Forte radicamento territoriale e apertura al mercato nazionale
e internazionale: sono questi i capisaldi strategici che hanno
accompagnato la storia di Banca Antonveneta a partire dalla sua
costituzione nel
lontano 1893. Da un lato, Banca Antonveneta affonda le sue radici
in quel credito popolare e cooperativo che dagli inizi del Novecento
ha accompagnato la rivoluzione agricola e industriale italiana,
con effetti tuttora leggibili nella geografia dei distretti produttivi.
E dall’altro, ha attuato con successo una strategia di concentrazione
volta ad allargare la portata territoriale e la gamma di offerta,
fino ad affacciarsi con decisione sull’arena mondiale. Oggi,
con l’ingresso in ABN AMRO, Banca Antonveneta fa parte di
un grande Gruppo internazionale che è presente in 53 paesi
nel mondo, si avvale della professionalità di circa 110.000
dipendenti e può contare su una rete di oltre 4.500 filiali.
Il calcolo delle componenti di rischio
L’avvicendarsi fortemente
dinamico dei processi difusione e acquisizione, con la conseguente
necessità di una gestione univoca delle informazioni, e le
contingenze imposte dal quadro regolativo di Basilea II imponevano
alla banca la definizione di una politica unitaria in materia di
gestione del rischio di credito. Si avvertiva fortemente l’esigenza
di un sistema capace di analizzare in tempi rapidi l’enorme
mole di dati che costituisce il portafoglio della banca in modo da
ottimizzare i processi di valutazione connessi con la gestione del
rischio e al
contempo di assicurare la conformità ai requisiti di Basilea
II.
«Il nostro obiettivo prioritario – spiega Daniele
Cavalletto, Responsabile Credit Risk presso Banca Antonveneta – era
quello di effettuare stime accurate di quelle componenti, come
la probabilità di
default, l’exposure at default e il loss given default, che
intervengono nel calcolo del rating e della perdita attesa. Si
trattava cioè di offrire ai professionisti del credit risk
un insieme distrumenti avanzati sia per stimare le componenti di
rischio, sia
per gestire in modo efficiente i processi correlati, dal monitoraggio
puntuale delle dinamiche di rischio all’analisi del portafoglio
secondo le variabili di interesse per cogliere caratteristiche
e trend evolutivi, fino alla produzione della reportistica direzionale». Anticipare l’impatto delle
politiche creditizie
Realizzata
dalla funzione Credit Risk della banca sfruttando le potenzialità della
piattaforma SAS®9,
la soluzione si compone di un insieme di macro sviluppate ad hoc
che importano i dati grezzi dalle sorgenti
informative esistenti, calcolano il rating sul portafoglio splittato
nelle variabili di interesse, producono report analitici, provvedono
ad esportare i risultati nei più diffusi strumenti di produttività personale,
come Excel. La disponibilità di modelli valutativi costantemente
aggiornati esercita un profondo impatto non solo sull’efficienza
dei processi di credit risk, ma anche sulla definizione delle politiche
creditizie. «L’analisi dei modelli – prosegue
Daniele Cavalletto – ha implicazioni di tipo predittivo,
attualmente in via di sviluppo, che influiscono sul processo
decisionale. La possibilità di valutare scenari di tipo
prospettico consente al management sia di prefigurare l’evoluzione
dinamica del portafoglio sotto il profilo del rischio, sia di stimare
l’impatto
delle politiche creditizie in corso di elaborazione».
All’insegna
della flessibilità
La soluzione, ormai giunta in fase di
regime, ha già subìto alcuni interventi migliorativi
dettati sia dal mutare delle necessità operative, sia dal
maggior grado di conoscenza acquisito dalla funzione Credit Risk
nella tecnologia SAS. A questo proposito, uno dei punti di forza
evidenziati dalla soluzione consiste proprio nella sua flessibilità,
in termini sia di potenzialità e funzionalità di
utilizzo, sia di riuso dei modelli.
«Uno dei vantaggi
più tangibili – riprende
Daniele Cavalletto – è sicuramente l’aumentata
efficienza nell’analisi del portafoglio: siamo infatti in
grado di analizzare in modo semplice, rapido e preciso l’enorme
quantità dei
record che abbiamo a disposizione, per di più slittati secondo
le variabili che via via ci interessano maggiormente. La stessa
flessibilità si manifesta nella possibilità di riusare
e modificare le funzioni analitiche esistenti: possiamo così spostare
in tempi brevi gli assi di analisi, indirizzare le nostre valutazioni
verso contesti alternativi, acquisire nuove fonti informative e
sfruttare strumenti statistici evoluti, in modo da allinearci
costantemente con le variazioni del portafoglio e con la dinamicità della
strategia aziendale».
Senza contare che la produzione della
reportistica è grandemente semplificata dalla facilità di
interfacciamento con le applicazioni Microsoft: manager e utilizzatori
possono utilizzare gli strumenti a loro più congeniali
per analizzare i risultati delle elaborazioni, elaborare scenari
evolutivi, valutare l’impatto di politiche creditizie alternative.
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