| Generali Asset Management, Generali Finances
e Am–Generali Finanz sono tre società specializzate
nella gestione del risparmio che fanno capo al Gruppo Generali, una
delle principali realtà assicurative a livello internazionale.
Attive rispettivamente in Italia, in Francia e in Germania, hanno
recentemente
avviato un articolato programma di concentrazione
delle attività finalizzato
a incentivare le sinergie di gruppo, a sviluppare la cooperazione reciproca
e, nel complesso, a ottimizzare le performance operative.
Il fulcro
dell’intero processo è stata l’implementazione,
in partnership con SAS, di un’unica e condivisibile soluzione
di risk management. Traguardo molto stimolante, ma sicuramente non
semplice da raggiungere. Inserite in contesti differenti, con sedi
geograficamente distanti l’una dall’altra e equipaggiate
con sistemi eterogenei, le tre società si presentavano infatti
come unità ben distinte e assai consolidate nei propri mercati
di riferimento (la sola Generali Asset Management offre un’ampia
gamma di prodotti – fondi comuni, Sicav, GPF e GPM – e
amministra patrimoni sia per la clientela Retail sia per quella Istituzionale
per un valore complessivo di oltre 65 miliardi di euro); la nuova soluzione,
di conseguenza, doveva essere in grado di gestire il rischio
in maniera multidimensionale e di aggregare in modo
coerente un’immensa
quantità di dati provenienti da fonti diverse.
Inoltre, poiché un
simile processo di sviluppo aziendale non poteva essere alimentato
solo attraverso l’introduzione di nuove tecnologie, i manager
coinvolti hanno evidenziato la necessità di compiere alcuni
importanti passi evolutivi anche dal punto di vista puramente organizzativo
e hanno stilato le linee guida per unificare le metodologie operative
utilizzate nelle singole società. Appariva infatti evidente
che senza un framework analitico comune sarebbe stato praticamente
impossibile gestire il rischio a livello di gruppo. “Abbiamo
dovuto coinvolgere a 360 gradi le risorse umane.” chi parla è Vittorio
Chiarvesio, risk manager di Generali Asset Management “Cambiare
il proprio modo di lavorare non è mai una cosa semplice, per
nessuno. Noi, per di più, abbiamo anche dovuto vincere le difficoltà connesse
alla lontananza delle nostre sedi e alla distribuzione geografica.
Siamo riusciti a superare l’ostacolo organizzando incontri e
stage periodici e utilizzando strumenti di videoconferenza e chat.”
Conoscenza senza frontiere
Dal punto di vista prettamente tecnologico,
i responsabili del progetto avevano le idee ben chiare: la soluzione
doveva basarsi su un data warehouse qualitativamente molto
affidabile, assicurare funzionalità analitiche avanzate, risultare
di rapida implementazione e, soprattutto, garantire un’estrema
flessibilità che
consentisse l’adeguamento agli orientamenti via
via indicati dagli organi di vigilanza, come ad esempio la Banca d’Italia,
il Comitato di Basilea 2 e l’Isvap.
Inoltre, poiché lo
scopo ultimo era quello di distribuire conoscenze allargate creando
nuove sinergie, l’architettura doveva assicurare una
perfetta
integrazione con le infrastrutture informatiche esistenti nelle varie
sedi e permettere a tutti gli utenti autorizzati di
accedere via web a una serie di informazioni eterogenee nonché ai report stilati
dalle singole unità di lavoro. Al momento di concretizzare il
progetto, il Gruppo Generali ha deciso di affidarsi a SAS
Risk Management,
soluzione apprezzata soprattutto per la sua capacità di acquisire
i dati da qualsiasi formato o piattaforma.
“La raccolta di dati provenienti da sistemi eterogenei crea spesso
parecchi problemi. Il nostro desiderio era quello di mettere le varie
unità preposte
nella condizione di usare lo stesso linguaggio e condividere le stesse
informazioni” afferma Paolo Pirona, addetto al coordinamento
informatico del Gruppo Generali. L’obiettivo è stato raggiunto:
il sistema SAS consente infatti di trattare in modo omogeneo tutti
i portafogli. Ovunque ci si trovi, in Italia, in Francia o in Germania,
le persone autorizzate possono effettuare analisi e profilazioni relative
anche agli utenti stranieri e avere una visione dell’esposizione
al rischio su base settimanale.
Oggi il sistema è pienamente
operativo, ma ciò non significa che non siano possibili future
evoluzioni. I tecnici del gruppo stanno lavorando per la messa a punto
di interfacce dall’utilizzo sempre più immediato e per
il perfezionamento della qualità delle analisi. “Il risk
management è una materia in continua evoluzione” conclude
Vittorio Chiarvesio. “Seppure il nostro personale sia oggi completamente
operativo sullo strumento realizzato, non c’è dubbio che
ci sia ancora molto da fare. Il prossimo obiettivo è quello
passare quanto prima dal timing settimanale a quello giornaliero.”
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