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Modelli di previsione
del 'churn' per l'internet banking.
Paolo Picchizzolu, Facoltà di Economia
Relatore: prof. Paolo Giudici
Con il termine 'churn' si vuole indicare il comportamento
di abbandono di un servizio da parte di un cliente. Questo termine che
nasce nel mondo internet per definire la disaffezzione verso gli internet
provider, trova comunemente uso nel mondo della telefonia mobile e in
molti ambiti di servizi legati al web.
Caratteristica comune di questi servizi è l'assenza di un canone e di
conseguenza di un atto esplicito e formale di cessazione del servizio. La differenza
in ambito bancario è l'impossibilità di formalizzare il momento
in cui il cliente può essere disattivato, infatti, questi servizi non
sono mai disattivabili unilateralmente ed è quindi fondamentale per
intraprendere l'analisi fornire una regola per assegnare lo stato di churner
al cliente inattivo. Questa regola deve ottemperare a due esigenze, una di
carattere formale che vuole il churn come uno stato assorbente da cui in cui
il cliente
non è più riattivabile,
e l'altro che incorpora esigenze di business legate alla rapidità di
segnalazione del churner per avere il tempo di mettere in azione programmi
di retention.
Queste due esigenze devono trovare la loro composizione nella scelta di un
intervallo di tempo di inattività trascorso il quale il cliente si definisce
churner.
L'analisi effettuata si è basata sullo studio contemporaneo di 2 modelli:
Il primo utilizza un modello di regressione logistica dove la variabile risposta è dicotomica
ed è volto alla previsione dei futuri churners a cui rivolgere campagne
di retention; il secondo si basa sulla tecnica dei cumulative logit che accetta
come variabili risposta variabili categoriche che nel nostro caso identificheranno
lo stato futuro assegnato in 'churn' 'informativo' e 'dispositivo'; questo
modello risponde all'esigenza di identificare clienti su cui attuare azioni
di up-selling.
Vale la pena sottolineare che le performance di entrambi i modelli si sono
rivelate molto buone, con un misclassification rate medio del 14% per il primo
e 26% per il secondo.
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| SAS Academic |
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