Frutto di una strategia di fusioni e acquisizioni che vede la
sua origine agli inizi degli anni '90, il Gruppo Banca Carige si
conferma oggi, con circa 2 milioni di clienti, oltre 1.000 punti
vendita distribuiti sul territorio nazionale e una raccolta diretta
pari a 19 miliardi di euro, come uno dei più dinamici
operatori nazionali in area bancaria, assicurativa e previdenziale.
Obiettivo primario di questo processo di concentrazione, perseguito
con determinazione nel corso del tempo e culminato con l’acquisizione
di Carige Assicurazioni e Carige Vita Nuova, è la volontà di
implementare il modello della bancassicurazione.
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Un modello che ha come caposaldo la centralità del
cliente e la capacità di soddisfarne le esigenze personali
e familiari con un’offerta completa sul piano dei servizi
bancari, assicurativi (polizze auto, casa e salute) e finanziari
(previdenza e risparmio). Il successo del modello customer-centrico
presuppone sicuramente unitarietà di
intenti e capacità di
allineare alle strategie i processi e i prodotti. Ma presuppone
anche una infrastruttura di business analysis che sia in grado
da un lato di assicurare l’opportuno livello
di integrazione tra le unità delle rete commerciale
e dall’altro di monitorare e di valutare l'allineamento
tra attività e obiettivi strategici.
Ne
parliamo con Guglielmo Marenco, Direttore Sistemi Informativi
di Carige Assicurazioni e Carige Vita Nuova.
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Su quali canali di contatto si
regge il modello di bancassicurazione?
Carige Vita Nuova e Carige Assicurazioni operano sul territorio
secondo modalità diverse e nello stesso tempo
complementari. La prima attraverso il canale degli sportelli bancari,
che completano l’offerta di servizi
finanziari con una gamma di polizze previdenziali e di investimento.
La seconda tramite una rete di circa 700 punti vendita, tra agenzie
e subagenzie, che veicolano una gamma di servizi assicurativi che
spazia dalle polizze RCA a quelle per la casa e per la salute.
Che cosa implica per le due aziende
questo modello?
Le due imprese di assicurazione operano in sostanziale autonomia,
ma l’attuazione del modello di bancassicurazione
e l’ottimizzazione sinergica dei processi
presuppongono una stretta integrazione tra le unità della
rete commerciale nel suo complesso, che non solo devono condividere
gli obiettivi stabiliti dal Gruppo, ma devono soprattutto intrattenere
un costante scambio di dati e di informazioni. La funzione Sistemi
Informativi, di cui sono responsabile, ha appunto il compito di abilitare
la condivisione intra e interaziendale dei flussi informativi, assicurando
la necessaria unitarietà delle
scelte tecnologiche e architetturali.
Qual è il ruolo di SAS
in questo quadro?
La nostra collaborazione con SAS risale ai primi anni ’90,
in aree particolari come la definizione delle tariffe per le polizze
RCA e l’elaborazione dei dati statistici
per le funzioni attuariato e di controllo di gestione. Poi, all'inizio
del terzo millennio, il salto di qualità.
Abbiamo elaborato e attuato una strategia volta a ridisegnare l’intero
sistema gestionale per la raccolta e l'utilizzo delle informazioni,
con l’obiettivo
di predisporre un'architettura unitaria e centralizzata per tutti
gli attori di qualsiasi processo aziendale. Quindi, eliminazione
degli applicativi locali, concentrazione dei dati e degli applicativi
sul mainframe centrale in Direzione, anche per ragioni correlate
con le dimensioni, le prestazioni, l'affidabilità e
la sicurezza del sistema centrale. È nell’ambito di
questa strategia che SAS ha acquisito un ruolo sempre più importante.
Questo implica anche una centralizzazione
della Business Intelligence?
Sicuramente. Abbiamo infatti adottato una medesima filosofia,
supportati in questo da una sorta di Competence
Centre sulla tecnologia
SAS che si era andato formando in azienda nel corso del tempo.
Il risultato è l’implementazione
di una piattaforma comune per la Business Intelligence che integra
in un data warehouse centrale i dati prodotti dalle applicazioni
o immessi da qualsiasi ufficio e consentirà a breve alla
più ampia platea di utilizzatori, dalle agenzie
alle filiali bancarie, dai centri di liquidazione sinistri agli
uffici di direzione, di accedere alle funzioni di analisi e di
navigare i risultati per mezzo del portale aziendale. Ovviamente
gli accessi e le tipologie di visualizzazione sono regolati dai
profili di abilitazione, che consentono la fruizione di pagine
statiche in alcuni casi e la possibilità di effettuare approfondimenti
di drill-down in altri.
Nella specifica situazione aziendale,
qual è il ruolo e il valore della BI?
Posto che qualsiasi definizione è per sua natura riduttiva,
la Business Intelligence si configura a mio parere come uno strato
applicativo che è in
grado di recare valore aggiunto al business attraverso la fruizione
tempestiva di dati univoci, certificati e validati. L'univocità del
dato è il presupposto di questo valore
aggiunto. Voglio dire che l'intelligence, cioè l'effettiva
comprensione dei fenomeni di business, scaturisce solo dalla certezza
e dalla affidabilità delle
informazioni che vengono rese disponibili alla molteplicità delle
applicazioni e degli utenti. Naturalmente l’immediatezza
della disponibilità delle informazioni è un fattore
vincente nel consentire al management di supportare le fasi decisionali.
Può citare qualche esempio
di valore aggiunto, di reale beneficio per il business?
In primo luogo la tempestività e la velocità di
reazione, fattori chiave in un contesto competitivo come il nostro.
Oggi, qualunque operazione effettuata in qualsiasi punto vendita,
come la denuncia di un sinistro o la stipulazione di una polizza, è immediatamente
disponibile in tempo reale da chiunque abbia la necessaria abilitazione.
L'ottimizzazione dei processi che ne consegue è dimostrata,
ad esempio, nel caso dell'indennizzo diretto. Si tratta di una
procedura complessa, imposta dal cosiddetto “decreto Bersani”:
l’assicurato, nel caso abbia ragione, rivolge la denuncia
di sinistro direttamente alla propria compagnia, la quale, dopo
una serie di controlli incrociati, liquida, entro 30 giorni, il
danno e riceve dalla consorella una somma forfettaria a compensazione.
La disponibilità di
un sistema on line ci ha permesso di adattare agevolmente il sistema
informatico alle nuove norme e di ottimizzare l’intero processo
ottenendo un risparmio di tempo che va da 10 a 15 giorni.
Un risultato sicuramente rilevante…
Peraltro, il supporto SAS ci consentirà di implementare
e fornire rapidamente alla funzione Controllo di Gestione gli strumenti
necessari a monitorare i nuovi processi di business legati alla
CARD.
In questo senso, la BI è anche
uno strumento decisionale?
La richiesta di informazioni da parte di qualsiasi utente non è mai
fine a se stessa, ma è finalizzata a valutare uno o
più aspetti del business e a prendere le decisioni meglio
commisurate alla situazione. Per fare un esempio, la possibilità di
valutare, a pochi giorni dal lancio di un prodotto, quali agenzie
hanno ottenuto i risultati migliori o quali segmenti di clienti
hanno stipulato le prime polizze ci permette da un lato di conoscere
l'andamento del business e dall'altro di acquisire elementi di
conoscenza per migliorare o modificare il prodotto. Analogamente,
misurare le prestazioni di ogni singola agenzia, in termini ad
esempio di produzione o di sinistrosità delle polizze, significa
per la direzione commerciale valutare l'allineamento della rete
agli obiettivi prestabiliti. Ma significa anche decidere con cognizione
di causa gli eventuali interventi correttivi e la politica di incentivazione
più adeguata.
In definitiva, una piattaforma
di BI unitaria, ma destinata a soddisfare molteplici esigenze…
Il nostro approccio, più che focalizzato su progetti “faraonici”,
utili magari a dare lustro nel corso delle convention aziendali,
ma onerosi in termini di tempo e di risorse, è invece di
tipo incrementale, per così dire. Si tratta di una politica
dei piccoli passi: puntiamo a soddisfare le esigenze degli utenti
quando e dove esse si manifestano, facendo evolvere le applicazioni
esistenti o realizzandone di nuove a partire dallo strato tecnologico
comune.
In questo senso, ha pagato l’aver dedicato molto
tempo ad analizzare le necessità del data store: ciò ha
permesso di rendere disponibili, con il supporto degli strumenti
SAS, tutti i fatti rilevanti ai fini statistici e ha consentito
la rapida messa in opera dei datamart e dei report necessari. In
questo modo, gli utenti possono fruire di strumenti che da un lato
sono pienamente rispondenti ai requisiti operativi e di business,
e dall'altro sono facili da padroneggiare perché ritagliati
sulle loro specifiche richieste. Insomma, non si tratta di imporre
dall’alto
una soluzione uguale per tutti, per quanto evoluta, ma di declinare
la Business Intelligence in strumenti concreti per soddisfare con
tempestività le
necessità del
business.
Sono previste evoluzioni future?
Escludendo, per le ragioni di cui parlavo prima, piani a lunga
scadenza, proprio in queste settimane stiamo lavorando con la
funzione marketing a un progetto che sfrutta il sistema di anagrafe
generale per la segmentazione dei clienti. L’obiettivo è quello
di fornire rapidamente segmentazioni di clientela in modo da ottimizzare
la costruzione del target delle campagne di marketing. È un
esempio concreto dell'approccio di cui parlavo: sfruttiamo la flessibilità e
la scalabilità di SAS per dare
in tempi brevi una risposta funzionale a una concreta necessità di
business.
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