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Terapia antitrombotica per la prevenzione dell’ictus in pazienti con fibrillazione atriale: dati dallo studio GISSI-AF

University ChallengeGlauco Cappellini | Università degli Studi di Milano-Bicocca (21/09/2011)
Corso di Laurea Magistrale Biostatistica e Statistica Sperimentale
Relatore: prof.Giovanni Corrao
Correlatore: dott.ssa Simona Barlera

La fibrillazione atriale è una aritmia cardiaca caratterizzata da attività elettrica caotica degli atri che induce un'irregolare contrazione ventricolare, parzialmente inefficace ai fini della propulsione del sangue. Si stima che soltanto in Italia tale patologia colpisca circa 500.000 persone e con il progressivo invecchiamento della popolazione tali stime siano destinate ad aumentare. La fibrillazione atriale è un potente e ben noto fattore di rischio per eventi tromboembolici e per ciò implica un trattamento farmacologico cronico scelto dal cardiologo sulla base del profilo di rischio individuale. L'obiettivo del presente studio è stato quindi di confrontare la distribuzione del rischio ottenuta con i due modelli di classificazione maggiormente diffusi e definire l'influenza dei fattori di rischio noti e delle caratteristiche aritmologiche dei pazienti sul tipo di terapia somministrato.

Per far ciò sono stati utilizzati i dati di 1442 pazienti randomizzati nell'ambito di un grande studio clinico nazionale e i pacchetti software BASE SAS e SAS/GRAPH. Dall'analisi è emerso che con entrambi gli schemi di classificazione del rischio utilizzati circa il 45% dei pazienti è risultato non trattato secondo linee guida. Inoltre la presenza di ricorrenze di fibrillazione atriale è risultata il fattore che più ha influenzato la scelta terapeutica in entrambi i modelli statistici utilizzati (analisi di sopravvivenza e analisi mediante modelli lineari generalizzati).

Infine entrambi gli schemi di classificazione del rischio utilizzati hanno mostrato delle performance mediocri in termini di valore predittivo per l'occorrenza di eventi tromboembolici, ma l'aggiunta della variabile "almeno una ricorrenza di fibrillazione atriale" potrebbe aumentare il loro valore discriminatorio. Sono quindi necessari ulteriori studi al fine di determinare uno score di rischio di maggior efficacia clinica.