Dottor Raco, ci può raccontare
la storia del vostro Gruppo?
Grandi Salumifici Italiani nasce nel 2000 dall’unione di due anime: quella
cooperativa, rappresentata dalla emiliana Unibon Salumi, e quella privata del
gruppo altoatesino Senfter. L’obiettivo è dare vita ad un unico
grande protagonista della salumeria italiana di qualità che, anche attraverso
ulteriori acquisizioni, diventi punto di riferimento in un mercato molto frammentato.
La dispersione del settore è dovuta alla forte regionalità dei
prodotti e alla divisione tra le aziende specializzate e generaliste, come la
nostra, che coprono l’intera gamma dei salumi. Le acquisizioni sono uno
dei driver per lo sviluppo di quota mercato e funzionali al trend del mercato:
l’ultima riguarda la Fratelli Parmigiani, azienda
parmense specializzata in affettati, acquisita per prepararci ad affrontare una
richiesta di prodotti confezionati ad alto contenuto di servizio che prevediamo
continuerà a crescere a doppia cifra.
Per fare previsioni, un’azienda
deve disporre di strumenti che la supportino sia nei processi
decisionali, sia in quelli predittivi…
La capacità predittiva è fondamentale. Le faccio
un esempio: una previsione non corretta a settembre sulla richiesta
di prodotti precotti, che ha un picco nel periodo natalizio, è controproducente;
ma lo stesso vale anche per i prodotti stagionati, che produciamo
oggi per spedirli tra 24 mesi. Non ci possiamo permettere di non
avere chiaro il volume della richiesta prevista. Anche perché diversi
passaggi della filiera implicano costi notevoli: già solo
l’immobilizzo di valore è un costo. Servono allora
strumenti che supportino l’azienda anche nella gestione delle
complessità. Abbiamo circa 1.350 referenze, otto canali
di vendita differenti (dettaglio, ingrosso, GD, GDO, Horeca, Industria,
Estero e Catering) e un numero medio di referenze per canale tra
le 400 e le 700. Siamo presenti in tutto il mondo e siamo convinti
che l’area dell’Estero potrà riservare opportunità di
crescita. Dobbiamo poi gestire anche la complessità della
nostra rete di vendita composta da oltre 300 agenti e da circa
40 commerciali diretti (area manager-division manager-national
account manager-direttori. La matrice prodotto-organizzazione,
rende complesso gestire le informazioni, di qualunque natura esse
siano.
Quale il cambiamento più significativo
che avete operato a livello tecnologico?
Il cambiamento più importante, compiuto dall’azienda
nell’ultimo anno e mezzo, riguarda il tentativo di spostare
le responsabilità del forecast di vendita dal marketing
alle vendite e si è rivelato il passo più difficile,
proprio perché comporta un cambiamento di mentalità in
azienda. Per questo progetto, avevamo bisogno di un partner che
ci sostenesse da un punto di vista tecnologico e soddisfacesse
le nostre esigenze con nuovi strumenti operativi. Per migliorare
il processo di gestione delle informazioni, inserendole in un sistema
che ne vietasse la manipolazione, riducesse il margine d’errore
o il suo trasferimento.
Due processi sono partiti contemporaneamente:
Forecast e Budget.
Il primo è un processo che si sviluppa nell’arco dell’anno
e si basa sulle capacità predittive di 15 stimatori, che
mensilmente inseriscono le stime di vendita per i clienti, basandosi
su dati di input la cui gestione è stata uniformata grazie
al software SAS
Forecast Server e l’ausilio di SAS
Financial Management per l’organizzazione e il flusso delle informazioni.
Le stime devono passare diversi gradi di validazione, fino ad arrivare
alla produzione. E ogni mese vengono stimati i tre mesi successivi.
Accanto al forecast si sviluppa l’attività di budget,
che avviene solitamente a settembre-ottobre; in questo caso abbiamo
adottato la soluzione SAS Financial Management. Qui, l’attività è top-down:
il top management, avvalendosi in prima analisi di SAS Forecast
Server, fa un agreement sul possibile obiettivo,
che viene successivamente passato agli stimatori affinché tarino
meglio la proposta per clienti e singole referenze. L’informazione
diventa trasparente, al punto che si crea una sorta di processo
di autoapprendimento e lo stimatore affina di continuo la propria
capacità di effettuare stime.
Quanto tempo è stato necessario
per rendere operativo il progetto?
Il lavoro è stato realizzato in tempi brevi, se si pensa
che siamo partiti a giugno di quest’anno e lo abbiamo terminato
il 31 ottobre. Da giugno a oggi abbiamo implementato la tecnologia
e fatto formazione alle persone che ora sono responsabili delle
stime di vendita. Ci siamo affidati a SAS Financial Management
per gestire stime e budget e a SAS Forecast Server per poter
fare previsioni sul posizionamento della domanda nel futuro.
I tempi di implementazione, dunque,
sono stati rapidi…
Sì, è stata più lunga la fase precedente.
SAS ci aveva assicurato in merito alla fattibilità del progetto
nei tempi richiesti, a condizione che anche noi ci fossimo impegnati
con risorse dedicate. E così è stato. Ci hanno dato
tranquillità sulla realizzazione e non si sono smentiti.
Abbiamo apprezzato il loro approccio, che porta il cliente a gestire
in autonomia l’installato, fino ad arrivare a eseguire alcune
programmazioni in linguaggio SAS.
Come hanno reagito le persone al cambiamento?
Una premessa: è vero che, prima, la responsabilità della
previsione era del marketing; ma esisteva già una stima
delle vendite, fatta però su fogli Excel, a cui lo stimatore
forse non prestava la dovuta attenzione. Con SAS, questo processo è diventato
una procedura standard e ha spinto le persone a responsabilizzarsi
e a rispettare i tempi. Si è ridotto anche il margine di
errore: ad esempio, chi deve fare le stime vede evidenziati, in
automatico, gli articoli nuovi o elencati, in ordine decrescente
per importanza, gli articoli della catena che sta stimando. Utilizziamo
ora funzionalità che
ci consentono di risparmiare tempo. E lavorare meglio.
Avete in previsione ulteriori momenti formativi?
Per gli stimatori abbiamo un programma
formativo composto da una fase teorica, seguita da esempi ed
esercitazioni pratiche. L’interfaccia ci facilita il compito,
dal momento che SAS Financial Management è simile a un
foglio Excel e prevede una metodologia di navigazione simile
alle tabelle Pivot, nascondendo così all’utente
la complessità sottostante. Gli stimatori
coinvolti nella formazione, per ora, sono 15.
La vostra quota di mercato è del
6%. Le prime quattro aziende leader del settore, insieme, non
raggiungono il 20%. Con questa soluzione, che obiettivi vi siete
posti?
L’obiettivo primario è quello di ridurre
dal 2% all’1% l’incidenza dello slow moving (smaltimento
dei prodotti in eccesso, vicini alla scadenza, che vanno venduti
a prezzi bassi generando perdite) e dal 3% all’1% i mancanti
a picking (ovvero: viene fatto l’ordine, ma manca il prodotto.
Una situazione che si traduce in mancata vendita al cliente e,
di conseguenza, al consumatore, oltre che in costi per l’azienda).
Ridurre queste criticità vuol dire rendere più efficiente
l’azienda, soprattutto se si pensa che queste criticità producono
costi. Un altro obiettivo che ci siamo posti a inizio progetto
era realizzare il budget 2009 con la nuova soluzione.
Avete già pensato a un’estensione
delle soluzioni SAS anche in altre aree?
Stiamo pensando a progetti di bilancio sostenibile, oltre che a
estendere SAS Financial Management ad altre applicazioni; anche
se, per ora, vogliamo imparare a utilizzare al meglio quelle implementate.
Un’altra strada che vorremmo percorrere, a metà 2009, è quella
delle previsioni sui costi della materia prima.
Nel convegno di apertura del SAS
Forum si è parlato
di come le aziende dovrebbero affrontare i momenti di crisi anche
attraverso un’implementazione corretta delle tecnologie.
Cosa ne pensa?
Finora, la mia azienda ha sempre lavorato
bene. Abbiamo una base solida di venduto, ottimi prodotti e altrettanto
buone relazioni con i clienti; siamo anche stati premiati per
il packaging dei nostri affettati Affettuosi, riciclabile al
40%. Certo, il mercato dei salumi è particolarmente
influenzato dalle variazioni del costo delle materie prime; l’azienda
comunque ha sviluppato competenze per governarle. Per affrontare
il mercato, riteniamo sia importante dare spazio all’innovazione.
Facciamo parte di un laboratorio di trade marketing dell’Università Bocconi,
che ci dà la possibilità di confrontarci ciclicamente
con aziende di altri settori e con i top manager del Trade. Innovazione,
bilancio sociale e sostenibilità all’interno e all’esterno
dell’azienda sono tre punti cardine di una filosofia che ci
farà crescere. Anche in momenti di crisi.
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