Il “fare ricerca” all'Istituto Europeo di Oncologia
non è solo un'intenzione: lo IEO è una struttura
privata, ma non profit da statuto. Questo significa che, fin dalla
sua costituzione, i soci hanno deciso di non ripartire eventuali
utili, ma di reinvestirli in ricerca, tecnologia, valorizzazione
delle risorse umane. Perché lo scopo dell’'Istituto
non è fare profitto, ma fornire prestazioni di elevata qualità ai
pazienti e investire in ricerca e innovazione. Tutto ciò fa
dello IEO una delle più grandi aziende italiane di ricerca
privata, riconosciuta a livello internazionale. Una struttura che
trova quindi nella ricerca e nell'innovazione la sua ragion d'essere.
Ricerca che non viene applicata solo all'area "clinica",
ma investe tutte le aree dell'Istituto. Anche le risorse umane
e la loro formazione.
Persone & Conoscenze ha cercato di indagare
qual è l'approccio nei confronti della formazione in un
istituto come lo IEO, considerato un tempio di innovazione che,
in collaborazione con il Ce.ri.S.Ma.S, il Centro di ricerche e
studi in management sanitario dell'Università Cattolica
di Milano (vedi box), ha realizzato un progetto
per misurare l'efficacia della formazione
in sanità. Al progetto, hanno aderito circa 30 partecipanti
provenienti da 9 aziende. Tra queste IEO e l'Azienda Ospedaliera
di Ferrara hanno
sviluppato un progetto sperimentale "L'ospedale senza dolore" realizzato
sotto il supporto metodologico di Ce.ri.S.Ma.S e con le HR scorecard
di SAS. Ne abbiamo parlato con Daniele Piacentini, Responsabile
Compensation e Sviluppo dell 'Istituto.
Dottor Piacentini, come mai avete
deciso di realizzare un progetto di questo tipo? Quale è stata
la spinta?
Nel 2000 abbiamo scelto di rivedere tutti i nostri modelli di gestione
delle risorse umane e siamo passati da quelli classici a quelli
per competenze. Un passo che abbiamo compiuto partendo dal personale
infermieristico,
tecnico, amministrativo e ausiliario, per un totale di circa 500
persone. Nel corso degli anni abbiamo applicato questa logica di
gestione a tutti i profili e quest'anno iniziamo
un'applicazione sperimentale con il personale medico. Siamo la
prima struttura
italiana che ha un modello di gestione per competenze per i medici
e una valutazione che incide
sulle azioni di merito e sui programmi di sviluppo.
Ci può spiegare le motivazioni
di questa scelta?
Abbiamo
fatto questa scelta perché riteniamo che una prestazione
professionale eccellente dipenda molto dalla conoscenza ma anche
da come ci si comporta nel contesto di lavoro. Se volessimo essere
provocatori, potremmo dire che riteniamo le conoscenze tecniche
secondarie nel determinare elevate performance.
Non perché lo siano realmente, ma perché lavoriamo
con professionisti che hanno percorsi di formazione sulle conoscenze
altissimi; che superano processi di selezione lunghi e accurati
centrati soprattutto sulla verifica delle loro conoscenze professionali;
per questo misurare le conoscenze per noi è secondario.
Quasi tutti hanno livelli molto alti di conoscenze, ma non tutti
sono poi in grado di fornire performance eccellenti.
E per noi il problema principale è garantire che le persone
assicurino, sempre, un livello di prestazione superiore, sia che
si parli di infermieri, tecnici o medici. E le sole conoscenze
non sono garanzia di questo. Per questo incidono altre caratteristiche
delle persone: la motivazione, lo spirito di iniziativa, l'orientamento
al servizio e al prendersi carico dei pazienti e dei loro bisogni,
il saper lavorare in team. Elementi che spesso non fanno parte
dei percorsi formativi.
Lei sta dicendo che si sposta la valutazione individuale dall'aspetto
professionale, che viene dato per scontato, all'aspetto comportamentale...
Un
medico arriva da noi dopo una laurea di 5 anni, 4 anni di specialità,
3 anni di borsa di studio e alla fine di questo percorso solo alcuni
vengono assunti ed entrano a far parte del nostro staff. Se terminato
questo percorso il medico non possiede le qualità tecniche
per fare il suo lavoro, c'è qualcosa che non ha funzionato...
Oltretutto, noi cerchiamo di catalizzare le eccellenze a livello
internazionale, le persone che lavorano con noi devono avere livelli
molto alti di conoscenze. Nel nostro caso l'aspetto principale
riguarda come le persone mettono in atto le conoscenze, quanto
sono in grado
di relazionarsi con
il paziente, tenendo conto non solo dell'aspetto clinico, ma anche
dell'aspetto emotivo, relazionale. Se le persone hanno la spinta
all'innovazione, a fare meglio, se
sanno lavorare in gruppo, questo aspetto non deriva dalle conoscenze,
ma è un qualcosa che riguarda l'attitudine soggettiva, è un
tratto. E questa dimensione è diventata per noi fondamentale.
Fondamentale è dunque per voi non
solo individuare un percorso di cura, relazionarsi con il paziente
con certe modalità...
Si tratta proprio di questo. Di
un'esigenza che deriva anche dalla tipologia di questo lavoro. Un
medico eccellente non è solo
quello che individua il percorso di cura migliore, ma che sa relazionarsi
con il paziente tenendo conto sia della dimensione fisica sia di
quella emotiva e psicologica. Non bisogna dimenticare che trattiamo
con pazienti che hanno patologie complesse e l'aspetto relazionale è importante.
Ci sono però anche altre componenti che non sono relazionali,
come l'accuratezza e l'iniziativa, che sono competenze comportamentali
che possono essere possedute o meno e che sono alla base di performance
eccellenti. Inoltre se siamo un istituto di ricerca che fa innovazione
dobbiamo avere al nostro interno persone che hanno un livello di
iniziativa e spinta all'innovazione alto. Sono quindi diverse le
aree comportamentali che dobbiamo presidiare. Per questo motivo, è necessario
impostare criteri di valutazione che tengano conto di tutti questi
aspetti. Una volta impostati
i criteri di valutazione, definiti i modelli e valutato come ognuno
si comporta nel contesto di lavoro e definiti i criteri di competenza,
punti di forza e debolezza, ci siamo posti il problema di come
'provocare' il miglioramento, come aiutare le persone a crescere.
Appurato che una persona
ha una carenza, come è possibile
aiutarlo a colmare una lacuna?
Questo è un problema molto sentito. Perché qualsiasi
cosa decido di fare, devo poi verificare se ha avuto un impatto.
La formazione deve avere un obiettivo: essere utile. Se devo migliorare
la capacità di gestire il paziente, anche da un punto di
vista relazionale il mio interesse non è solo farlo partecipare
a un corso, ma capire se ha effettivamente migliorato questo aspetto.
Per questo è nata la domanda: "chi misura queste cose?".
Per noi la formazione deve avere un impatto reale sui comportamenti
delle persone, sulle prestazioni che eroghiamo ai pazienti, ma
anche sul contributo che diamo a ricerca e innovazione.
La formazione è di solito
percepita come un benefit e quindi difficilmente se ne misura
l'efficacia...
Se l'azienda dà un benefit, interessa capire se il destinatario
e contento o meno. Se la formazione invece ha come obiettivo che
si modifichi un comportamento, e questo è il nostro caso,
a questo punto è importante verificare se l'esperienza è servita
a migliorarlo.
Il problema è dunque verificare
l'efficacia della formazione?
Certo, questa era l'esigenza.
Ed è stato determinante l'incontro
con Ce.ri.S.Ma.S. Abbiamo deciso di affrontare questa esperienza
in modo esperienziale, cioè condividendo tutti la teoria
e poi mettendoci all'opera. Così è nato un progetto
innovativo e ambizioso. Una sfida. Possiamo entrare nel dettaglio del progetto per far capire ai
lettori quali sono state le fasi principali?
Il progetto si e articolato in due fasi: prima la messa a fuoco
e condivisione di un quadro metodologico di riferimento per la
misurazione dell'efficacia della formazione e poi la sperimentazione
sul campo relativa all'applicazione delle metodologie e degli strumenti
di
misurazione dell'efficacia della formazione.
Possiamo ora delineare come si è sviluppato
il progetto?
Nella prima fase si e effettuata una revisione della letteratura
e di un confronto con le esperienze che ci sono state a livello
nazionale e internazionale di misurazione, dell'efficacia. Poi
si è scelto il metodo che ogni singola struttura voleva
testare e sulla base di questa scelta ci si è divisi in
gruppi. Noi, come anche l'Ospedale di Ferrara (vedi
box), abbiamo
scelto di misurare l'efficacia della formazione attraverso la
metodologia delle Bsc (balanced scorecard, vedi
box). Sulla base di questa
scelta, abbiamo individuato un corso, "L'ospedale senza
dolore", presente in tutte e due le strutture.
Nella progettazione delle balanced scorecard per misurare l'efficacia,
abbiamo lavorato per trovare indicatori il più possibile
non specifici. Lo scopo è stato evitare di costruire indicatori
generici, che servono per misurare solo un corso, perché da
un punto di vista aziendale non sarebbe stato sostenibile. Abbiamo
quindi cercato
di costruire indicatori 'replicabili' per l'80%, un 20% di indicatori
specifici.
La metodologia delle balanced
scorecard viene già utilizzata
all'interno dell'Istituto?
Come IEO eravamo molto familiari con le
Bsc; la utilizziamo come sistema di governance per l'istituto.
La scelta è stata
quella di costruire un modello di Bsc ad hoc per la formazione,
che prevede quattro macro aree (vedi figura sotto) e il nostro
obiettivo era misurare se un'iniziativa formativa è stata
efficace o meno. Innanzitutto, abbiamo stabilito che per noi il
corso si considera efficace se raggiunge gli obiettivi, quindi
in primo luogo deve essere disegnato bene e va progettato correttamente.
Per questo abbiamo voluto inserire anche la misurazione degli aspetti
che riguardano la progettazione nel nostro Bsc di efficacia. E
questo è stato il primo passo. E’ importante verificare
anche se c'è consenso e misurare se si rispettano i tempi
e i costi, perché tutti questi aspetti hanno un impatto
sull'efficacia. Nelle prime due aree (progettazione ed erogazione)
si misurano l'organizzazione interna e il processo che hanno un
impatto indiretto sull'efficacia essendone le precondizioni mentre
nelle
ultime due (soddisfazione & apprendimento e comportamenti & risultati)
si misura di più l'efficacia diretta del corso. La parte
nuova, e più difficile, è l'ultima, in cui andiamo
a misurare le performance per capire se è possibile incidere
su questa area. E la sfida è qua. La nostra idea è stata
progettare su queste prime tre aree l'80% degli indicatori comuni
replicabili
per tutti i corsi, mentre indicatori specifici sono stati modellati
soprattutto sull'ultima area.
Qui siamo nella fase di quadro di riferimento.
Ora arriviamo alla fase di sperimentazione...
Dopo aver definito
il quadro di riferimento ed esserci allineati con l'Azienda Ospedaliera
di Ferrara abbiamo definito le schede
di ogni indicatore. Una volta fatto questo, ci siamo riferiti a
un caso concreto: il corso "L'ospedale senza dolore".
E abbiamo fatto la misurazione secondo i parametri dati. Per fare
questo è stato fondamentale coinvolgere anche il Servizio
Infermieristico e il Responsabile Scientifico del corso senza i
quali non saremmo stati in grado di poter verificare il reale impatto
del corso. Mi piace sottolineare questo aspetto perché il
contributo dato dalla dottoressa Santina Bonardi del Servizio Infermieristico
a questa fase è stato determinate.
Come è avvenuta
la misurazione?
La misurazione è stata fatta ex post, quando il corso era
già avvenuto, quindi non è stato possibile misurare
alcuni parametri. Alcuni dati raccolti, soprattutto sull'ultima
fase, quella delle performance, non sono statisticamente indicativi.
Ma la misurazione dell'efficacia della formazione di questo corso
era comunque sperimentale. Quanto alle prime due aree, progettazione
ed erogazione, la misurazione è avvenuta internamente, per
capire se il corso rispecchiava tutti i parametri che ci eravamo
dati. E i parametri erano stati tutti rispettati. E importante
sottolineare che questo tipo di valutazioni sono fondamentali,
perché consentono
di rimettere in discussione le procedure interne. Ma i risultati
più sorprendenti sono sulle ultime
due aree, perché il corso piaceva a tutti, tutti erano molto
soddisfatti e anche in termini di apprendimenti il risultato era
buono, le conoscenze pre e post corso erano incrementate del 12%.
La metodologia ha permesso di individuare
risultati soprattutto nell'ultima area, quella dei comportamenti.
Ce ne può parlare?
I risultati più sorprendenti sono proprio in questa
area. Il corso "L'ospedale senza dolore" ha come finalità sensibilizzare
il personale medico e infermieristico sulla cultura del "non
dolore". Il presupposto è l'inutilità del dolore
per i pazienti e l'obiettivo è mettere in atto azioni che
permettono di tenere sotto controllo il dolore e, quando possibile,
eliminarlo totalmente. In IEO l'infermiere ha il compito di rilevare
con una scheda il livello di dolore percepito dal paziente. Il
primo passo per noi era capire se, dopo il corso, gli infermieri
compilavano di più odi meno la scheda di rilevazione
del dolore. E questo è un impatto sul comportamento specifico
della persona. Abbiamo analizzato un campione di 40 cartelle cliniche
(un numero poco rilevante, considerando che registriamo 18.000
ricoveri all'anno), ma di più non potevamo fare con in tempi
a disposizione, e abbiamo rilevato che le schede compilate dopo
il corso erano leggermente diminuite. Da questo punto di vista,
il corso non sembra essere stato efficace. Ma sarebbe un errore
trarre conclusioni, poiché il campione di cartelle analizzate
non era significativo. Il risultato è comunque interessante
di per sé, perché se non avessimo fatto questa misurazione
non avremmo mai nemmeno rilevato il dato. E non avremmo fatto alcuna
riflessione. E quale riflessione è emersa
da questo risultato?
Innanzitutto una riflessione su
come strutturare i corsi. Perché si
dà comunque per scontato che il corso serva. E questa misurazione
ci dice che potrebbe non essere così. O forse la parte relativa
alla compilazione della scheda, in quel corso, non è stata
affrontata in modo adeguato per cui i partecipanti potrebbero non
aver ricevuto indicazioni
sufficienti in merito alla complicazione o non averne compreso
l'importanza. Magari controllano il dolore ma non compilano la
scheda! Comunque la misurazione ci ha permesso di valutare se il
corso sia stato progettato bene o meno. Tutti aspetti, che se non
vengono misurati, non possono essere valutati. In questo caso il
corso non è un benefit, poiché la riuscita ha un
impatto sui pazienti. La terapia del dolore prevede che la somministrazione
non avvenga al bisogno, ma il dolore deve essere tenuto sotto controllo
dall'infermiere, che deve valutarlo attraverso una misurazione
e provvedere di conseguenza. Comportamenti, questi, che hanno un
impatto concreto.
Fatta l'analisi sulle 40 schede, si è appurato
che il corso non ha avuto un corretto impatto su quel comportamento.
Che conclusione
avete tratto?
Abbiamo fatto una riverifica in merito alla
progettazione del corso. Perché le Bsc servono non solo
per misurare l'efficacia della formazione, ma anche a misurare
l'efficacia del corso per
capire come riprogettare l'intervento formativo. Inoltre abbiamo
deciso di estendere
il campione delle schede e verificare il risultato per poi eventualmente
effettuare un intervento mirato sulla compilazione della scheda,
magari usando altre modalità formative.
Quale, secondo lei, il merito della tecnologia?
La
tecnologia ha il merito di rappresentare in modo semplice e immediato
il risultato del corso. La Balanced Scorecard e KPI (Key
Performance Indicator) permettono questo. Il software consente
di rappresentare facilmente e sintetizzare e inoltre costringe
a darsi delle regole e rispettarle. Infine se si ha un buon sistema
informativo aziendale molti KPI potrebbero essere misurati in automatico,
sfruttando i dati esistenti in altri data base aziendali e questo
sarebbe fondamentale perché ridurrebbe il costo della misurazione
degli indicatori, che è uno dei principali problemi di questi
metodi ed è una delle obiezioni più forti alla loro
introduzione
Grazie a queste misurazioni, sarete in grado di fare valutazioni
in merito al corso. Quali i passi che seguirete d'ora in poi?
Ci
siamo dati come obiettivo di fare nel primo semestre del 2007 la
misurazione di due corsi reali, non sperimentali come è stato
per l'Ospedale senza dolore. Un corso gestionale e un corso di
area clinica. Saranno corsi che verranno progettati tenendo conto
di questi criteri, per capire se queste misurazioni producono risultati
che possiamo poi gestire. E, se l'esito di queste misurazioni sarà utile,
applicheremo il metodo su tutti i corsi considerati fondamentali.
Le risorse umane come percepiscono queste misurazioni?
Dobbiamo ancora fare un'opera di sensibilizzazione su. E lavorare molto
per trasmettere l'importanza del misurarsi. Ora, con le Bsc,
le persone sono già abituate a misurarsi e a essere misurate;
quindi, non si parte da zero. Nessun percorso formativo è mai
stato progettato prevedendo una misurazione dei comportamenti e
dell'impatto sui risultati e la sensibilità va un po' stimolata.
E poi non c'è ancora la cultura di valutare la formazione.
Questo sì che è molto innovativo.
La formazione è poi sempre percepita
come un costo...
Certo, ma anche qui il metodo e la tecnologia
possono aiutare. Quando la formazione è un investimento? Quando posso misurarne
il ritorno. E la metodologia del Bsc dà modo di misurare
il lavoro e tradurre in valori numerici quanto è qualitativo.
Una sfida, anche perché mi piacerebbe implementare sistemi
e strumenti più sofisticati di formazione, e la mia direzione
condivide questa linea. La mia idea e poter dimostrare l'utilità di
quando stiamo facendo, anche per capire quali corsi sono utili
e quali no e direzionare meglio le risorse. Se alla fine di un
corso le persone non mutano comportamento, potrò riprogettare
il corso. Ma per far questo, le percezioni non sono sufficienti.
Ci vogliono i dati. Che solo la
metodologia, con il supporto di appropriate tecnologie, ci può fornire.
| Ce.Ri.S.Ma.S. (Centro di Ricerche
e Studi in Management Sanitario) è un’associazione
che si propone di promuovere, coordinare e sviluppare
gli studi e la ricerca nelle discipline della gestione
delle aziende sanitarie. Costituito nei primi mesi
del 2000, su iniziativa dell’Università Cattolica
e della Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo
Besta, Cerismas sviluppa la propria attività su
quattro distinte aree d’interesse (Ricerca, Eventi,
Formazione, Progetti sul Campo), valorizzando le sinergie
tra queste realizzabili. Nel corso del 2006, Ce.Ri.S.Ma.S.
ha promosso il progetto di ricerca sulla valutazione
dell'efficacia della formazione in sanità, a
cui hanno partecipato anche l'Azienda Ospedaliero Universitaria
di Ferrara, l'Istituto Europeo di Oncologia e SAS Institute.
Tra le attività realizzate in questo progetto,
si è realizzata la sperimentazione del Balanced
Scorecard del programma formativo Ospedale senza dolore,
realizzata anche grazie al contributo scientifico del
prof. Stefano Baraldi (Vicedirettore Ce.Ri.S.Ma.S.). |
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| Progetto
"Ospedale Senza Dolore" presso l'Azienda Ospedaliera
di Ferrara |
|
| Il progetto formativo Ospedale
senza dolore è operativo dal 2004, rivolto
al personale medico e infermieristico dell'Azienda
Ospedaliera di Ferrara. Il progetto rientra negli
obiettivi negoziati dalla direzione generale con
la regione. Nell'anno 2006 è stato sperimentato
il modello Bsc per verificare se, e in quale misura,
possa supportare il processo di governo delle perf
ormance nell'area della formazione aziendale. La
visione d'insieme che la gamma di indicatori del
Bsc ha fornito è risultata precisa. E' stato
possibile identificare gli indicatori pertinenti
alla misurazione del l'efficacia della formazione
nell'Azienda ospedaliera di Ferrara e analizzare
criticamente i momenti strategici della progettazione
ed erogazione formativa. «Il quadro d’insieme
conferma l'ipotesi che non è possibile utilizzare
la formazione come leva strategica aziendale solo
attraverso l'erogazione di corsi; devono essere pianificate
modalità di integrazione con altre strutture
aziendali finalizzate alla valutazione del bisogno
formativo e all'impatto della formazione sul benessere
degli utenti, implementando un sistema di indicatori
pertinenti alla misurazione delle performance», afferma
Loredana Gamberoni, Direttore UD.
Formazione-Aggiornamento dell'Azienda Ospedaliera
di Ferrara. (www.ospfe.it) |
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| Tra i moderni strumenti per la
pianificazione e il controllo dell'azienda, la metodologia
balanced scorecard si è imposta come standard
di riferimento. Tra i suoi pregi la possibilità di
valutare contemporaneamente i risultati di breve
medio periodo con gli obiettivi strategici di lungo
termine. Un potente strumento per monitorare l'attuazione
della strategia: individua le misure prestazionali,
finanziarie e non finanziarie, atte a supportare
il processo decisionale e le collega agli obiettivi
strategici definiti e alle iniziative di miglioramento
necessarie a raggiungerli. Inoltre, le balanced scorecard
rilevano indicatori nelle aree più critiche
per la generazione del valore. La revisione o lo
sviluppo di un sistema di reporting direzionale deve
partire dalla consapevolezza del suo ruolo e del
suo valore comunicativo. Il sistema non deve essere
una raccolta di misure delle diverse grandezze aziendali,
ma basarsi su precise scelte quali il tipo di informazioni
da portare in primo piano, la scelta del cruscotto
in grado di esprimere l'informazione essenziale,
i livelli di dettaglio da mettere a disposizione
dei fruitori, la capacità di rendere le informazioni
più comprensibili unendo note di commento
e spiegazione. «La forza della nostra soluzione
- spiega Walter
Lanzani,
direttore marketing di SAS - è data dalla possibilità di sfruttare
l’azione combinata di diverse metodologie, tra cui la mappatura delle strategie,
la balanced scorecard, la valutazione dei costi, il budgeting, la previsione
della domanda e la stima del fabbisogno di risorse. Tali metodologie alimentano
alcune
soluzioni vitali per un’azienda come sistemi Customer Relationship Management,
Supply Chain Management, HR Intelligence e di gestione dei rischi. Integrando
le informazioni
operative e finanziarie all’interno di un'unica struttura
decisionale e di pianificazione, SAS aiuta i manager a cogliere i meccanismi
operativi dell’intera azienda e a comprendere come essa funziona a livello
complessivo». (www.sas.com/italy) |
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