Un vecchio detto genovese “Una buona reputazione
vale più di un milione”, potrebbe a buon diritto rappresentare
il condensato della filosofia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “San
Martino” di Genova, che da sempre, per livello di servizio, è punto
di riferimento sanitario dei cittadini dell'area metropolitana genovese
e della Liguria. Rappresenta una delle unità più efficienti
e tecnologicamente avanzate del sistema sanitario italiano e internazionale.
Guadagnandosi, appunto, ottima reputazione: in cinque secoli di storia
(l’Hospitale è nato nel 1422) la qualità delle
prestazioni offerte hanno richiamato utenti da tutta Italia e dall’estero.
Con 4500 dipendenti, oltre 14 km di viali interni, più di
3 ettari di territorio, 52 edifici, il San Martino è una vera
e propria città nella città. Non a caso, l’azienda
ha al suo interno un efficiente servizio di trasporto gratuito ed è in
grado di assicurare alle fasce più deboli dell'utenza un servizio
di accompagnamento personalizzato mediante pulmini elettrici. Del
San Martino fa parte anche il Centro Polispecialistico Pammatone,
dislocato in centro città.
L’Azienda eroga servizi e prestazioni di diagnosi e cura in
regime di ricovero secondo le seguenti macroattività: degenza,
day hospital, day surgery, ambulatorio, ambulatorio chirurgico,
servizi di diagnostica, servizi di supporto, blocchi operatori.
L'integrazione
tra Azienda Ospedaliera e Università permette di affiancare
ai tradizionali obiettivi assistenziali e terapeutici i compiti
di didattica e di ricerca scientifica e, oltre a promuovere e coordinare
l'attività di formazione, concorre a elevare lo stato delle
conoscenze scientifiche. Il San Martino è anche centro di
eccellenza di rilievo nazionale e di alta specializzazione per
cardiologia, cardiochirurgia, DEA di 2° livello, ematologia,
neurochirurgia, neurologia, 118, trapianti. Anche qui, i numeri
sono impressionanti:
ogni anno, 100mila accessi al Pronto Soccorso, 80mila ricoveri
e 8 milioni di prestazioni specialistiche ambulatoriali. Attività e
relativi costi si distribuiscono in 120 unità operative
e più di 1000 centri di costo. A livello di sviluppo strategico,
l’azienda punta su una serie di obiettivi da consolidare
in modo permanente: miglioramento della qualità del servizio
fornito, apertura all’innovazione, creazione delle condizioni
per il coinvolgimento degli operatori nelle decisioni aziendali,
efficienza e razionalità nell’impiego delle risorse
come condizione per garantire lo sviluppo del servizio, comunicazione
corretta e puntuale. E non ultimo, a conferma di quanto l’Ospedale
sia proiettato verso l'innovazione a 360°, la gestione del
rischio clinico.
Testato in due divisioni chirurgiche – la chirurgia vascolare
e la chirurgia plastica – il progetto di risk management dopo
8 mesi di sperimentazione è in grado di essere esteso a tutto
l’Ospedale. Portarlo in tutte le divisioni del San Martino,
anzi, è una necessità. Senza questo progetto, senza
il calcolo delle probabilità di rischio per ogni reparto e
ogni unità operativa, i costi di copertura assicurativa dell'azienda
ospedaliera rischiano di lievitare. Enormemente. Percorsi “trasparenti” che
riguarderanno soprattutto la gestione dei farmaci, dove si annidano
errori e costi elevati. La prescrizione e la somministrazione della
terapia personalizzata sarà controllata dal sistema informatico.
Questa riprogettazione delle modalità operative abbatterà il
rischio di errori di prescrizione, preparazione e somministrazione
della terapia ma anche la spesa farmaceutica. I sistemi informativi
rappresentano quindi un punto di forza dell’azienda
e la scelta di tecnologie avanzate fa sì che essa si sia posizionata
come un caso di eccellenza nel panorama sanitario italiano. Come è successo
negli anni passati quando è emersa l’esigenza di approfondire
le tematiche attinenti ai costi. In particolare, al di là delle
procedure di budget avanzato già funzionanti, l’azienda
ha sentito fortemente la necessità di un’allocazione
ottimale delle risorse (umane, di beni e di servizi).
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Un passaggio epocale,
che ci viene raccontato da Francesco Copello,
Direttore Sanitario dell'Azienda, già direttore del
Controllo di Gestione e medico del lavoro presso il San Martino.
Dottor Copello, come si governa
la cittadella di San Martino?
Le sfide che una struttura di tali dimensioni
pone sono molte. A cominciare da quelle organizzative, legate
soprattutto al trasporto di persone e cose, allo stesso spostamento/trasferimento
di pazienti, di materiali biologici, provette e referti, nonché di
tutti gli approvvigionamenti in termini di beni e servizi.
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In questo contesto, è chiaro come un tema fondamentale, per
chi è deputato alla gestione e al controllo della struttura,
sia quello della conoscenza della corretta allocazione delle risorse.
Sta richiamando forse il concetto di controllo di gestione?
Esattamente.
La funzione è stata introdotta nel 2000, ed è stata
affidata a me nel 2002; ancora oggi, ne ho la responsabilità,
considerandola estremamente strategica per la direzione sanitaria.
Prima per approntare piani di attività e budget ci siamo
affidati sempre al cosiddetto storico, come dire la riassegnazione
ai vari
reparti della missione e degli obiettivi realizzati l’anno
precedente. Una modalità che si è dimostrata fallace,
non di rado causa prima di deficit di budget. Abbiamo considerato
inadeguata anche una gestione basata sulla letteratura (in pratica,
replicare al San Martino l’esperienza fatta da altre realtà),
perché si traduce inevitabilmente in uno spreco di risorse. Questo prima della cura. E dopo?
La creazione della funzione di
controllo di gestione, adeguatamente supportata da strumenti informatici
avanzati, ci ha portati a conoscere
in modo approfondito le attività dei centri di consumo e
dei centri di produzione, da cui abbiamo potuto effettuare l’analisi
dei costi per ogni singolo centro. Siamo quindi in grado di assegnare
le risorse sin dalla fase di definizione dei budget. Oggi, contrariamente
a quanto avveniva in passato, riusciamo a monitorare esattamente
il trend di spesa, mettendo assieme tutti i dati che il sistema
ci rende disponibili.
Qui siamo già alla fase più recente,
quella dell’implementazione del sistema SAS di valutazione dei
costi e della redditività. Facciamo un passo indietro. Probabilmente è stata
una graduale marcia di avvicinamento…
È vero,
in precedenza erano già stati compiuti diversi
passi: inizialmente, l’implementazione del sistema di reportistica,
in seguito l’adozione delle balanced scorecard. A questo è seguito
il progetto di analisi dei costi. In una prima fase, si è proceduto,
a partire dall’attuale sistema di classificazione dei ricoveri
basato sui DRG (Diagnostic Related Groups), ad analizzare i singoli
costi del ricovero ordinario standard. Un buon punto di partenza,
indubbiamente, però mancava l’analisi di costo relativa
ai processi singoli, che andavano dalla degenza, ai farmaci, alla
diagnostica.
Rimanevano
scoperti e senza analisi approfondite i ricoveri diurni, le prestazioni
ambulatoriali e la gestione del pronto soccorso. Quello che ci premeva,
dunque, era proprio, al di là di una
conoscenza globale, giungere al dato particolare, al costo della
singola attività, del singolo prodotto, del singolo farmaco.
In sostanza, se il costo relativo a un’operazione di appendicectomia
era palese, si voleva arrivare a scorporare i costi dei singoli
processi.
Avrete sicuramente proceduto per esperimenti su aree pilota.
In realtà no, sin da subito infatti abbiamo proceduto a tappeto.
Il primo passo è stata la razionalizzazione dei centri di
costo e l’utilizzo degli stessi. Una sfida nella sfida è stata
quella della complessità determinata da centri di costo propri
e centri di costo comuni, e la relativa segmentazione al loro interno.
Ad esempio, tra i centri di costo comuni ci sono le sale operatorie.
Dove è il problema? Semplice: nel registrare determinate spese
di un centro di costo, si corre il rischio di imputarle a chi non
le ha effettuate. Mi spiego meglio: è possibile che a un centro
di costo partecipino cinque o sei reparti, ma che solo due o tre
di essi consumino certe tipologie di materiali o farmaci. In questo
caso, è evidente che le risorse vengono allocate in modo non
corretto, con conseguenti errori a cascata nella pianificazione degli
anni successivi. Per questa ragione, abbiamo avviato una serie di
iniziative per insegnare al personale l’uso più appropriato
di un centro di costo, le modalità in cui si registra l’attività,
e altro ancora; naturalmente, usando tutto quello che l’informatica
mette a disposizione. Ma soprattutto, abbiamo proceduto alla individuazione
di driver per l’assegnazione delle risorse, quali
le ore impiegate dal personale, il numero di accessi agli ambulatori,
ecc. Questo
per sottolineare il fatto che all’interno dei budget inseriamo
tutti i beni e i servizi che sono governabili, di cui i responsabili
possono avere visibilità e possibilità di quali-quantificazione.
Una cifra di riferimento? Per il materiale sanitario ed economale,
l’anno scorso la struttura ha speso circa 84 milioni di euro
l’anno, di cui l’economale rappresenta una quota di appena
1,5 milioni.
Quali sono i settori di cui si vuole
maggiormente conoscere i costi?
L’azienda inizialmente era interessata in particolar modo ad
approfondire i costi legati alle prestazioni ambulatoriali, ai ricoveri
diurni, al 118, alle funzioni speciali (tra queste, il Centro Trapianti).
Con l'introduzione di SAS
Activity-Based Management abbiamo svolto
un’analisi relativa ai costi produttivi, successivamente incrociata
ai prodotti finali, quali ricoveri, prestazioni, ecc. in poche parole
l’attività complessiva della struttura. La risultante
dell’incrocio è, oggi, la stima dettagliata di quanto
al San Martino costi una singola attività in termini di processo.
Tutto questo ovviamente non può prescindere
da un’attività di monitoraggio...
Quella del monitoraggio era una delle priorità. Da essa discende
un cambiamento culturale radicale rispetto al passato, quando ogni
responsabile di reparto aveva i suoi report. Attraverso il monitoraggio
vogliamo sviluppare una cultura della collaborazione fra tutti i responsabili
di reparto, mettendo a loro disposizione una visione d’insieme,
un punto di vista univoco. In questo modo, ciascuno può valutare
passo dopo passo come vengono consumate le risorse messe a disposizione.
Oggi, le informazioni e le analisi prodotte con la soluzione SAS sono
veicolate attraverso la Intranet aziendale, e sono a disposizione della
direzione generale, dei direttori di dipartimento e dei direttori delle
unità operative. Si può arrivare a un dettaglio estremo,
monitorando addirittura le singole compresse di Aspirina. Insomma,
il sistema permette di valutare la performance complessiva, ma anche
le tante micro-performance che concorrono a definirla.
Il sistema prevede incentivi al personale?
La conferma o meno degli incarichi dipende dal raggiungimento (o
meno) degli obiettivi. Una modalità accettata da tutti i
responsabili, consapevoli che si tratta di un’importante
operazione di efficienza, efficacia e trasparenza.
C’è un sistema di classificazione
dei ricoveri?
Certamente.
Abbiamo maturato una modalità di governo clinico
fatta di percorsi di diagnostica terapeutica per i quali è stata
molto utile tutta l’analisi dei costi da noi effettuata, ma
ancor prima utilizzavamo il costo per unità di prodotto, ovvero
il punto DRG (Diagnostic Related Groups). Il sistema creava un’unità di
prodotto, denominata “punto DRG”, partendo dal fatto
che ogni DRG ha un peso proporzionale alla complessità della
casistica trattata. Fino all’anno scorso, abbiamo usato il
punto DRG per capire se certe unità operative, a parità di
produzione, registrassero spese eccessive in certi settori rispetto
ad altri. Il DRG è un sistema americano di classificazione
dei ricoveri, creato per misurare aspetti meramente economici, non
certo per il
supporto gestionale. Pur non essendo perfettamente rispondente alle
nostre esigenze, ha dato una forte spinta al miglioramento del management
in campo sanitario, ha razionalizzato la spesa, uniformato i comportamenti,
dato una spinta a ogni unità operativa. Anche tutto
questo l’abbiamo fatto con SAS, strumento che supporta perfettamente
le procedure di governo clinico.
Ricapitolando, quali sono i cardini
dell’attività supportata
dai sistemi di SAS?
Possiamo dire che il sistema poggia su quattro cardini. Il primo,
l’individuazione dei percorsi terapeutici, per misurare e standardizzare
le attività al fine di trattare tutti i pazienti alla stessa
maniera, seppur con la dovuta flessibilità, pronti cioè a
modificare il giorno dopo per migliorare la situazione. In secondo
luogo, gli indicatori che monitorano il sistema. In terzo luogo,
l’attività di auditing. Il quarto cardine è il
risk management, che, come tutte le nostre iniziative relative alla
sicurezza, riguarda sia gli operatori che i pazienti. Con una convinzione:
che i rischi più pericolosi, perché numericamente prevalenti,
sono insiti nelle attività di routine di tutti i giorni. Abbiamo
per il momento attivato procedure di risk assessment e di incident
reporting; la prima valuta le attività, individuando i possibili
punti di rischio, la seconda descrive l’evento nel momento
in cui avviene, e prevede le possibili modalità di intervento.
Un punto molto qualificante è il progetto che ci porterà nel
giro di tre anni a determinare la cosiddetta dose unica del farmaco,
cioè la dose personalizzata per ogni posto-letto. Il farmaco
sarà tracciato lungo tutto il percorso: dall’armadio
dotato di codici a barre, al carrello intelligente, fino al paziente.
Evidenti i vantaggi non solo in termini di razionalizzazione del
lavoro, ma anche di risparmio in termini di risorse umane, che potranno
concentrarsi su attività core.
Da quanto detto sinora, si capisce
bene quali benefici gli strumenti di SAS abbiamo apportato al
San Martino…
Lo strumento di SAS è utilizzato ormai quotidianamente. Come
già detto, ci consente di fare analisi che costituiscono la
base per la verifica delle attività dei dipartimenti e per
la definizione dei budget. Con ottimi risultati. Qualche numero?
Uno dei nostri dipartimenti di medicina è riuscito
a risparmiare un milione di euro in un anno, ovviamente riutilizzato
in altre attività sanitarie.
E, ancora, siamo riusciti a riconvertire il 54% della bassa complessità in
regime alternativo (day hospital, day surgery, ecc.) e di conseguenza
a ridurre i posti letto da 1900 a 1600 in pochissimo tempo. In pratica,
abbiamo migliorato l’occupazione dei posti letto (oggi, più o
meno all’85%), mantenendo inalterata la casistica e riducendo
la durata media della degenza, passata da 12 a 10 giorni.
Infine, quali sviluppi per il prossimo futuro?
Nell’ottica collaborativa ricordata all’inizio, abbiamo
in progetto di aprire il sistema a tutti gli operatori dell’azienda,
in modalità lettura. Il personale, grazie a un’intensa
attività di formazione, conosce il tema del controllo di gestione,
quindi è in grado di apprezzare e utilizzare al meglio le
analisi. Al momento, i report sono stati pensati in modalità statica,
ma con delle possibilità di vedere, con una capacità di
dettaglio approfondita, il singolo dato o i dati aggregati a livello
di dipartimento o della singola tipologia di ricovero. Tra le analisi
più consultate spiccano i report relativi ai consumi, sia
le schede di sintesi (per confrontare ad esempio i dati rispetto
all’anno precedente) che di dettaglio (ad esempio andando a
effettuare analisi sui consumi dei farmaci). Il prossimo passo sarà quello
di introdurre report dinamici. Infine, abbiamo in programma di implementare
un sistema di data warehousing e di rafforzare il sistema di risk
management.
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