centrale ed esclusivo.
Tutto
questo delinea una realtà di allineamento tra IT e business
che molte società, con non poche difficoltà,
stanno cercando di perseguire. È così?
La
strategia IT del Gruppo è studiata per
supportare il business. Le decisioni vengono prese da un Comitato
di Gruppo, che si riunisce una volta al mese, di cui sono membri
i Direttori Generali e gli Amministratori Delegati delle Banche e
Società del Gruppo. Ma c’è di più. All’interno
della capogruppo esiste la Divisione Operativa che è responsabile
di coordinare l’evoluzione e la gestione degli aspetti organizzativi,
tecnologici, ambientali, strutturali e operativi; ebbene, questa
Divisione è guidata dall’amministratore delegato di
SGS. Insomma, a SGS, e quindi all’innovazione tecnologica,
viene riconosciuto un ruolo strategico fondamentale, che supera del
tutto l’immagine, piuttosto retro, del centro EDP come mero
centro di costo.
Da
qualche anno, la gestione delle informazioni aziendali ha assunto
una valenza strategica, soprattutto all’interno di una
visione di “azienda estesa”. In prima fila, le
banche e le loro politiche di approccio ai clienti acquisiti
e potenziali…
Il nostro Gruppo ha da
sempre scelto evoluzioni per fasi successive; come dire, passi brevi
ma ben cadenzati, in
un’ottica di crescita lineare. I primi bisogni a livello di
informazioni sono emersi cinque-sei anni fa. Per capirne il senso,
devo fare una premessa storica. Fino a cinque-sei anni fa, appunto,
la nostra organizzazione era focalizzata sugli sportelli, il cui
numero, nell’ultimo decennio, è cresciuto a dismisura
con le varie operazioni di acquisizione e di fusione: da 160 agli
attuali 1.200. Mi riferisco in particolare alla fusione con il Banco
di S. Gemignano e S. Prospero, poi l’acquisizione del Credito
Bergamasco, per arrivare nel 2002 all’integrazione con la Banca
Popolare di Novara. Si tratta, come si vede, di banche locali, molto
legate al territorio.
Questo,
come è noto, favorisce il contatto, si potrebbe dire “ad
personam”, della banca con il cliente...
Proprio
così. Per questo, a livello centrale
non è mai stata veramente avvertita l’esigenza di conoscere
a fondo il profilo dei singoli clienti e i suoi comportamenti d’acquisto,
visto che le singole banche e le loro filiali, avendo il rapporto
diretto con il cliente, erano in possesso, seppur non in modo standardizzato,
di queste conoscenze. L’esigenza di una conoscenza
dei clienti
anche a livello centrale è nata per indirizzare meglio e rendere
più efficaci le campagne di marketing.
Qual è stato
il primo passo verso questa direzione?
La creazione
di un database cliente che potesse supportare, appunto, le campagne
e le iniziative di marketing che
cinque anni fa ci apprestavamo a lanciare. Il grosso del lavoro era
dedicato all’acquisizione dei dati del cliente, alla possibilità di
estrarre liste, e altro ancora. In un secondo momento è nata
l’esigenza di supportare la rete non solo per quel che riguarda
le campagne, ma anche nella fornitura di informazioni utili
relative a clienti critici, a eventi commerciali, e così via.
Una
svolta significativa. Ne è conseguito un ripensamento
dell’organizzazione?
Certo, c’è stata una completa
riorganizzazione della rete, attraverso la creazione dei centri impresa
che servono
solo clienti della corporate e l’assegnazione presso le filiali
delle figure dei gestori. Una peculiarità del Gruppo
sta nel fatto che la clientela private è seguita da Banca
Aletti senza però dover chiudere i rapporti che ha tradizionalmente
con le filiali d’origine, quindi le reti commerciali seguono
i clienti solo fino al segmento affluent. In pratica, questi clienti
private possono continuare a mantenere i rapporti con la Filiale
prescelta, che però assume un ruolo meramente operativo,
d’appoggio.
Il
discorso sulle campagne di marketing e sul supporto informativo
alla rete in pratica ha introdotto l’argomento Business
Intelligence. Può darne una definizione?
Secondo
me la Business Intelligence consiste in un insieme di strumenti che
servono soprattutto a dare una forma
sistemica alle idee delle persone dell’azienda. Inoltre, essa è di
grande utilità nel far diventare patrimonio comune (quindi
non più appannaggio di pochi) un insieme di informazioni e
di modalità di analisi, e, da tutto questo, realizzare una
gestione ottimale della conoscenza.
A
quale punto della catena della gestione della conoscenza colloca
la Business Intelligence?
Nella parte oggi
più gestibile, quella
cioè relativa alla conoscenza strutturata. Dove c’è una
tecnologia più matura, è possibile sistematizzare e
rendere più fruibile la conoscenza, che in pratica si riesce
a riassumere in un algoritmo. Per quel che riguarda invece la conoscenza
destrutturata, c’è ancora molta strada da fare.
Per
veicolare la massa delle informazioni, per arrivare al cuore
del database quali strumenti avete utilizzato?
Per quel che riguarda l’area commerciale,
abbiamo utilizzato strumenti SAS soprattutto nell’ambito del
customer insight e per la costruzione del database
clienti. Vorrei però sottolineare un aspetto importante: abbiamo
utilizzato la tecnologia di Business Intelligence SAS per le problematiche
legate
non solo ad aspetti commerciali, ma anche ad aspetti interni relativi
a SGS e al Gruppo. In SGS, abbiamo sviluppato sistemi per
il controllo del livello dei servizi, che monitoriamo costantemente
per verificarne la congruenza rispetto a rigorosi service
level agreement predefiniti.
Per
quel che riguarda il Gruppo?
Qui la piattaforma
SAS è attiva nell’area
del personale, in particolare per pianificare e controllare
i budget e l’andamento dei costi del personale e per verificare
alcune problematiche di tipo operativo. La soluzione SAS ci consente
infatti
di controllare i carichi di lavoro della rete, relazionarli con il
numero di persone presenti in filiale, in modo da capire se sono
correttamente dimensionati, ma soprattutto di fare previsioni “what
if”, al fine di soddisfare domande come: cosa avviene se un’attività viene
spostata dalla filiale al centro?
Qual è il vantaggio più importante
che il Gruppo Banca Popolare di Verona e Novara ha acquisito dall’adozione
di strumenti di Business Intelligence?
Il beneficio
più rilevante è dato
dalla stessa natura insita nella Business Intelligence: rendere
possibile a tutte le persone dell’azienda la condivisione di
un patrimonio di conoscenze altrimenti disponibile solo per pochi.
Ciò vuol
dire anche avere abbattuto i confini tra centro e periferia, che
oggi interagiscono e parlano un linguaggio comune. Per il nostro
Gruppo, questo rappresenta un risultato di valore assoluto. All’inizio,
non sono certo mancati gli ostacoli: una significativa resistenza
culturale da parte del personale, la difficoltà di costruire
una business case sulla Business Intelligence, la difficoltà di
stimare in modo efficace il ritorno dell’investimento. Oggi
con SAS abbiamo raggiunto alcuni benefici tangibili sia in sede sia
in periferia: oggi le Filiali possono seguire direttamente
l’andamento
delle performance nella gestione dei propri portafogli di clientela,
i nostri specialisti di prodotto possono condurre analisi
in completa autonomia e senza più dipendere dalle strutture
centrali,
come il marketing o il controllo di gestione, le
campagne di marketing che lanciamo hanno tassi di redemption molto
interessanti
grazie anche all’intenso utilizzo delle capacità di
analisi predittiva degli strumenti SAS. Così come è aumentata
la capacità di analisi
e di reazione da parte degli uffici di SGS a fronte di KPI relativi
ai servizi di IT non rispettati o in prossimità del superamento
dei limiti.
Nell’area del personale l’applicazione delle soluzioni
SAS ci consente di migliorare notevolmente la capacità previsionale
di spesa e la conseguente miglior allocazione delle risorse di budget – un
tema particolarmente caro alle realtà bancarie – mentre
nell’ambito della rete commerciale l’analisi predittiva
dei volumi di operazioni ci consente di anticipare l’andamento
ciclico dei carichi di lavoro della rete, permettendo così di
intervenire in modo capillare e programmato nelle Filiali dove si
prevede il maggior carico di lavoro.
Con
SAS avete creato anche dei cruscotti per il monitoraggio dell’andamento
dei segmenti della clientela e per la misurazione dei risultati
delle campagne di marketing?
Sì, li abbiamo creati seguendo un criterio
di specializzazione per segmenti di clientela: corporate,
retail (e, all’interno del retail, clientela
affluent e universale),
piccole e medie imprese. Lo scopo fondamentale è riuscire
a dare in modo sintetico tutte le informazioni necessarie al personale
che opera sulla cosiddetta “linea del fuoco”, ai quali,
in primis, questi strumenti sono utili. Le informazioni erogate sono
le più varie: dai clienti a rischio di abbandono a quelli
a rischio di credito, agli eventi in agenda, ad altro ancora.
Al
di là dei risultati, si può ricavare da questa
vostra esperienza di Business Intelligence una modalità d’azione
generale?
Il progetto, come è nostro costume, è stato
un work in progress di cinque-sei anni. La nostra esperienza dimostra
come sia consigliabile procedere step-by-step, ponendosi ogni volta
degli obiettivi raggiungibili nel breve periodo. Penso che il successo
dei progetti di Business Intelligence stia nel conseguire risultati,
anche piccoli o medi, ravvicinati nel tempo.
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