Un nuovo approccio alla cost allocation, utilizzando strumenti
in grado di effettuare analisi per prodotto, canale e centro di responsabilità.
I risultati? Una migliore allocazione delle risorse, il ridisegno
dei processi, e soprattutto la possibilità di attingere
le informazioni da un database profilato, che armonizza
i dati e li rende analizzabili.
E’ il senso dell’esperienza che UniCredit
Banca, l’istituto
dedicato al mercato retail nell’ambito del Gruppo UniCredit,
ha realizzato in collaborazione con SAS. Sviluppato a partire dal 2003,
all’indomani della ristrutturazione del Gruppo in quattro macro-divisioni
(Retail, Corporate, Private & Asset Management e New Europe) attuata
tramite il progetto S3, il nuovo modello di cost allocation è stato
realizzato per gestire al meglio la complessità tipica di un
grande gruppo bancario e armonizzare l’analisi dei costi con
il contesto di riferimento. In effetti, in quel periodo di trasformazione,
l’istituto
iniziò ad attuare una serie di cambiamenti e ottimizzazioni.
In particolare, dal top management di UniCredit Banca venne richiesto
alla
direzione Pianificazione & Risk Management di valutare se i 2,5
miliardi di costi, utilizzati allora per servire i clienti, fossero
davvero spesi
al meglio e allocati correttamente in funzione dei prodotti offerti.
In sostanza, si trattava di analizzare la composizione dei costi di
UniCredit Banca e le priorità di business. I manager, sulla
base di queste indicazioni, hanno così cambiato punto di vista,
iniziando un’analisi
che ha condotto a una nuova definizione della cost Allocation.
“Il
controllo dei costi, spiega Massimiliano Marta, della direzione Pianificazione & Risk
Management di UniCredit Banca, è una delle attività di
pertinenza della direzione Pianificazione. Purtroppo, la metodologia
che utilizzavamo prima dell’introduzione del nuovo sistema non
forniva una ragione chiara del perché la banca stesse spendendo.
Se la nostra mission è fornire servizi di qualità a quasi
6 milioni di clienti, è indispensabile capire non solo la redditività lorda,
ma anche il costo necessario per fornire il servizio stesso. Inoltre
bisogna considerare che la banca raggiunge i suoi clienti attraverso
una rete di punti vendita, ognuno dei quali presenta una differente
struttura di costi e ricavi. Per effettuare comparazioni era quindi
necessario
considerare la gestione di entrambe le leve”.
Un nuovo approccio
UniCredit Banca ha pertanto affiancato all’approccio di tipo contabile
un nuovo approccio di tipo gestionale. “L’approccio gestionale,
prosegue Marta, rileva i costi secondo la loro destinazione, con riferimento
ai diversi oggetti di costo: prodotti, clienti, canali, ecc. Inoltre
fornisce informazioni circa le modalità d’impiego delle
risorse relative ai processi di produzione e distribuzione. Infine scinde
la responsabilità di chi acquisisce le risorse da quella di chi
le consuma. In sostanza, la nuova metodologia utilizzata integra
la verifica costante del controllo del budget”. Oggi,
grazie all’analisi
sui dati effettuata da SAS, UniCredit è in grado di conoscere
il cost/income della banca e dei suoi vari segmenti di clientela. "In
sostanza, conoscendo e padroneggiando le variabili Produzione, Distribuzione
e Gestione (ossia le tre principali dimensioni dell'analisi), è possibile
scegliere su quale famiglia di costi focalizzare lo studio. Il tutto
attingendo al data warehouse SAS".
L'archivio digitale dei costi
Un punto importante per il successo del progetto di cost allocation è rappresentato
senz’altro dal coinvolgimento delle strutture aziendali. “Quando
si è trattato di definire l’analisi dei costi, sostiene
Roberto Pisaneschi della direzione Pianificazione & Risk Management
di UniCredit Banca, tutti i fornitori di informazioni, direzione personale,
direzione commerciale, direzione organizzazione, Ugis/Upa, cost control
holding e lo stesso controllo di gestione sono stati coinvolti. Insieme
a loro abbiamo prodotto l’archivio digitale dei costi. Tutte
le persone coinvolte hanno così sposato pienamente la metodologia
proposta, e anche nei mesi successivi hanno indicato input e correttivi,
collaborando all’attività di fine tuning del sistema”.
Da un punto di vista architetturale, alle procedure legacy e ai sistemi
di sintesi esistenti sono stati successivamente aggiunti un motore di
calcolo che genera tabelle di costi unitari e, come si è visto,
l’archivio gestionale dei costi. “Per ogni prodotto identificato,
fa notare Marta, UniCredit Banca sa quanto, a livello di costi, è di
pertinenza della produzione, della distribuzione o del governo”.
Soluzione end-to-end
Il progetto di cost allocation si è inizialmente basato su un
motore prototipale, sviluppato funzionalmente e operativamente da parte
della direzione Pianificazione & Risk Management. Successivamente,
però, è nata l’esigenza di utilizzare una soluzione
specifica: “Con SAS, prosegue Marta, siamo
infatti passati da un prototipo a un prodotto industriale, una soluzione
end-to-end in grado
di reperire il dato e armonizzarlo con il contesto. Un progetto di questa
portata, reso industriale da SAS, ci fornisce la capacità di recepire
il modello di controllo, con le sue tante articolazioni; gestire le diverse
regole di allocazione; arrivare a ottenere il costo di prodotto attraverso
un processo regolamentato e definito”. Un ruolo importante, quello
delle macchine, che però ben si combina con quello del personale
It specializzato, che è chiamato a operare nel sistema senza troppa
difficoltà. “Il nuovo modello di cost allocation
oggi funzionante in UniCredit Banca, conclude Pisaneschi, ottimizza
il ritorno degli investimenti;
la flessibilità della piattaforma applicativa utilizzata, inoltre,
semplifica le attività di personalizzazione e risponde bene alle
necessità di adattamento alle mutevoli necessità operative
della banca. Si arriva così a una drastica riduzione del rischio
dell’investimento, riuscendo nel contempo a massimizzare il Roi
delle spese già effettuate”.
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