Da oltre 80 anni SEAT Pagine Gialle propone
servizi di informazione, strumenti di reperibilità e di comunicazione
ad aziende e famiglie italiane. Fa incontrare domanda e offerta,
utilizzando strumenti innovativi, che seguono le ultime tendenze
della tecnologia.
Quella di SEAT Pagine Gialle è una storia di successo costruita
su un marchio assai conosciuto, su una rete commerciale di oltre
1.700 persone, su una tecnologia in costante evoluzione, su un database
di 20 milioni di famiglie e 3 milioni di operatori professionali,
e su una vasta gamma prodotti che garantisce la disponibilità di
un vero “sistema” integrato di comunicazione a circa
600mila clienti italiani: 63,3 milioni di volumi distribuiti nelle
case e negli uffici (dati 2006), 32,5 milioni di chiamate directory
assistance (dati 2006) e oltre 307 milioni di visite sulle directory
Internet (dati 2006) mettono in contatto persone e aziende, esigenze
e soluzioni e favoriscono gli scambi economici.
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Al vertice l’Amministratore Delegato Luca
Majocchi, un passato in Pirelli, Unicredit Banca,
McKinsey & Company. E un presente rivoluzionario e
innovativo, che poggia non sulla classica visione dell’azienda,
ma che alla struttura aziendale chiede un nuovo approccio
e una nuova mentalità. Viaggio all’interno
di una realtà leader nel suo settore, guardata con
interesse anche dai player internazionali, che stanno tentando
di carpirne i segreti.
Dottor Majocchi, come si
sono evoluti il vostro business e i sistemi di supporto
decisionale da voi utilizzati, negli anni?
Per rispondere a questa domanda occorre ricordare il contesto nel quale SEAT
Pagine Gialle opera e cercare di capire come oggi viene concepita la gestione
aziendale. |
L’azienda opera in un ambiente caratterizzato da forte incertezza,
e lavora su modelli a rete costruiti con clienti, partner e con la rete stessa.
Le informazioni sono il cuore sia dell’attività aziendale, che della
relazione con i nostri prospect. Gli strumenti informatici
che tipicamente le imprese come la nostra utilizzano per analizzare
e far circolare le informazioni
sono generalmente di tipo Bottom up: in questo caso, compito dei
Sistemi Informativi e nello specifico della Business Intelligence è indicare “quali” cose,
aziendalmente occorre saper fare. Per esempio, nel nostro caso,
un sistema di Business Intelligence può indicare come sviluppare al
meglio il core business, nell’ambito dell’editoria e delle relative
consultazioni delle informazioni che forniamo; e come meglio soddisfare
la nostra clientela,
ossia gli inserzionisti e i consultatori. Questo livello di profondità d’analisi è molto
diffuso tra le aziende, e ciascuna realtà imprenditoriale utilizza
strumenti di Business Intelligence che prevedono modelli e segmentazioni.
Ma a mio parere è ancora
la parte meno interessante di tutto il sistema.
Intende dire che c’è un
modo più “interessante” di guardare ai sistemi
di Business Intelligence?
Esatto: ciò che è davvero innovativo è iniziare
a pensare che la performance dell’azienda dipende dall’impegno
del singolo. L’elemento topico che la tecnologia supporta è il
fatto che le informazioni che circolano in maniera corretta, sulle
quali si effettuano analisi, riescono a plasmare, aldilà del
risultato specifico, l’intera organizzazione.
Può fare un esempio di
questa “forza” che la Business Intelligence porta
con sé?
“È molto semplice: se un agente venditore,
quando accede allo smartphone, ha sotto controllo le informazioni
relative a quanto sta vendendo, e allo stesso tempo anche gli indicatori
di quanto sta guadagnando, è in grado di capire che esiste
una correlazione tra il lavoro e il guadagno personale. Questa è,
per me, la miglior funzione della Business Intelligence.
Oltre ai venditori, il concetto
può essere sposato anche
da altre funzioni all’interno dell’azienda?
Certamente. SEAT Pagine Gialle si è dotata
di uno strumento, chiamato Wiki-SEAT, che viene utilizzato come knowledge
repository. Una sorta di portale per la condivisione delle informazioni.
Siccome
nella nostra azienda è fondamentale lo status informale delle
persone, la loro interazione e competenza relativa al ruolo che
ricoprono – e stiamo parlando di 9.000 dipendenti – abbiamo
affidato a Wiki-SEAT il compito di far condividere il knowledge,
e dunque confermare lo status del singolo. Ogni persona ha così presente
quanto è importante, nella vita aziendale, il suo ruolo.
Per esempio, attraverso Wiki-SEAT ogni dipendente può osservare
dove sia collocato il lavoro all’interno della logica aziendale
e quanto ogni tassello dell’azienda collabori al miglioramento
della performance.
Il concetto sottostante?
Dalla condivisione
delle informazioni è il
social networking a guadagnare maggiormente. E le tecnologie rivestono
un ruolo centrale nella creazione del contesto sociale delle aziende.
Per questo è così importante poter contare su un
apparato tecnologico innovativo e in grado di trasformare l’informazione
in leva strategica. Negli ultimi quattro anni SEAT Pagine Gialle
si è impegnata, e ha speso 80 milioni di euro per rinnovare
tutti i propri Sistemi Informativi, creando un sistema che oggi
si presenta come aperto e distribuito. Il progetto ha seguito
le logiche di Internet, ossia non più mainframe, ma un insieme
di dati object oriented, e una grande struttura di connessione
in continuità. Possiamo affermare che SEAT Pagine Gialle
utilizza oggi un mix di applicazioni e di social networking per
creare il
suo contesto operativo. E la circolazione delle informazioni è libera
e produttiva.
In questo modo lei ha “cambiato pelle” alla
sua azienda…
Sono
stato chiamato essenzialmente per questo compito. La logica vuole
prima la destrutturazione dell’esistente, senza occuparsi
di cosa succederà successivamente: l’azienda aveva
bisogno di un ambiente nuovo, con alla base una logica di tipo
Bottom up, virale. Non le classiche ristrutturazioni aziendali.
Piantato questo seme, si è trattato solo di fornire alle
persone gli incentivi giusti. Gli esempi in questo senso sono relativi
non solo alle persone e alla loro concezione del lavoro all’interno
dell’azienda, ma anche all’innovazione di prodotto,
che seguiamo costantemente. Per esempio, SEAT Pagine Gialle è stata
la prima azienda a creare un motore di ricerca. Ma non eravamo
soddisfatti del risultato ottenuto. Abbiamo allora affidato a
una figura creativa
il compito di migliorare il servizio, lasciandole la massima libertà.
Dal suo genio è nato uno strumento che consente di visionare
video pubblicitari su Internet. Videoclip di 45 secondi pubblicizzano
locali e servizi: oggi sono già 25mila i video commerciali
attivi. Internet è passato dal testo al video. Quello che
forniamo è una sorta di “YouTube utile”, che
avrà sicuramente forte risonanza, se si pensa che noi, insieme
solo a un altro motore di ricerca, costituiamo l’intero
mercato dell’advertising on line. E che siamo dominanti
nel mercato delle PMI. Non solo, con i siti disponibili in quattro
lingue, siamo anche leader per l’advertising on line di tipo
Business to Business, per le imprese che desiderano importare
ed esportare, grazie alla società Europages. E questo è un
mercato dal quale, in futuro, ci attendiamo molto.
Dove
si colloca in questo contesto di forte dinamismo un partner come
SAS?
SAS possiede l’ottima qualità di conoscere bene gli
aspetti di metodo
legati al nostro lavoro. Il suo ruolo è quello di portare non solo tecnologie
ma, appunto, metodi. Il suo posizionamento tra i competitor è il migliore
in assoluto. Se SEAT Pagine Gialle ha una qualche richiesta, SAS sicuramente
ne possiede già la risposta. Ha la disponibilità degli
strumenti e la competenza per fornire lo strumento abilitatore.
Secondo me deve proseguire in questo: saper “fare” bene.
SAS investe sui sistemi
di Analytics, quella è la competenza
su cui noi puntiamo.
Il vostro business è molto
legato alla gestione delle informazioni. Come vi approcciate
a questo tema?
Amo dire che noi siamo “ordinatori del mondo”, classifichiamo tutto.
Siamo “tassonomizzatori”. Come prevede si svilupperà il
futuro di SEAT Pagine Gialle?
Da una parte proseguiremo nella nostra attività, cercando di capire se
le funzioni già “state of the art” potranno continuare a crescere
al
meglio delle performance. Dall’altra parte, siamo molto interessati a
scoprire
cosa succederà su Internet. Quell’area è una palestra interessante
per gli sviluppi del business. In questo ambito, sempre con SAS, sarà interessante
osservare l’evoluzione del tema del Web Analytics. Se, infatti, molti strumenti
a disposizione seguono ancora la vecchia logica dei mercati strutturati, sarà curioso
vedere come gli strumenti di Business Intelligence potranno trovare applicazione
in rete, per aiutarci a comprendere i dati non strutturati.
Una sfida interessante…
L’on
line merita attenzione, perché è su quel terreno che si misurerà la
discontinuità col passato. E l’unico modo per restare attori di
riferimento in quel mercato sarà indossare velocemente nuovi occhiali,
per capirne le dinamiche. Ritengo che il futuro non possa essere previsto appieno.
Certo, ogni
azienda investe risorse ed energie per prevederlo, specie nel lungo periodo,
ma ci sono tante dinamiche di cui occorre tenere conto. Partendo proprio dalla
Business
Intelligence.
In questo futuro non
prevedibile vuole provare ad azzardare quale sarà la
logica che le aziende dovranno seguire per crescere e non restare
al palo?
In sintesi: progettare strategie non è utile.
Al massimo serve pensare a un “senso della direzione” in
cui si va. Secondo elemento: le organizzazioni sono chiamate
a fare “rete” per
costituire una buona massa critica, e allo stesso tempo, a mantenere una
forte attitudine al
cambiamento. E gli strumenti analitici aiuteranno sempre più a capire
i meccanismi che governeranno i sistemi.
La Business Intelligence
sarà secondo
lei di pertinenza anche delle aziende di piccola e media dimensione?
Direi
di sì, a patto
che sempre più si organizzino in distretti, e poi in sistemi a rete,
retti da piattaforme a disposizione anche del singolo.
Il futuro poggia inevitabilmente
sul presente, su persone e competenze.
Come valorizza entrambi
questi aspetti all’interno
di SEAT Pagine Gialle?
Come detto, sono stato chiamato in azienda
nell’anno 2000 per ridare un senso strategico a SEAT Pagine
Gialle. Ho puntato a mantenere all’interno processi che
fossero il massimo dell’efficienza, e ad alto valore aggiunto,
esternalizzando gli altri. Un esempio? Comporre le pagine delle
classiche Guide è oggi un’operazione che richiede
competenze specifiche, risultato di un processo efficace basato
su una piattaforma
tecnologicamente avanzata, unica al mondo, chiamata SEM (Sistema
Editoriale Multimediale). Gli operatori lavorano su più database,
ottimizzando gli elementi a disposizione, e compongono in questo
modo un milione di inserzioni l’anno. Per fare questo occorre
del personale qualificato e motivato: oggi, dopo aver cambiato
il 30% dei dipendenti, possiamo contare sull’80% di persone
laureate. Per questo affermo senza problemi che la nostra è una
knowledge company.
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