Carige è un conglomerato bancario e assicurativo europeo
che opera sul territorio con una rete integrata di circa 900 punti
vendita tra sportelli e agenzie fornendo prodotti e servizi a oltre
1.700.000 clienti. II Gruppo comprende, oltre alla capogruppo Banca
Carige, la Cassa di Risparmio di Savona, la Cassa di Risparmio
di Carrara, la Banca del Monte di Lucca, la Banca Cesare Ponti,
la società di gestione del risparmio Carige Asset Management
Sgr, le società di assicurazioni Carige Assicurazioni e
Carige Vita Nuova e altre società. Carige, inoltre, è azionista
della banca d'affari tedesca Frankfurter Bankgesellschaft Ag, con
sede a Francoforte. I dipendenti
del gruppo sono 5.029.
Il percorso evolutivo della Business Intelligence nel Gruppo Banca
Carige inizia a metà degli anni 80, prima ancora che l'analista
americano Howard Dresner ne coniasse il termine. «Forse
non ancora consci della portata di tale approccio - ha esordito Bruno
Lavagna, direttore ICT del Gruppo -, ma incuriositi
dalle sue potenzialità,
abbiamo iniziato il cammino in questo settore con la costituzione
di un repository Db2 in cui riversavamo mensilmente la fotografia
dei principali servizi Oltp. Questo embrione di data warehouse è stato,
spesso, la base delle decisioni che hanno permesso alla allora
Cassa di Risparmio di Genova e Imperia di diventare quello che è adesso,
un conglomerato bancario, finanziario, previdenziale e assicurativo
a livello nazionale».
In 20 anni, le esperienze accumulate dai sistemi informativi del
Gruppo Carige sono state vaste e diverse. «Dai tabulati
cartacei ai cubi multidimensionali - ha proseguito Lavagna
- abbiamo interagito con i principali vendor di allora e di
adesso. L'unica cosa che
non abbiamo mai cambiato è stato l'Rdbms sul quale poggiano
i dati, da sempre il Db2 di Ibm, per il resto abbiamo provato di
tutto, sviluppando progetti pensati sempre internamente. L'ultima
tra le soluzioni implementate è una bella esperienza nell'ambito
degli adeguamenti richiesti da Basilea II, per migliorare ulteriormente
la nostra governance dei crediti. Per questa avventura, in particolare,
ci siamo appoggiati a SAS che collabora con noi da più di
10 anni, selezionandola dopo aver organizzato una serie di incontri
mirati con i top vendor di mercato».
La soluzione prevede
analisi di scenario, stress e shock, in modo da fornire informazioni
sintetiche all’executive management e di dettaglio agli operatori.
Nell'ambito del progetto "Nuovo Sportello", Gruppo Carige
sta lavorando anche per integrare i sistemi di front-end della
rete di vendita con informazioni derivanti da vari sottosistemi
di BI, in modo da offrire all'operatore il massimo della visibilità sulla
situazione pregressa, presente e futura del cliente.
«Per quanto riguarda i budget - ha precisato Lavagna
-, l'ultimo anno ha visto l'inizio di una rivoluzione nella
nostra BI: abbiamo
acquistato, infatti, nuovi elaboratori, consolidato tecnologie
e piattaforme, avviato progetti dì rinnovamento del data
warehouse e di tutta la catena di delivery delle informazioni,
a tutti i livelli del Gruppo. Stiamo, quindi, investendo molto
e continueremo a farlo per il prossimo futuro». Investimenti
che sono indotti proprio dai benefici riscontrati nell'uso di
strumenti di BI. «Abbiamo ridotto il gap tra richiesta
e offerta di informazioni - ha sottolineato Lavagna - tagliando
così il
tempo decisionale del management. Abbiamo, poi, fornito informazioni
gestionali agli
operatori della rete, permettendo loro una visione ampia e completa
sulla clientela servita. Infine, abbiamo uniformato il modo di
rappresentare i fenomeni rilevanti, creando un'efficace comunicazione
operativa».
A fronte di tante ottimizzazioni, i sistemi informativi del Gruppo
Carige hanno, comunque, affrontato alcune criticità. «Innanzitutto -
ha chiarito il direttore - sono
stati fissati unanimemente i business requirement del progetto
e questo poiché l'informatica
parla una lingua diversa dal business e purtroppo l'onere della
traduzione e, talvolta, dell`interpretazione, spetta all'ICT. Per
quanto riguarda il deployment, il fattore critico è stato
soprattutto la tempestività e l'affidabilità: fornire
informazioni tardive o errate, infatti, è come non darne
affatto e, inoltre, genera uno strisciante malcontento che, alla
lunga, porta al fallimento del progetto».
Sul lato offerta,
le difficoltà più evidenti hanno
avuto a che fare con una fase specifica dei progetti di BI: l'alimentazione
dei dati. «A livello generale - ha concluso il direttore
- abbiamo notato una tendenza dei fornitori a sottovalutare
questo aspetto, che invece, rappresenta un punto determinante.
Per questo,
preferiamo scegliere i fornitori che mettono la propria esperienza
al servizio delle nostre idee rispetto a chi offre soluzioni rigide
e preconfezionate. In fin dei conti, sul mercato oggi ci sono precursori
e inseguitori ma, alla fine, tutte le soluzioni offrono funzionalità simili
e sufficienti al fabbisogno dei più. Noi di Gruppo Carige
abbiamo fatto una scelta strategica, non tattica, e stiamo cercando
di concentrare tutta la BI su un'unica piattaforma e una sola tecnologia,
per creare economie di scala e formare una cultura condivisa tra
tutti gli utenti di business. Da questo punto di vista, in generale,
preferiamo la fruibilità alla completezza, per essere sempre
sicuri di avere il controllo della situazione: in questi progetti,
infatti, il rischio reputazionale è veramente alto».
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