Anche gli investimenti pubblici hanno i loro benchmark. E il
software targato SAS è molto spesso uno strumento scelto
per misurare le performance. Al Ministero dello Sviluppo
economico, l’Uver (Unità di verifica degli investimenti
pubblici) offre un supporto informativo strategico al dipartimento
per le Politiche di Sviluppo e Coesione, di cui è parte.
Obiettivo: assicurare
che le risorse allocate dalle amministrazioni e dagli altri soggetti
che operano attraverso finanziamenti pubblici vengano spese nei
tempi e nei modi corretti. Il che costituisce
anche, indirettamente, un valido aiuto alle decisioni di politica
economica per lo sviluppo regionale del Paese. “Il nostro è un
sistematico lavoro di lettura e decodifica di tutti i dati relativi
agli investimenti pubblici, che ha lo scopo di verificarne l’efficienza
analizzando l’avanzamento prodotti via via dai singoli interventi
e anticipando anche i futuri comportamenti di spesa”, spiega
Francisco Barbaro, responsabile dell’area Monitoraggio e
statistica dell’Uver. “La nostra materia prima proviene
da banche dati da istituzioni e fonti diverse, la cui interpretazione
comporta spesso difficoltà dovute alle integrazioni dei
dati stessi.
E qui entrano in gioco gli strumenti forniti da SAS”,
aggiunge Carlo Amati, dell’Unità di verifica
degli investimenti pubblici. “Oggi utilizziamo una
serie di moduli avanzati che riguardano funzioni statistiche o
econometriche, aiutandoci poi con la modellistica dell’Enterprise
Miner di SAS. Tra i software più utili al nostro lavoro
di integrazione c’è il Text Miner, che facilita l’elaborazione
di informazioni testuali, non strutturate, contenute nelle descrizioni
dei vari interventi. Un passaggio che ci permette poi di sfruttarle
ai fini statistici”.
Il progetto, tuttora in corso,
si alimenta di una mole enorme di nuovi dati e deve essere continuamente
mantenuto e aggiornato dal punto di vista tecnologico. I risultati
sembrano essere apprezzabili: “Questi strumenti hanno
permesso, in molti casi, di sfruttare informazioni che altrimenti
sarebbero rimaste inutilizzate; in altri casi tali strumenti hanno
permesso di individuare indicazioni errate depositate nella banca
dati e di correggerle mediante metodi statistici”,
conclude Barbaro.
|