Con un patrimonio gestito di 4 milioni
di euro, 430 dipendenti e quasi 740mila clienti, Sava, società del
Gruppo Fiat, ha gradualmente conquistato una posizione di indiscussa
leadership in Italia nei servizi finanziari per il settore automobilistico:
leadership che vede nel finanziamento per l’acquisto dell’auto
il fattore trainante di business. Negli ultimi anni, la necessità di
competere in un mercato dai contorni sempre più complessi
ha spinto Sava a introdurre rilevanti mutamenti nella strategia commerciale,
ragione per cui l’offerta è andata via via ampliandosi
in termini di prodotti (come i finanziamenti e i prestiti personali)
e di canali (da Internet ai punti vendita targati Sava). Sava è ora
parte di una holding posseduta al 49% da Fiat
Auto e al 51% da Synesis, una newco composta
dalle quattro maggiori banche italiane (Intesa, UniCredit, San Paolo
e Capitalia).
Una strategia centrata sul cliente
La differenziazione dell’offerta, volta
sostanzialmente a conservare e ad estendere il portafoglio clienti,
poggia su un presupposto fondamentale: la capacità di instaurare
con il cliente una relazione sempre più stretta, al di là della
mediazione rappresentata dal concessionario. Mediazione che
Sava deve presidiare perché, se il concessionario è per
lo più legato
da vincoli di esclusività con il produttore, non lo è altrettanto
nei confronti della società che eroga il finanziamento; così come
non è sempre naturale e continuativo il suo rapporto con il
cliente. Al contrario, la relazione che il cliente intrattiene con
Sava è costante e continuativa per tutta la durata del finanziamento.
Da questo apparente paradosso (relativa “trasparenza” di
Sava al momento del finanziamento, continuità del rapporto nel
tempo) emerge in tutta la sua evidenza la fondatezza di una strategia
che vede nella relazione con il cliente
il mezzo prioritario per favorire la crescita del business. Ma come
tradurla in pratica?
Ricavare dai dati maggior valore aggiunto
“Nel corso degli anni – interviene Giovanni Lux, responsabile della business unit CRM-Customer Value –,
ci siamo dotati di strumenti per il CRM operazionale che hanno accumulato
una mole impressionante di dati sui clienti e hanno sicuramente contribuito
a migliorare la customer satisfaction. Quello di cui sentivamo la mancanza
era la possibilità di ricavare dai dati informazioni
capaci di recare maggior valore aggiunto in termini non solo di fidelizzazione,
ma anche e soprattutto di consolidamento e ampliamento del business.
Occorreva cioè supportare le attività di CRM operazionale
con strumenti analitici più raffinati per massimizzare la redditività della
relazione con il cliente.” È questa, in definitiva, la
motivazione che ha spinto Sava a varare il progetto di customer
database,
finalizzato, in ultima istanza, alla determinazione del valore
attuale e potenziale del cliente. “Questi due indicatori – prosegue
Giovanni Lux – rivestono per noi un’importanza cruciale
perché sono i driver che in modo sintetico ed esaustivo indirizzano
il nostro modo di rapportarci con il cliente. Facciamo un semplice
esempio. Poniamo che entri in contatto con il nostro call center un
cliente che ha un valore attuale modesto per il tipo di contratto stipulato,
ma un valore potenziale elevato. Ebbene, il confronto tra i due valori
ci mette in grado di attivare in tempo reale un insieme di interventi
volti a migliorare il valore aggiunto della relazione: offrendo, ad
esempio, l’accesso a pagine dedicate del sito Internet oppure
proponendo nuovi prodotti finanziari mirati.”
Repeat business e cross-selling
I due indicatori appaiono determinanti non solo per supportare le attività di
CRM operazionale con iniziative personalizzate, ma anche per delineare
le direttrici
di una strategia commerciale a tutto campo. Un caso di recente applicazione è quello
relativo ai canali di pagamento, che consistono tradizionalmente nel
bollettino postale o nell’appoggio bancario. Dopo aver individuato
popolazioni di clienti omogenee (in base all'anzianità del contratto,
all’ammontare dei tassi, ecc.), è stata condotta un’analisi
per verificare la sensibilità del valore attuale del cliente
rispetto alla forma di pagamento scelta, esaminare nel dettaglio eventuali
scarti, favorire o scoraggiare l’una o l’altra modalità.
Ma c’è di più. “Siamo attualmente impegnati – riprende
Giovanni Lux – nella definizione di modelli previsivi
volti a migliorare le strategie di repeat business e di cross-selling.
Si tratta, nel primo caso, di stimare la probabilità di riacquisto di
un’auto
con finanziamento Sava entro un arco temporale definito e,
nel secondo, di valutare la probabilità di aumentare la nostra quota all’interno
del portafoglio del cliente. Inutile sottolineare come questi modelli
costituiscano altrettanti driver del business, perché ci permettono
di ampliare e di personalizzare l’offerta conoscendo le probabilità relative
di successo e quindi di ottimizzare l’investimento.”
Accelerare il ritorno degli investimenti
Fondamentale per la buona riuscita del progetto è stata la fattiva collaborazione della divisione IT
e degli utenti business, non solo nella definizione dei requisiti,
espliciti e latenti, ma anche nell’impegnativa fase di certificazione,
volta a controllare la validità e la significatività semantica
dei singoli campi del database. In questo senso, la tecnologia SAS
ha funzionato, per così dire, come collante tra le esigenze
squisitamente di business e le necessità operative di implementazione. “La
tecnologia SAS – sottolinea Claudio Mattei, project manager della
soluzione di customer database – ha contribuito alla buona riuscita
del progetto per almeno due aspetti. In primo luogo, ha facilitato
e accelerato le operazioni volte a verificare e a incrementare la qualità dei
dati residenti nei sistemi legacy. In secondo luogo, ci ha permesso
di costruire un prototipo della soluzione, funzionante con dati reali,
ben prima del rilascio definitivo: abbiamo così potuto testare
concretamente le funzionalità analitiche disponibili ed esibire
al top management i ritorni effettivi in tempi molto più rapidi
di quelli normalmente garantiti da un progetto di tale complessità.”
Verso Basilea II
La flessibilità dell’infrastruttura
analitica ha consentito non solo di accelerare la messa in esercizio
della soluzione e il ritorno degli investimenti, ma anche di assicurare
l’evoluzione nel tempo e la rispondenza ai mutevoli bisogni operativi
e di business. “Negli ultimi tempi – afferma Giovanni Lux – anche
in Sava abbiamo dovuto affrontare le tematiche correlate a Basilea
II, la cui applicazione richiede un forte investimento sotto il profilo
dell’analisi per attribuire a ogni cliente una valutazione di
rischio. Ebbene, la definizione del modello dei dati necessario per
le nuove attività di analisi ha richiesto in definitiva una
leggera implementazione di quello esistente. Con evidenti vantaggi
in termini di riutilizzo degli investimenti già effettuati,
risparmio di risorse lavorative e finanziarie, rapidità di realizzazione.”
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