Le note di Mozart lo accompagnano sempre durante
le lunghe giornate lavorative nel suo ufficio situato al terzo piano
dell’austero palazzo del Ministero di Grazia e Giustizia, dov’è approdato
due anni fa, rispondendo alla “chiamata alle armi” del
guardasigilli. Nulla di sorprendente, perché Franco
Maria Piantelli, brianzolo, di esperienza gestionale di alto livello nel
campo della pubblica amministrazione ne ha da vendere: vice segretario
generale di un comune lombardo, “cacciatore di teste” presso
la Sea, city manager a Pioltello, poi a Lecco; il tutto inframmezzato
da esperienze varie nel privato. Oggi, Piantelli è responsabile
del Secin (Servizio Controllo Interno) presso il Ministero di via
Arenula.
Dottor
Piantelli, qual è il compito della struttura di cui è responsabile?
Il Secin ha la missione di garantire la
congruità e la coerenza degli obiettivi interni del Ministero
della Giustizia con i programmi del governo. La sua nascita viene da
lontano, coincide con l’avvento di questo governo, che si è presentato
al paese con un piano di grande respiro per la riorganizzazione della
pubblica amministrazione. Il programma viene “sezionato” in
una serie di grandi strategie e missioni; esso assegna al Ministero
della Giustizia trentanove obiettivi, da perseguire coinvolgendo l’intera
struttura; il Ministero li ha poi condensati in dieci obiettivi strategici
interni. In pratica, attraverso l’attività di monitoraggio
e controllo, il Secin si pone l’obiettivo di mettere in condizione
chi gestisce le realtà facenti parte dell’ordinamento
giudiziario di estrinsecare al meglio le proprie attività.
Stabilire
gli obiettivi è importante, ma è sufficiente?
Certo, per conseguire una programmazione strategica
siffatta non basta definire gli obiettivi, ma occorrono persone e strumenti
adeguati all’interno dell’organizzazione. Importante, secondo
me, è creare un certo consenso intorno alle iniziative da parte
dei quadri al vertice dell’organizzazione; penso innanzitutto
ai capi dipartimento e ai direttori generali. Al fine di realizzare
il programma strategico, cioè la parte
delegata dal governo al Ministero della Giustizia, ho coinvolto quelli
che poi dovrebbero concretizzarla con le scelte di programmi interni,
coerenti dal punto di vista dei contenuti alle direzioni indicate dal
Ministro che in sé recepiva i 39 obiettivi che il governo gli
assegnava. Un compito facilitato dal fatto che oggi al Ministero della
Giustizia si lavora finalizzando i propri sforzi, per raggiungere cioè gli
scopi prefissati. Un’ovvietà, forse, che però in
passato non era stata mai perseguita. Questo accade grazie alla messa
a punto di una serie di strumenti. In primis, una direttiva del Ministro
che reitera ogni anno i dieci obiettivi generali, consentendo a ciascun
capo dipartimento di definire coi propri direttori generali le attività specifiche
per perseguirli.
Quali
strutture/dipartimenti compongono l’organizzazione?
La struttura che deve concretizzare i dieci
obiettivi è piuttosto complessa, essendo formata dal Dipartimento
per l’organizzazione giudiziaria, che chiamiamo con l’acronimo
DOG, il Dipartimento di amministrazione penitenziaria (DAP), il Dipartimento
affari di giustizia (DAG), l’area della giustizia minorile. Completano
la struttura gli archivi notarili, che non costituiscono in sé un
vero e proprio dipartimento, bensì una direzione generale, dotata
di un bilancio autonomo.
Immagino
esista un’area It. Di quale dipartimento fa parte? Quali
sono i suoi compiti?
La Direzione Generale dei Sistemi Informativi,
inquadrata nel Dipartimento Organizzazione Giudiziaria, sviluppa, gestisce
e offre i suoi servizi a tutti i dipartimenti. Per semplificare, velocizzare
e razionalizzare le decisioni in questo campo è stata costituita
la Conferenza dei capi di dipartimento, che ha il compito di coordinare
i rapporti tra i vari dipartimenti per quel che riguarda gli investimenti
nell’informatica.
Tutto
questo ricade sotto il controllo del Secin…
Il Secin ha il compito di garantire che tutti
i programmi e i progetti definiti dai vari dipartimenti vengano conseguiti
secondo quanto previsto in termini di budget, tempi, risorse umane
e altro ancora. Controlla tutta l’attività gestionale
e, su questa base, valuta la capacità e l’inclinazione
dei capi dipartimento e dei direttori generali nel conseguire i risultati
previsti, nonché il modo di gestire le risorse economiche e
umane.
Quale
filosofia è sottesa a questo cambiamento?
Il Secin ha introdotto la programmazione strategica,
la gestione per obiettivi, i sistemi di valutazione delle prestazioni.
E' in via di implementazione la customer satisfaction e si cerca di
introdurre la contabilità economica. Dopodiché bisognerà anche
rivisitare le strutture organizzative, un compito difficile perché andiamo
a toccare elementi molto consolidati. Abbiamo ridisegnato l’intera
organizzazione della giustizia minorile, già approvata dal Ministro;
ora sul tavolo del Presidente del DAG c’è la proposta
di riassetto delle direzioni generali. Lo stesso si sta facendo per
il DAP. Riorganizzare non è facile; ad oggi, non sappiamo esattamente
chi fa che cosa. A parte i livelli alti, tutto il resto della struttura è una
nebulosa che va esplorata con una certa razionalità, sistematizzata,
e ingegnerizzata. La filosofia sottesa a questa azione è che
non si può costruire
una strategia su una struttura, come s’è fatto sinora,
semmai occorre fare il contrario.
Per
fare questo usate dei parametri e delle metodologie?
Abbiamo messo insieme una serie di indicatori,
correlati ad ogni specifico programma nella convinzione che non esistono
degli indicatori che vanno bene per tutti. Credo che ciascun progetto
o programma abbia in sé gli elementi da cui trarre indicatori
per verificare se il loro andamento è in linea rispetto a tempi
e risorse. Nel caso ci siano degli scostamenti, interviene direttamente
il Secin.
Può dare
un’idea di grandezza?
Dal 2002 al 2004, abbiamo processato 173 programmi,
denominati PEA (Programmi Esecutivi d’Azione), avviati dai vari
dipartimenti. Sono stati definiti anno per anno, e realizzati, in tutto
o in parte, perché qualcuno è cambiato strada facendo,
altri si sono trovati di fronte elementi non previsti, come i tagli
disposti da una legge finanziaria. Fino a quando si tratta di controllare
un numero come quello appena detto, che pure non si può considerare
basso, si può ricorrere ai mezzi tradizionali. Da quest’anno,
però, la gestione per obiettivi è estesa a tutto il territorio
nazionale. Quindi prevediamo che i programmi esecutivi saranno moltissimi.
Da qui, la necessità di acquisire strumenti sofisticati per
garantire il controllo della complessità.
Qui è iniziata
la collaborazione con SAS?
Sì, abbiamo chiesto a SAS di
costruire insieme al nostro team un programma che consentisse di visualizzare
gli elementi fondamentali della scheda su cui i vari direttori generali
devono redigere un piano esecutivo d’azione: titolo, fasi in
cui si articola, contabilità economica e finanziaria, persone
impegnate, tempi, indicatori, e altro ancora. Tutto questo in passato
veniva fatto a mano. Abbiamo fatto in modo che l’esperienza pregressa
venisse trasfusa in un sistema capace di processare le informazioni
attraverso l’Ict, con l’obiettivo
di avere dagli angoli più remoti del Paese tutte le informazioni
sull’andamento dei programmi operativi territoriali.
Può descrivere
l’iter dei dati?
I dati riguardanti ciascun PEA vengono inviati
al Secin dai singoli centri di servizio di controllo di gestione da
noi istituiti a livello dipartimentale per controllare, a loro volta,
la coerenza tra i costi e i programmi dei dipartimenti. Ogni tre mesi
monitoriamo l’andamento delle attività coinvolgendo i
controlli di gestione. Ma non è tutto. Per quanto riguarda il
territorio a cui estenderemo le metodologie di lavoro, abbiamo individuato
i referenti che invieranno i dati ai controlli di gestione dipartimentali,
questi li invieranno a noi che faremo una verifica di tipo strategico.
Torniamo
allo strumento di Business Intelligence di cui il Secin si
avvale per tutte queste attività di monitoraggio e di
gestione delle risorse…
Sì, uno strumento di Business Intelligence
che aiuta a prendere decisioni sulla base dell’andamento delle
attività in corso era proprio quello che ci serviva. Un sistema
piuttosto complesso, com’è complessa la nostra organizzazione,
ma che pensiamo potrà notevolmente snellire e velocizzare le
attività. Siamo nella fase finale, per il momento il sistema
SAS è stato installato presso DAP e DGM, dove lo stanno sottoponendo
a vari test. Il sistema SAS ci consentirà di eseguire il monitoraggio
in tempo reale, cosa che eviterà di presentare al Ministro report
già datati (come accade ancora oggi utilizzando Excel), bensì permetterà di
mostrare l’andamento momento per momento della direttiva, e di
individuare le eventuali criticità.
Avete
definito degli indicatori?
Certo, sono indicatori di qualità, di
quantità, di percentuale, di tempo, di stati di avanzamento.
Naturalmente, sono tutti molto legati alle attività del Ministero.
Faccio un paio di esempi. Quando si costruisce un carcere nuovo normalmente è importante
conoscere stati di avanzamento, capitali investiti sino a un dato momento,
tempo trascorso. Nel caso si debbano ridurre le spese di intercettazione
telefonica e, nel contempo, effettuarle meglio, gli indicatori adottati
danno in ogni momento la situazione.
Nella
pubblica amministrazione, ci sono strutture simili al Secin,
e quante si avvalgono di strumenti di Business Intelligence?
I ministeri hanno il compito istituzionale
di implementare strutture adeguate per attività di controllo
e monitoraggio; alcuni sono andati bene, altri meno bene. In questo
contesto, il Secin viene considerato un centro di eccellenza, un punto
di riferimento. Per quel che riguarda l’adozione di strumenti
di Business Intelligence, mi risulta che alcuni ministeri hanno provveduto
in tal senso. Ma resta il fatto che, anche per l’utilizzo di
questa tecnologia, rappresentiamo per la pubblica amministrazione
una best practice. Anche perché questi strumenti rafforzano
notevolmente non solo la condivisione dei dati lungo tutta la struttura,
ma la collaborazione in sede di definizione dello strumento.
Può approfondire
questo aspetto?
La costruzione dello strumento, che andrà a
regime tra un paio di mesi, ha visto in ogni momento coinvolti non
solo i miei referenti diretti, ma ogni responsabile dei controlli di
gestione. Il tutto, quindi, coerentemente con la politica che abbiamo
adottato per il resto dell’organizzazione, con il coinvolgimento
diretto dei capi dipartimento e dei direttori generali, perché sentissero
questo strumento come proprio, non calato dall’alto.
Quali
vantaggi pensa potranno derivare dall’utilizzo della
soluzione SAS?
Innanzitutto, immediatezza e consapevolezza
dell’andamento generale delle attività gestionali del
Ministero. Da non sottovalutare il fatto che uno strumento di questo
tipo induce all’emulazione i direttori generali, le cui capacità manageriali
saranno valutate rispetto all’andamento delle attività monitorate.
Inoltre, la conoscenza dell’andamento delle attività comporta
risparmio di denaro perché consente di allocare al meglio le
risorse finanziarie, strumentali, materiali, umane. Alla fine, un monitoraggio
costante e puntuale consente anche di rivisitare la struttura organizzativa.
In ultimo la soluzione SAS consente tutta una serie di importanti attività,
compresa la customer satisfaction, perché in buona sostanza
l’ultimo anello della catena di controllo è quel che ne
pensa l’utente finale.
Gli
sviluppi previsti per il futuro?
Estendere la metodologia a tutto il territorio
nazionale, sviluppare la customer satisfaction, definire compiutamente
l’organizzazione secondo le leggi ministeriali e il decreto del
Presidente della Repubblica che disciplinano le strutture organizzative.
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